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L'oggetto della donazione

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Guida sulle donazioni
Per quanto concerne l'oggetto della donazione, il donante ha facoltà di scegliere qualunque bene appartenga al suo patrimonio al tempo della stipula del contratto medesimo (fatta salva, ovviamente, l'eventuale azione di riduzione che l'erede può esperire quale mezzo di impugnazione nelle donazioni ritenute lesive dei diritti legittimari).
È da precisare che, mentre per i beni futuri è lo stesso codice civile, all'art. 771, a sancire espressamente il divieto de quo, a pena di nullità dell'atto nella parte relativa, a meno che non si tratti di frutti non ancora separati, per i beni altrui la legge non ha contemplato una norma specifica, tanto che parte della dottrina, in analogia a quanto previsto per la vendita e in aderenza al principio generale di libertà negoziale (ex art. 1322 c.c.), ammette la possibilità, a certe condizioni, di dedurre in un contratto di donazione anche un bene altrui.
La tesi negativista, invece, seguendo l'interpretazione letterale della norma che statuisce la donazione dei soli beni presenti del donante, estende il divieto della donazione di beni futuri anche alla donazione di cosa altrui, poiché al pari dei primi, anche tali beni non fanno parte del patrimonio del disponente al momento del compimento dell'atto traslativo. La ratio sottesa agli istituti in parola sarebbe la medesima, con la differenza che nella fattispecie di beni futuri gli stessi non sono presenti perché ancora non esistenti in rerum natura, mentre le cose altrui non appartengono alla sfera patrimoniale del donante poiché di proprietà di un terzo. La tesi positivista, invece, interpreta il silenzio del legislatore in senso affermativo poiché - oltre alla differenza ontologica ravvisata nei due tipi di beni (analogamente alla struttura giuridica separata individuata dal legislatore per la vendita di bene futuro e di cosa altrui, ex artt. 1472 e 1478 c.c.) - nella donazione di cosa altrui, l'eccesso di prodigalità che costituisce la ratio del divieto di donazione di cose future si riduce notevolmente di portata, essendo controbilanciato dalla libertà di autodeterminazione contrattuale, tutelata dalla Carta costituzionale e, dunque, non assoggettabile a limitazioni dispositive non previste espressamente dal legislatore.
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