Il pubblico impiego

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A cura di Maria Luisa Foti
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Il pubblico impiego

Per "pubblico impiego" si intende il rapporto di lavoro alle dipendenze delle Pubbliche amministrazioni. Per pubbliche amministrazioni si intende, amministrazioni statali, regioni, province, comuni, comunità montane e loro consorzi e associazioni, istituzioni universitarie, istituti autonomi case popolari, camere di commercio, industria, artigianato, agricoltura e loro associazioni, enti pubblici non economici nazionali, aziende ed enti del servizio sanitario nazionale, enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, amministrazioni, aziende ed enti del servizio sanitario nazionale, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni e, infine, le Agenzie pubbliche. n seguito alla privatizzazione, sono le norme del codice civile e tutte le norme sul lavoro subordinato a regolare questo tipo di rapporto di lavoro (con qualche eccezione in tema di mobilità e mutamento di mansioni, come previsto dal d.lgs.165/2001). Si ha questo tipo di rapporto di lavoro quando una persona fisica presta la propria attività lavorativa in modo continuo dietro pagamento di una retribuzione. Tale rapporto si configura come un rapporto volontario, in quanto la costituzione dello stesso è richiesta la volontà dei due soggetti, pubblica amministrazione e dipendente. È inoltre strettamente personale, in quanto le capacità intellettive, le tecniche richieste e la fiducia che l’ente deve avere nei confronti della persona che presta il lavoro, comporta che il rapporto sia costituito "intuitu personae".


Il rapporto deve poi essere basato su un nesso sinallagmatico: la prestazione lavorativa e la retribuzione devono essere legate far loro da un rapporto di reciprocità, è questo il nesso sinallagmatico che deve caratterizzare questo rapporto. La prestazione lavorativa è svolta poi alle dipendenze della pubblica amministrazione, per questo motivo, altra caratteristica del rapporto è la subordinazione. Il d.lgs. 29/1993, modificato dal più recente d.lgs.165/2001 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche) ha spostato dall’ambito pubblicistico all’ambito privatistico la disciplina del rapporto di lavoro e di impiego alle dipendenze pubbliche: dal 1993 in poi quindi tutti i dipendenti pubblici hanno avuto un contratto di lavoro disciplinato dalle norme del codice civile. Secondo quanto previsto dall’art.3 (Personale in regime di diritto pubblico) del d.lgs.165/2001, (che ha modificato il d.lgs.29/1993), alcune categorie di pubblici dipendenti però non sono state coinvolte dal processo privatistico. Queste categorie sono: "magistrati ordinari, amministrativi e contabili, gli avvocati e procuratori dello Stato, il personale militare e delle Forze di polizia di Stato, il personale della carriera diplomatica e della carriera prefettizia", come si legge dal testo dell’art.3, nonché i dipendenti degli enti che svolgono la loro attività in materia di risparmio, funzione creditizia e valutaria, tutela del risparmio, valore immobiliare e tutela della concorrenza e del mercato (materie contemplate dall'articolo 1 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 17 luglio 1947, n.691, e dalle leggi 4 giugno 1985, n.281, e successive modificazioni ed integrazioni, e 10 ottobre 1990, n.287). Il contratto di lavoro dei professori e i ricercatori universitari, "resta disciplinato dalle disposizioni rispettivamente vigenti, in attesa della specifica disciplina che la regoli in modo organico ed in conformità ai principi della autonomia universitaria di cui all'articolo 33 della Costituzione ed agli articoli 6 e seguenti della legge 9 maggio 1989, n.168, e successive modificazioni ed integrazioni, tenuto conto dei principi di cui all'articolo 2, comma 1, della legge 23 ottobre 1992. n.421" (art.3).

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