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Guida legale sull'appalto - Cenni sull'appalto pubblico

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L'istituto degli appalti pubblici, ovvero dei contratti posti in essere da un soggetto pubblico o aventi ad oggetto la realizzazione di opere o servizi pubblici, non trova il suo cardine nella disciplina codicistica (che trova applicazione nel campo degli appalti tra privati), ma nella legislazione speciale.

Pertanto, ai fini della presente trattazione, giova solamente accennare ai criteri di massima che hanno orientato il legislatore nel dettare la normativa di settore in materia, talmente articolata da costituire ormai una vera e propria branca del diritto pubblico. 

La complessa disciplina della contrattazione pubblica è stata ricondotta ad unità ad opera del d. lgs. n. 163/2006 (c.d. “Codice degli appalti”), emanato in attuazione delle direttive comunitarie 2004/17/CE e 2004/18/CE e già oggetto di diverse modifiche, tra cui rilevano da ultimo quelle apportate dal d.l. n. 70/2011 (c.d. “decreto sviluppo”) e dal d.l. n. 52/2012 (sulla spending review), nonché di pronunce della Corte Costituzionale. 

L'ampio e articolato corpus normativo (257 articoli suddivisi in cinque parti) ha provveduto ad armonizzare la gran parte della stratificata e molteplice legislazione esistente, a livello nazionale e comunitario, recependo anche gli orientamenti dottrinali e giurisprudenziali in materia, con l'obiettivo di disciplinare in modo uniforme il settore dei contratti pubblici, ovvero di tutti quei contratti “delle stazioni appaltanti, degli enti aggiudicatori e dei soggetti aggiudicatori, aventi per oggetto l'acquisizione di servizi, prodotti, lavori e opere” (art. 1, d.lgs. n. 163/2006). 

Ad accomunare le varie tipologie contrattuali, in cui il committente è un soggetto o ente pubblico (in questi casi, il termine più usato è quello, appunto di “stazione appaltante”) è il fine ultimo del perseguimento dell'interesse pubblico. 

A tale scopo, le disposizioni in esame prescrivono complesse procedure (c.d. "di evidenza pubblica") e modalità di selezione volte a consentire che, attraverso la trasparenza e l'imparzialità dell'attività amministrativa (come sancito dall'art. 97 della Costituzione), la scelta ricada sul concorrente che assicuri la realizzazione dell'opera o del servizio alle migliori condizioni di mercato. La ricerca dell'impresa in grado di presentare l'offerta più conveniente, tenuto conto di una molteplicità di parametri, compresi quelli di affidabilità dell'azienda medesima, è bilanciata e contemperata, tuttavia, dall'esigenza di garantire, al tempo stesso, anche la qualità dell'opera ovvero del servizio. 

Difatti, l'art. 2 del decreto si preoccupa di sancire i principi che devono sottostare all'affidamento e all'esecuzione di opere e lavori pubblici, servizi e forniture, il quale “deve garantire la qualità delle prestazioni e svolgersi nel rispetto dei principi di economicità, efficacia, tempestività e correttezza; l'affidamento deve altresì rispettare i principi di libera concorrenza, parità di trattamento, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità, nonché quello di pubblicità con le modalità indicate nel presente codice”.

Il successivo comma 4 dello stesso articolo rinvia, per quanto non espressamente previsto nel codice degli appalti, alle disposizioni stabilite dal codice civile.

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