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Lesioni personali colpose

Lesioni personali colpose: guida legale al reato previsto e punito dall'art. 590 c.p.
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Guida di diritto penale

Il reato di lesioni personali colpose

 

Il reato di lesioni personali colpose è disciplinato nell’ordinamento dall’art. 590 c.p., il quale stabilisce che “chiunque cagiona ad altri, per colpa, una lesione personale è punito con la reclusione fino a tre mesi o con la multa fino a trecentonove euro”.

Rispetto al reato di cui all’art. 582 c.p., la lesione personale colposa di cui all’art. 590 c.p., si differenzia in virtù dell’elemento soggettivo, considerato che nel primo viene richiesto il dolo generico o eventuale, mentre nel secondo, il responsabile risponde a titolo di colpa.

In questa pagina: Il reato di lesioni personali colpose | Bene giuridico tutelato e soggetti del reato | Elemento oggettivo | Le lesioni lievi, gravi e gravissime | Elemento soggettivo | Le circostanze aggravanti | Aspetti procedurali

Bene giuridico tutelato e soggetti del reato

Analogamente al reato di cui all’art. 582 c.p., ad essere protetto con la norma de qua è specificamente il bene giuridico della vita e dell’incolumità individuale (Cass. n. 46441/2012; Cass. n. 35773/2001), intesa nel senso della salvaguardia dell’integrità psicofisica della persona e della tutela del bene “salute” costituzionalmente rilevante (Cass. n. 2437/2008), nonché il conseguente interesse dello Stato all’incolumità dei suoi consociati.

Quanto ai soggetti, trattandosi di reato comune, “chiunque” può essere il soggetto attivo del reato, mentre il soggetto passivo è la persona cui è cagionata la lesione (o malattia).

 

Elemento oggettivo

Trattasi di reato di danno che si consuma nel momento in cui si verifica la lesione personale colposa, ovvero la malattia nel corpo e nella mente, cagionata ad altri con una condotta, da parte dell’agente, inosservante delle regole cautelari.

L’art. 590 c.p. prende in considerazione tre figure di lesioni personali colpose (lievi, gravi e gravissime) che costituiscono fattispecie autonome di reato comune, a forma libera e di danno, che si differenziano in base alla diversa intensità dell’elemento soggettivo e al livello di gravità delle lesioni prodotte.

Il denominatore comune rimane la lesione personale, dalla quale derivi una malattia nel corpo e nella mente, ricomprendendosi nella nozione di malattia, non “tutte le alterazioni di natura anatomica, che possono anche mancare, bensì solo quelle alterazioni da cui deriva una limitazione funzionale o un significativo processo patologico ovvero una compromissione delle funzioni dell’organismo, anche non definitiva, ma comunque significativa” (Cass. n. 40428/2009).

 

Le lesioni lievi, gravi e gravissime

L’art. 590 c.p. distingue tra lesioni lievi, gravi e gravissime.

Le lesioni colpose lievi (che comprendono anche le lesioni lievissime di cui all’art. 582 c.p.) sono quelle produttive di un processo patologico (malattia o incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni, ovvero l’impossibilità per il soggetto di svolgere le normali attività quotidiane) destinato ad una guarigione clinica non superiore ai 40 giorni, mentre le lesioni gravi, ai sensi dell’art. 583, 1° comma, c.p., si riscontrano quando dal fatto “deriva una malattia che metta in pericolo la vita della persona offesa, ovvero una malattia o una incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai 40 giorni»; o un “indebolimento permanente di un senso o di un organo”.

Nel primo caso la pena, ex art. 590 c.p., è la reclusione fino a tre mesi o la multa fino a 309 euro, nel secondo la pena è la reclusione da uno a sei mesi, o la multa da 123 euro a 619 euro.

Le lesioni colpose gravissime infine, punite ai sensi del secondo comma dell’art. 590 c.p., con la reclusione da tre mesi a due anni o con la multa da 309 a 1.239 euro, richiedono ex art. 583, 2 comma, c.p.: una malattia certamente o probabilmente insanabile; la perdita di un senso o di un arto, o una mutilazione che renda l’arto inservibile, ovvero la perdita dell’uso di un organo o della capacità di procreare, ovvero una permanente e grave difficoltà della favella”; la deformazione, ovvero lo sfregio permanente del viso”.

 

Elemento soggettivo

A differenza dell’ipotesi delittuosa di cui all’art. 582 c.p., l’elemento psicologico del reato ex art. 590 c.p. è rappresentato dalla colpa dell’agente nella verificazione dell’evento, ovverosia, quando l’evento, anche non voluto dallo stesso, si è verificato a causa di negligenza o imprudenza o imperizia ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline ai sensi dell’art. 43 c.p. (Gdp Bolzano, 8 novembre 2012).

Ne consegue che l’elemento soggettivo del reato di lesioni colpose “è integrato dalla mera inosservanza delle norme di prudenza e di diligenza a causa della quale resti provato l’evento dannoso” (Cass. n. 16695/2005).

La “colpa cosciente”, a differenza del dolo eventuale non consiste nella rappresentazione della concreta possibilità della realizzazione del fatto, con accettazione del rischio e volizione di esso, bensì nell’astratta possibilità della realizzazione del fatto, accompagnata dalla sicura fiducia (e non dalla volizione) che in concreto esso non si realizzerà (Cass. n. 28231/2009).

 

Le circostanze aggravanti

Costituiscono circostanze aggravanti del reato la violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.

In questi casi, per le lesioni colpose gravi la pena è della reclusione da tre mesi a un anno o della multa da euro 500 a euro 2.000, mentre per le lesioni colpose gravissime è della reclusione da uno a tre anni.

Per effetto delle modifiche operate dalla l. n. 102/2006 che ha inasprito le pene per i reati derivanti dalle violazioni delle norme sulla disciplina della circolazione stradale da parte di soggetti in stato di ebbrezza alcolica o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope, in simmetria con quanto previsto per l’omicidio colposo, sono state introdotte aggravanti anche per le lesioni colpose stradali commesse dai suddetti soggetti.

Ai sensi del novellato quarto comma dell’art. 590 c.p., pertanto, se dal fatto, commesso da persona in stato di ebbrezza alcolica o sotto effetto di stupefacenti o sostanze psicotrope, sono derivate lesioni gravi la reclusione è da sei mesi a due anni, mentre se le lesioni sono gravissime il trattamento sanzionatorio è la reclusione da un anno e sei mesi a quattro anni.

 

Aspetti procedurali

Il reato è perseguibile a querela della persona offesa e rientra nella competenza del Giudice di Pace, ex art. 4 d.lgs. n. 274/2000, salvo nei casi previsti nel primo e secondo capoverso della norma, “limitatamente ai fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all’igiene del lavoro che abbiano determinato una malattia professionale”.

In presenza di aggravanti, la competenza a decidere è del tribunale monocratico.

Arresto e fermo non sono consentiti, mentre le misure cautelari personali sono previste soltanto per le lesioni gravissime di cui all’art. 590, terzo comma, c.p.

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