L'udienza preliminare

Indice della guida
A cura di: Avv. Francesca Romanelli, Avv. Silvia Vagnoni e Avv. Enrico Leo

L’UDIENZA PRELIMINARE viene fissata dal Giudice dell’udienza preliminare (G.U.P.) entro 5 giorni dal deposito della richiesta del P.M.. Tra la data di deposito della richiesta e la data dell’udienza non può intercorrere un termine superiore a 30 giorni (art. 418 c.p.p.).

Almeno 10 giorni prima dell’udienza il G.U.P. (art. 419 c.p.p.):

- fa notificare all’imputato e alla persona offesa l’avviso del giorno, ora e luogo dell’udienza, con la richiesta di rinvio a giudizio formulata dal P.M. e con l’avvertimento all’imputato che non comparendo sarà giudicato in contumacia;

- fa comunicare al P.M. l’avviso dell’udienza con l’invito a trasmettere la documentazione relativa alle indagini eventualmente espletate dopo la richiesta di rinvio a giudizio;

- fa notificare al difensore dell’imputato l’avviso dell’udienza con l’avvertimento della facoltà di prendere visione degli atti e delle cose trasmessi dal P.M. e di presentare memorie e produrre documenti;

- fa notificare l’ordine di citazione del responsabile civile e della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria.

Qualora l’imputato rinunci all’udienza preliminare presentando la richiesta di giudizio immediato almeno 3 giorni prima della data in cui dovrebbe tenersi tale udienza, il Giudice deve emettere il decreto di giudizio immediato (art. 455 c.p.p.).

Svolgimento dell’udienza: l’udienza si svolge in camera di consiglio con la partecipazione necessaria del P.M. e del difensore dell’imputato.

Prima di aprire la discussione il G.U.P. provvede agli accertamenti relativi alla costituzione delle parti ordinando la rinnovazione degli avvisi, delle citazioni, delle comunicazioni e delle notificazioni di cui dichiara la nullità" (art. 420 c.p.p.); "dispone, anche d’ufficio, che sia rinnovato l’avviso dell’udienza preliminare (…) quando è provato o appare probabile che l’imputato non ne abbia avuto effettiva conoscenza" (art. 420 bis c.p.p.); rinvia, anche d’ufficio, ad una nuova udienza nel caso di assenza dell’imputato "dovuta ad assoluta impossibilità di comparire per caso fortuito, forza maggiore o altro legittimo impedimento" e dispone che sia rinnovato l’avviso all’imputato (art. 420 ter c.p.p.); rinvia ad una nuova udienza nel caso di assenza del difensore "dovuta ad assoluta impossibilità di comparire per legittimo impedimento, purché prontamente comunicato"(art. 420 ter c.p.p.); dichiara la contumacia dell’imputato che non sia comparso e non abbia manifestato un’esplicita rinuncia a comparire (art. 420 quater c.p.p.).

Quindi il G.U.P. dichiara aperta la discussione. Il P.M. "espone sinteticamente i risultati delle indagini preliminari e gli elementi di prova che giustificano la richiesta di rinvio a giudizio. L’imputato può rendere dichiarazioni spontanee e chiedere di essere sottoposto all’interrogatorio (…). Prendono poi la parola, nell’ordine, i difensori della parte civile, del responsabile civile, della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e dell’imputato che espongono le loro difese. Il P.M. e i difensori possono replicare una sola volta". Dopodichè formulano e illustrano le rispettive conclusioni" (art. 421 c.p.p.).

A questo punto il G.U.P. può:

- dichiarare chiusa la discussione se "ritiene di poter decidere allo stato degli atti" (art. 421 c.p.p.) pronunciando:

* sentenza di non luogo a procedere quando sussiste una causa di estinzione del reato, manca una condizione di procedibilità, il fatto non è previsto dalla legge come reato, non sussiste, l’imputato non lo ha commesso o non costituisce reato nonché quando "gli elementi acquisiti risultano insufficienti, contraddittori o comunque non idonei a sostenere l’accusa in giudizio" (art. 425 c.p.p.). Il G.U.P. dà immediata lettura della sentenza in udienza e la deposita in cancelleria ove le parti possono estrarne copia. Contro la sentenza possono proporre ricorso in Cassazione il P.M., la parte civile e l’imputato, quest’ultimo tranne nei casi in cui sia stato dichiarato che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso (art. 428 c.p.p.).

Qualora successivamente alla pronuncia della sentenza di non luogo a procedere sopravvengano o si scoprano "nuove fonti di prova che, da sole o unitamente a quelle già acquisite, possono determinare il rinvio a giudizio", il G.I.P., su richiesta del P.M., dispone la revoca della sentenza (art. 434 c.p.p.). Nella propria richiesta il P.M. indica le nuove fonti di prova e richiede il rinvio a giudizio "se queste sono già state acquisite" o la riapertura delle indagini se queste "sono ancora da acquisire" (art. 435 c.p.p.);

* decreto che dispone il giudizio quando sussistano a carico degli imputati elementi idonei a sostenere un’accusa in giudizio (art. 429 c.p.p.). In questo caso viene formato il fascicolo per il dibattimento (art. 431 c.p.p.) contenente quegli atti compiuti durante le indagini preliminari che siano utilizzabili dal giudice dibattimentale.

- indicare al P.M. ulteriori indagini da compiere qualora ritenga quelle svolte incomplete (art. 421 bis c.p.p.);

- "disporre, anche d’ufficio, l’assunzione delle prove delle quali appare evidente la decisività ai fini della sentenza di non luogo a procedere" (art. 422 c.p.p.).

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