Assegno di mantenimento: la morte del coniuge obbligato e i diritti successori

Morte del coniuge obbligato al mantenimento e diritti successori



Il diritto all'assegno di mantenimento si estingue nel momento della morte del coniuge obbligato a versarlo. Tuttavia, sia in caso di separazione che di divorzio, il coniuge beneficiario ha la possibilità di godere, sul piano successorio, di altre forme di tutela previste ex lege.

Eredità e assegno successorio


In materia di diritti successori, l'art. 548 c.c. introduce una vera e propria riserva di legge a favore del coniuge separato (consensualmente e giudizialmente senza addebito di separazione), disponendo che lo stesso, ai sensi del secondo comma di cui all'art. 151 c.c., ha gli stessi diritti successori di quello non separato. Il coniuge beneficiario cui è stata addebitata la separazione con sentenza passata in giudicato, invece, ha soltanto diritto, in base al secondo comma dell'art. 548, ad un assegno vitalizio, commisurato alle sostanze ereditarie e alla qualità e al numero degli eredi legittimi, se al momento dell'apertura della successione godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto. La medesima disposizione si applica nel caso in cui la separazione sia stata addebitata ad entrambi i coniugi.
Anche il coniuge divorziato percettore dell'assegno, pur perdendo in ragione della cessazione del rapporto di coniugio la qualità di successore legittimo e di erede legittimario ex art. 536 c.c., ha diritto a rivalersi sull'eredità dell'ex compagno scomparso. L'art. 9-bis della legge n. 898/1970 dispone, infatti, che al coniuge superstite a cui è stato riconosciuto il diritto alla corresponsione periodica di somme di denaro a norma dell'art. 5, il tribunale, dopo il decesso dell'obbligato, possa attribuire un assegno periodico a carico dell'eredità. I presupposti affinchè la richiesta dell'"assegno successorio" possa essere legittimamente avanzata sono: la titolarità del diritto all'assegno divorzile e lo stato di bisogno, da intendersi come incapacità a soddisfare i bisogni primari essenziali.
La valutazione è comunque rimessa al giudice, il quale, in ordine al quantum, per espresso disposto dell'art. 9-bis, dovrà tenere conto nella relativa determinazione: dell'importo dell'assegno divorzile, dell'entità del bisogno, dell'eventuale presenza di La pensione di reversibilità, della consistenza delle sostanze ereditarie, del numero e della qualità degli eredi e delle loro condizioni economiche.
Su accordo delle parti, la corresponsione dell'assegno successorio può avvenire in un'unica soluzione, mentre non è contemplato qualora gli obblighi patrimoniali previsti dall'art. 5 siano stati soddisfatti secondo il disposto di cui al comma 8 dello stesso articolo.
Ad ogni modo, il diritto decade qualora il beneficiario passi a nuove nozze o cessi lo stato di bisogno, sebbene, in caso di risorgenza dello stesso, l'assegno possa essere nuovamente attribuito.

La pensione di reversibilità


Ex art. 9, comma 2, della l. n. 898/1970 l'ex coniuge ha diritto a percepire in caso di morte dell'altro coniuge la La pensione di reversibilità.
Tale diritto sorge automaticamente, purchè il coniuge superstite non sia passato a nuove nozze, sia titolare di un assegno di mantenimento ai sensi dell'art 5 e il rapporto di lavoro da cui trae origine il trattamento pensionistico sia anteriore alla pronunzia di scioglimento del matrimonio.
In presenza di un coniuge superstite (laddove il de cuius si sia risposato) all'ex coniuge spetterà solo una quota della pensione suddivisa con l'altro beneficiario. L'ammontare dell'assegno spettante ad entrambi i contitolari viene stabilito dal giudice con apposita sentenza, tenendo conto principalmente della durata del matrimonio di ciascuno, per come disposto dal comma 3, dell'art. 9. Tuttavia, secondo la sentenza della Corte Costituzionale n. 419/99, il criterio della durata temporale non può essere l'unico da seguire per la ripartizione tra il coniuge superstite e l'ex coniuge, ma vanno presi altri elementi in considerazione (come, ad esempio, le condizioni economiche degli aventi diritto).
Infine, il diritto alla La pensione di reversibilità del de cuius pacificamente spettante al coniuge superstite separato consensualmente, è stato esteso, a seguito dell'intervento della Corte Costituzionale con sentenza n. 286/1987, al coniuge separato giudizialmente con addebito, eliminando così la discriminazione sussistente rispetto al trattamento previdenziale previsto per il coniuge divorziato. Pertanto, la giurisprudenza di legittimità, uniformandosi alla pregressa statuizione della Consulta, ha affermato che "anche il coniuge separato per colpa o con addebito della separazione, in quanto equiparato sotto ogni profilo al coniuge superstite (separato o non), può richiedere la La pensione di reversibilità, atteso che a questi fini opera in suo favore la presunzione legale di vivenza a carico del lavoratore al momento della morte" (Cass. n. 4555/2009), poiché la ratio della tutela previdenziale è quella di garantire, in seguito alla situazione di bisogno determinatasi per i familiari viventi a carico del pensionato defunto conseguente al fatto naturale dell'evento morte, la continuità del sostentamento per i superstiti, non rilevando, pertanto, la circostanza che il coniuge defunto, in ragione dell'addebito, non fosse tenuto a versare in concreto l'assegno di mantenimento o alimentare.
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