Il processo del lavoro

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A cura di: Aldo Carpineti - (Indice della guida)

Il processo del lavoro

Il rito del lavoro ha avuto, a cominciare dal lontano 1893, una disciplina speciale, volta tendenzialmente a salvaguardare i diritti del lavoratore come parte più debole, attraverso l’abbreviazione dei tempi di esecuzione, allo scopo di evitare di far cadere nel nulla legittime aspettative di rapida risoluzione della controversia.

La legge 15 giugno 1893 n. 295 istituiva infatti un collegio di probiviri, nominati pariteticamente dagli imprenditori e dai lavoratori.

Durante il periodo fascista tale soluzione venne sostituita dalla istituzione della Magistratura del Lavoro, che ebbe, in momenti successivi, competenza nella risoluzione di controversie tanto di carattere collettivo quanto individuale.

Dall’attuale codice di procedura civile, nel 1942, il rito del lavoro venne invece regolato con le stesse forme del procedimento ordinario. Parziali modifiche si ebbero con leggi emanate nel 1966 e con lo Statuto dei Lavoratori.

Ma fu con la legge 11.8.1973 n. 533 che si ebbe la svolta definitiva, attraverso la previsione di un organo giudiziario di competenza specifica ed una procedura sostanzialmente diversa da quella relativa alle altre controversie civili. Con tale disposizione la materia venne assegnata ai Pretori del Lavoro, che furono, per così dire, estrapolati dal numero generale dei Pretori che operavano sul territorio nazionale.

La nota legge 19.2.1998 n. 51 aboliva la figura del Pretore e le cause civili che erano di competenza di questa figura venivano ridistribuite, a seconda del valore e della materia, fra il Giudice di Pace e il Tribunale in prima istanza. Di conseguenza, le cause del lavoro vengono oggi conosciute dal Tribunale del Lavoro in composizione monocratica. La disciplina del procedimento non subiva tuttavia modifiche di rilievo rispetto a quella prevista per il rito davanti al Pretore.

Caratteristica peculiare del procedimento è rappresentata dalla regola secondo cui il giudizio davanti al Tribunale del Lavoro deve essere preceduto da un tentativo di conciliazione esperito per via sindacale o amministrativa: nella prima ipotesi possono essere i rappresentanti di datori e lavoratori a percorrere la via stragiudiziale, nella seconda la questione viene portata davanti alla Commissione di Conciliazione istituita presso la Direzione Provinciale del lavoro (ex Ufficio Provinciale del Lavoro e della Massima Occupazione).

Il collegio sindacale e quello amministrativo non hanno il potere di decidere della controversia in un senso o nell’altro, ma il compito di adoperarsi per avvicinare le posizioni delle parti e ratificare l’accordo eventualmente intervenuto tra di esse.

La ratio dell’obbligatorietà del tentativo di conciliazione risiede, oltre che nella preferenza data dalla legge ad una soluzione che riunisca le posizioni contrastanti dei contendenti, anche nell’obiettivo di sgravare gli organi giudiziari di parte dei loro compiti in modo da renderli più agili e risolvere, almeno in parte, il problema dell’“ingolfamento” degli uffici giudiziari, conseguente al gran numero di ricorsi presentati. Nel caso in cui per la via conciliativa non venga raggiunto il risultato di ricomporre stragiudizialmente la vertenza, sarà emessa una nota di “mancato accordo” controfirmata da rappresentanti e rappresentati a seguito della quale l’una o l’altra parte potrà instaurare il giudizio davanti al Tribunale del Lavoro.

L’atto introduttivo ha, davanti al Tribunale, la forma del “ricorso”.

Caratteristica principale del rito del lavoro è l’“oralità”, in ragione della quale, dopo l’atto iniziale dell’una e dell’altra parte (ricorso e comparsa di risposta) che saranno depositatati come da prassi documentale tradizionale, il seguito del procedimento si svilupperà senza l’uso della forma scritta. Successivamente alla costituzione, dunque l’uno e l’altro difensore porteranno quindi a voce tutte le motivazioni a favore del proprio rappresentato. Il giudice, ascoltate le parti, emetterà nella medesima seduta la propria decisione pronunciando sentenza con lettura del dispositivo.

Secondo l’art. 409 c.p.c. come modificato dalla legge 533/1973 il procedimento del lavoro riguarda rapporti di lavoro subordinato privato, lavoro agricolo, di agenzia, rappresentanza e collaborazione c.d. parasubordinata (co.co.pro. etc.). In virtù del D.Lgs. 165/2001 anche per il pubblico impiego è stabilita la competenza del Tribunale del Lavoro: è questo uno dei passaggi principali attraverso i quali si è attuata la c.d. “privatizzazione” del lavoro pubblico.

In seconda istanza è competente la Corte d’Appello in composizione collegiale.

Aldo Carpineti (www.aldocarpineti.it -  aldocarpineti@aldocarpineti.it)
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