Le impugnazioni nel processo amministrativo

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Indice della guida di diritto amministrativo
Indice della guida alla Giustizia Amministrativa
A cura di Maria Luisa Foti
e con approfondimenti di Filippo De Luca

Le impugnazioni nel processo amministrativo: revocazione, appello, opposizione di terzo

I mezzi di impugnazione contro le sentenze emessa dai tribunali amministrativi regionali sono:

1. la revocazione
2. l’appello
3. l’opposizione di terzo


La revocazione

La revocazione è un mezzo di gravame a critica vincolata e cioè un mezzo di impugnazione attraverso cui si possono far valere solo determinati vizi. La revocazione può essere proposta entro 60 giorni dalla scoperta dei vizi previsti dall’art. 395 nn.1,2,3 e 6: in questo caso si parlerà di revocazione straordinaria perché può riguardare sentenza passate in giudicato. Nei casi previsti dall’art.395 nn.4 e 5 invece la revocazione è ordinaria e può essere proposta entro 60 giorni dalla notifica della sentenza che si vuole impugnare. La non proposizione di tale mezzo di impugnazione pregiudica il passaggio in giudicato della sentenza.
Il ricorso per la revocazione straordinaria della sentenza, ai sensi dell’art. 28 legge Tar (che fa riferimento agli artt. 395 e 396) del c.p.c è ammesso contro le sentenze che siano l’effetto del dolo di una delle parti a danno dell’altra (n.1). Se la sentenza è stata emessa sulla base di prove dichiarate o riconosciute come false dopo la sentenza, oppure che la parte ignorava essere state riconosciute e dichiarate false prima della sentenza (n.2). Può inoltre essere proposta quando, dopo la sentenza sono stati ritrovati documenti decisivi che la parte non aveva potuto produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dell’avversario (n.3). Infine, al n.6 dell’art.395, vi è il caso del dolo del giudice , accertato con sentenza passato in giudicato.
I numeri 4 e 5 dell’art.395, invece prevedono le ipotesi di revocazione ordinaria e che si può proporre quando la sentenza sia contraria ad altra precedente avente l’autorità di casa giudicata, purchè la sentenza non si sia pronunciata sulla relativa eccezione. Infine il numero 4 prevede il caso di errore di fatto (incontestabile) che risulta da atti o documenti della causa.


L'appello

Entro 60 giorni dalla notifica della sentenza è ammesso il ricorso al Consiglio di Stato. È un tipo di giudizio di secondo grado che realizza il “principio del doppio grado di giurisdizione”.
L’appello al Consiglio di Stato è caratterizzato da un momento rescindente, in cui viene annullata la sentenza di primo grado, e dal momento rescissorio in cui il Consiglio di Stato decide la controversia nel merito, senza alcun rinvio.
Il giudizio di appello si caratterizza per il suo essere devolutivo: il giudice di appello infatti ha cognizione piena sulla questione che si trasferisce totalmente al Consiglio di Stato che avrà quindi la stessa estensione di giudizio del Tar. Si discute se oggetto dell’appello sia la sentenza impugnata o l’atto che si assume lesivo della situazione giuridica. La maggior parte della dottrina si è schierata però a favore della prima soluzione. Con la proposizione dell’appello non viene meno l’esecutività della sentenza, a norma degli art.33, co.1 e 2. È possibile però, per gravi e irreparabili danni, chiedere la sospensione dell’esecutività della sentenza con apposita istanza cautelare fatta con atto separato o con lo stesso atto con cui si propone appello al Consiglio di Stato. 
Le sentenze impugnabili davanti al consiglio di Stato sono le tutte le sentenze definitive di rito o di merito che mettano fine al rapporto processuale di primo grado, le sentenza parziali, che decidono solo su un punto della controversia. Inoltre, le ordinanze con carattere decisorio e le sentenze sui ricorsi per l’ottemperanza del giudicato.
I limiti per la proposizione dell’appello sono da individuare nella non possibilità di dedurre vizi del provvedimento che non siano stati già denunciati con il ricorso di primo grado. Non possono inoltre presentarsi domande modificative rispetto a quelle presentate nel ricorso. È possibile però chiedere “gli interessi, i frutti e gli accessori maturati dopo la pronuncia di primo grado”.
La sentenza di appello può essere di due tipi e cioè di rigetto, qualora il Consiglio di Stato non reputi fondata la proposizione dell’appello, o di accoglimento, quando il Consiglio di Stato decida di  annullare la decisione emessa in primo grado dal Tar. Contro le sentenze pronunciate in grado di appello è possibile proporre il ricorso per revocazione e il ricorso per Cassazione ma solo per i motivi attinenti alla giurisdizione.


L'opposizione di terzo

Con la sentenza del 17 maggio 1995 n. 177, il giudice delle leggi ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli artt. 28 e 36 della legge Tar, nella parte in cui non veniva inserita l’opposizione di terzo ordinaria tra i mezzi di impugnazione delle sentenze dei Tar divenute giudicato e del Consiglio di Stato. In seguito a questa sentenza, anche nel processo amministrativo è stata inserita questa impugnazione che permette ad un soggetto che non abbia partecipato ad un giudizio già concluso, la possibilità di esperire un’azione giudiziaria che gli consenta di opporsi ad una decisione che pregiudichi la sua sfera giuridica, a norma dell’art.404 del codice di rito.

 

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