Opposizione alla richiesta di archiviazione. Iter, forma, motivi di inammissibilità.

Guida di procedura penale

Al termine delle indagini preliminari, il pubblico ministero è tenuto ad esprimersi sulla fondatezza della notitia criminis valutando, ai sensi dell'art. 125 disp. att. c.p.p., l'idoneità degli elementi raccolti a sostenere l'accusa in giudizio. 

Qualora tale valutazione abbia esito negativo, il pubblico ministero formula ex art. 408 c.p.p. una richiesta di archiviazione da presentare al giudice per le indagini preliminari unitamente al fascicolo contenente la notizia di reato, la documentazione relativa alle indagini effettuate e i verbali degli atti compiuti dinanzi al g.i.p. 

Se la persona offesa, nella notizia di reato (con la presentazione della denuncia-querela) o successivamente (ma comunque non più tardi della trasmissione della richiesta di archiviazione al g.i.p.), ha dichiarato di voler essere informata circa l'eventuale archiviazione, il pubblico ministero deve altresì provvedere a notificarle l'avviso della suddetta richiesta precisando che, nel termine di dieci giorni, la medesima persona offesa può prendere visione degli atti e presentare opposizione con richiesta motivata di prosecuzione delle indagini preliminari.

L'inosservanza del termine indicato per la presentazione dell'opposizione non comporta decadenze per la persona offesa, purchè l'opposizione stessa venga presentata prima della pronuncia del g.i.p. sull'ammissibilità o meno della richiesta di archiviazione. Vale, tuttavia, la seguente precisazione: mentre l'opposizione tempestiva va depositata nella segreteria del p.m., l'opposizione tardiva va depositata nella cancelleria del g.i.p. 


In ogni caso, l'opposizione alla richiesta di archiviazione deve contenere, a pena di inammissibilità, gli elementi indicati dall'art. 410 c.p.p. e, più precisamente, l'oggetto dell'investigazione suppletiva e i relativi elementi di prova. Il requisito delle investigazioni suppletive, in particolare, può essere assolto non soltanto attraverso l'indicazione di investigazioni nuove e quindi fino a quel momento non svolte, ma anche attraverso l'indicazione di investigazioni integrative e quindi, benchè svolte, da approfondire. Ciò significa, ad esempio, che la persona offesa può sempre indicare nuovi testimoni, ma anche che può richiedere che vengano sentiti quelli già ascoltati, indicando eventuali circostanze diverse sulle quali raccogliere le informazioni. In questo senso, appare evidente come l'opposizione non assolva unicamente la funzione di assicurare il diritto di difesa della persona offesa, ma miri altresì a stimolare il controllo della magistratura giudicante sull'operato di quella requirente.

Il giudice, d'altra parte, esercita il proprio controllo anche sull'ammissibilità dell'opposizione: se non ravvisa la sussistenza dei requisiti contenutistici di cui all'art. 410 c.p.p. e ritiene la notizia di reato infondata, dispone con decreto motivato l'archiviazione del procedimento e restituisce gli atti al p.m. Al contrario, quando l'opposizione è ritenuta ammissibile, il giudice fissa un'udienza in camera di consiglio della quale vengono avvisati p.m., persona sottoposta alle indagini e persona offesa al cui termine deciderà con ordinanza se disporre la prosecuzione delle indagini (fissando il termine indispensabile per il loro adempimento) ovvero ordinare la formulazione del capo di imputazione.
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