Appalto - Nozione e considerazioni introduttive

(A cura di: Avv. Valeria Zatti)

Il codice civile dedica all'appalto un'articolata disciplina contenuta nel capo VII, del titolo III dedicato ai singoli contratti, all'interno del libro IV “delle obbligazioni”, dagli artt. 1655 al 1677, ferma restando la tendenziale applicabilità delle norme dettate per i contratti in generale.

Ex art. 1655 c.c., l'appalto è il contratto con il quale una parte (appaltatore) assume il compimento di un'opera o di un servizio su incarico di un committente (a volte detto anche “appaltante”) e verso un corrispettivo in danaro, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio. 

Elementi distintivi

Come si evince chiaramente dalla definizione codicistica, l'appalto è un contratto consensuale e a titolo oneroso, avente ad oggetto il compimento di un'opera o di un servizio.

Parti contrattuali necessarie sono il committente (o appaltatore), ovvero il soggetto che affida l'esecuzione dell'opera o del servizio, e l'appaltatore, ossia colui il quale assume tale obbligo. 

Due sono gli elementi distintivi principali del contratto d'appalto: l'organizzazione dei mezzi necessari e l'assunzione del rischio da parte dell'appaltatore. 

Il primo è rappresentato dalla necessità che l'organizzazione dei mezzi necessari sia predisposta dall'appaltatore. Quest'ultimo è, di regola, un “imprenditore”, secondo la nozione tecnica delineata dall'art. 2082 del codice civile, in base al quale tale qualifica spetta solo a chi esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi. Per essere, oltre che imprenditore, anche appaltatore, costui deve gestire l'organizzazione dei mezzi necessari, nel senso che a lui compete la direzione dei lavoratori alle proprie dipendenze, senza che il committente possa interferire nelle modalità concrete di svolgimento del lavoro stesso.

L'organizzazione deve essere intesa non come un insieme di capitali, macchine, attrezzature e prestazioni di lavoro, bensì come combinazione dei menzionati fattori produttivi. I mezzi, peraltro, possono anche non essere di proprietà dell'appaltatore, purché tale circostanza sia dedotta in contratto. 

L'altro elemento indefettibile per aversi appalto in senso proprio è l'assunzione del rischio d'impresa da parte dell'appaltatore medesimo, in quanto questi sarà tenuto a rispondere del risultato finale davanti al committente.

Quanto al requisito formale, in linea di principio, il contratto di appalto è a forma libera, non essendo soggetto ad alcun vincolo (Cass. n. 9077/2003). 

Tuttavia, vi sono tre ipotesi in cui l'appalto debba necessariamente rivestire la forma scritta ad substantiam: per espressa previsione di legge (artt. 237, 238 e 852 cod. nav.) per l'appalto relativo alla costruzione di navi o aeromobili; per gli appalti pubblici (così come per tutti i contratti in cui sia parte l'amministrazione pubblica); per gli appalti tra privati in cui la realizzazione dell'opera preveda anche il trasferimento della titolarità di diritti reali su beni immobili (art. 1325 c.c.). 

Il subappalto

Una caratteristica tipica dell'appalto (che, almeno sotto tale profilo, accomuna tale istituto al rapporto di lavoro) è la particolare rilevanza che riveste la persona dell'appaltatore.

La dottrina, in proposito, parla di c.d. intuitus personae, per indicare il vincolo fiduciario che sussiste tra le parti.

Conseguenza di tale fiducia è, tra l'altro, il divieto di effettuare una sostituzione non autorizzata del soggetto obbligato: ferma restando la facoltà del committente di consentirlo, dunque, il subappalto è vietato.

  Cenni sull'appalto pubblico »
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