Il giudizio direttissimo

Indice della guida
A cura di: Avv. Francesca Romanelli, Avv. Silvia Vagnoni e Avv. Enrico Leo

Il giudizio direttissimo:

Questo rito speciale (art. 449 c.p.p.p) si contraddistingue per la mancanza dell’udienza preliminare e la celebrazione diretta del dibattimento.

Non ha carattere premiale in quanto l’imputato non ottiene alcuno sconto di pena.

Si ricorre al giudizio di direttissimo in casi in cui vi è una particolare evidenza della prova, ovvero:

quando una persona sia stata arrestata in flagranza di reato;

quando l’arresto in flagranza di reato è stato già convalidato;

quando l’imputato, anche in stato di libertà, ha reso confessione;

quando si procede per i reati di cui all’art. 12 bis D.L. 306/92 (armi e esplosivi);

quando l’imputato è processato per reati inerenti le violenze commesse durante le competizioni sportive.

La richiesta del giudizio direttissimo proviene dal PM che, nel caso di arresto in flagranza non convalidato, può presentare l’imputato direttamente davanti al giudice del dibattimento per ottenere la convalida dell’arresto e il contestuale giudizio entro quarantotto ore dall’arresto; nel caso di arresto in flagranza già convalidato la richiesta va presentata non oltre il termine di gg. 15 dall’arresto e, nell’ipotesi di imputato libero, dall’iscrizione del suo nome nel registro delle notizie di reato.

Il giudizio direttissimo si svolge secondo le sue regole generali previste per il dibattimento agli art. 470 c.p.p. e ss., salvo che l’imputato non faccia richiesta di rito abbreviato o di patteggiamento.

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