Il mobbing

Seguici su Facebook e su G. Plus

A cura di: Aldo Carpineti - (Indice della guida)

Con questo termine (dall’inglese = attaccare) si intende indicare il comportamento che possono tenere i datori di lavoro o chi li rappresenta o comunque i preposti, ma anche i colleghi, nei confronti di una o di più persone, tendente a danneggiarle moralmente, disturbarle nella loro quotidianità lavorativa ed eventualmente spingerle fuori dal gruppo. Il mobbing può essere attuato persino (ma molto più difficilmente e raramente) da gruppi di lavoratori nei confronti di un superiore.

Si tratta di pressioni psicologiche e fisiche che talvolta vengono poste in essere nei confronti di persone che possono risultare personalmente meno gradite di altre o comunque in possesso di una personalità non accetta o di una posizione in organigramma che si vorrebbe assegnare ad altri, o da diverse situazioni tali da suscitare da parte del responsabile ingiuste, sproporzionate e continuative ritorsioni, pesanti da tollerare e, spesso, giudizialmente perseguibili.

Un caso a sé rappresenta il ben noto mobbing "sessuale", che viene attuato da chi riversi su persona dell’altro, o anche dello stesso sesso, episodiche o continue, non gradite attenzioni che possono, a volte, determinare situazioni di vera e propria "violenza sessuale".

Il fenomeno "mobbing" ha suscitato negli anni una fiorente letteratura, anche per il motivo che si tratta del comportamento diametralmente opposto a quello che suggeriscono tutte le più moderne teorie sulla comunicazione, sul "clima aziendale", sui rapporti interpersonali in fabbrica e sull’azienda etica.

E’ da ritenere che le responsabilità civili di chi pratichi mobbing possano avere tanto natura contrattuale (art. 2087 c.c.) quanto extracontrattuale o aquiliana. Dal punto di vista della disciplina penale il codice può essere richiamato all’art. 323 (abuso di ufficio), 582, 583 (lesioni), 594 (ingiurie), 609bis (violenza sessuale).

La Corte Costituzionale, attraverso diverse sentenze, ha stabilito che la disciplina del mobbing è di competenza legislativa dello Stato, per quanto riguarda il complesso delle norme sul lavoro, e in riferimento ai comportamenti vessatori e ai rapporti tra datore e lavoratore. Riguardo alla tutela e sicurezza del lavoro la competenza è concorrente fra Stato e Regioni.

Secondo la giurisprudenza e la dottrina più diffuse il lavoratore colpito da mobbing può richiedere il riconoscimento di:

- danno biologico, quando vi sia lesione psico-fisica

- danno morale, dovuto alle sofferenze acute patite dal soggetto

- danno esistenziale, rappresentato dalle turbative intervenute nella vita sociale e nei rapporti con le altre persone. In questa ipotesi il lavoratore è stato indotto a scelte diverse da quelle più naturali e vantaggiose dalle pressioni patite.

I danni non patrimoniali saranno risarcibili ex art. 2059 c.c. (secondo la giurisprudenza è tale "ogni danno di natura non patrimoniale derivante da lesione di valori inerenti alla persona, Cass. 31.5.2003 n. 8827). Si tratta di danni che, non potendo essere valutati economicamente, vengono quantificati equitativamente dal giudice.

In forza del combinato disposto delle leggi 231/2001 e 81/2008 il mobbing potrebbe essere ricompreso tra i motivi di sanzione amministrativa all’azienda, relativamente alla ipotesi di infrazione alle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Aldo Carpineti (www.aldocarpineti.it -  aldocarpineti@aldocarpineti.it)
Print Friendly Version of this pagePrint Get a PDF version of this webpagePDF
Arricchisci questa guida con un tuo commento:
blog comments powered by Disqus
Newsletter f g+ t in Rss