La responsabilità della PA e verso la PA

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A cura di Maria Luisa Foti
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La responsabilità della Pubblica Amministrazione e verso la Pubblica Amministrazione

La P.A. nel provvedere alla realizzazione dei suoi compiti (con mezzi di diritto pubblico o con mezzi di diritto privato), entra in rapporto con altri soggetti giuridici, nei confronti dei quali assume spesso degli obblighi (obblighi di non fare, di fare, di sopportare e di dare).

La responsabilità è una situazione giuridica soggettiva sfavorevole in si viene a trovare il soggetto che pone in essere un comportamento antigiuridico e quindi è assoggettabile ad una sanzione.

La responsabilità giuridica può essere civile (contrattuale ed extracontrattuale che si riferisce all’obbligo del risarcimento del danno provocato ad un soggetto in conseguenza di un comportamento qualificato illecito civile), penale (concernente il comportamento di persone fisiche le quali ledono particolari interessi, tutelati dall’ordinamento come pubblici) o amministrativa (in riferimento alla violazione dei doveri amministrativi), in base alla differenza delle norme violate.

La responsabilità della P.A. si basa sugli stessi principi di diritto privato (art.2043). Gli elementi della responsabilità sono la condotta attiva o omissiva l’antigiuridicità della condotta la colpevolezza di chi agisce, l’evento dannoso e il nesso di causalità tra la condotta e l’evento.

La condotta può consistere tanto in un’azione quanto in una omissione della pubblica amministrazione dalla quale derivi un danno. La condotta si può definire antigiuridica quando la P.A. violi norme giuridiche di relazione. Inizialmente l’antigiuridicità del fatto era collegata solo alla lesione di un diritto soggettivo perfetto, mentre non era configurabile il riferimento all’interesse legittimo. Con la sentenza n.500/1999 delle sezioni unite della Corte di cassazione, non permangono più dubbi in merito alla possibilità di configurare l’antigiuridicità della condotta in riferimento all’interesse legittimo. È necessario inoltre che la condotta sia riferibile alla pubblica amministrazione. Questo è possibile quando l’attività del dipendente si possa considerare come esplicazione dell’attività del ente rivolta al conseguimento dei fini istituzionali dello stesso. L’articolo 2043 richiede che il fatto dannoso sia imputabile alla P.A. a titolo di dolo o di colpa (anche se parte della dottrina nega questa tesi). Il danno deve consistere sempre in un pregiudizio patrimoniale derivante dalla lesione di un diritto soggettivo perfetto e dopo la sent. SS. UU. Cass. 500/1999 e della l.205/2000, anche dalla violazione di un interesse legittimo. Necessario che ci sia un collegamento diretto (nesso di causalità) tra fatto antigiuridico ed evento dannoso) questo collegamento si ha quando la condotta costituisce la ragione senza la quale l’evento non si sarebbe verificato. Inoltre l’evento al momento della condotta doveva essere prevedibile come verosimile conseguenza di essa (causalità adeguata).

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