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3. COS'E'LA MUTILAZIONE GENITALE FEMMINILE

Indice | Introduzione | Cap. primo | Cap. secondo | Cap. terzo | Cap. quarto | Cap. quinto | Conclusioni | Bibliografia

3. COS’ E’ LA MUTILAZIONE GENITALE FEMMINILE “ Ogni definitiva e irreversibile rimozione di unŽ organo sano eŽ una mutilazione. LŽ organo genitale femminile esterno eŽ normalmente costituito dalla vulva che comprende le grandi labbra, le piccole labbra, dette anche ninfe, e il clitoride protetto dal suo prepuzio. La loro conformazione in soggetti di sesso femminile, eŽ programmata geneticamente e viene riprodotta, in tutti gli embrioni e in tutte le razze, in modo identico. La vulva eŽ una parte integrante della ereditaŽ genetica della natura umana. In situazione di normalitaŽ, non vi eŽ assolutamente nessuna ragione medica, morale o estetica, per sopprimere alcune o tutte le parti che compongono questi organi esterni. “ ( Zwang ) 3.1. Origine delle mutilazioni genitali femminili Le mutilazioni genitali femminili hanno unŽ origine oscura relegata in un passato remoto che alcuni fanno risalire ai faraoni, mentre per altri si estenderebbe fino allŽantica Roma, unŽorigine resa ancora piuŽ oscura dal silenzio che le ha sempre circondate e che ha contribuito a farne un argomento tabuŽ per la popolazione africana ma anche per proteggerle dalla curiositaŽ indiscreta di noi occidentali.

Dietro questo silenzio ci sono molte cose: cŽ eŽ un mondo di donne chiuso su se stesso, un mondo di interni, sospeso tra lŽ attesa e il timore di tagliare via una parte del corpo delle proprie bambine nel corso di cerimonie di cui per secoli le madri sono state le grandi registe, e cŽ eŽ un mondo esterno, un mondo di 54 uomini che si mantiene estraneo e distante, e che peroŽ su questa disciplina dei corpi femminili ha fondato le proprie strategie di potere.

A dare coerenza ad entrambi questi due mondi cosiŽ distanti tra loro cŽ eŽ una pratica che stringe in una morsa tutta la fascia dellŽ Africa Subsahariana, e che costituisce lŽ espressione simbolica di un complesso sistema economico e sociale di strategie matrimoniali diffuso in maniera capillare in tutta lŽ area.

Ricostruire lŽ origine delle mutilazioni non eŽ cosa semplice, ma eŽ certo che non sia stato lŽ Islam ad introdurla in Africa.

Si tratta infatti di usanze indigene profondamente radicate nelle societaŽ locali e preesistenti alla penetrazione dellŽ Islam nellŽ Africa subsahariana iniziata a partire dal 1050. LŽ attribuzione che spesso viene fatta allŽ Islam dellŽ origine delle mutilazioni genitali femminili eŽ probabilmente dovuta alla maggiore tolleranza dimostrata nei confronti di tale pratiche tradizionali, che sono state invece molto piuŽ contrastate da parte cattolica.

Il ricercarne lŽ origine eŽ comunque un falso problema percheŽ rimuove piuŽ che aiutare a capire le ragioni della loro presenza e mette in secondo piano il fatto che tali riti sono un istituto tuttora molto attivo nel determinare la vita di relazione e di scambi su cui si basa lŽ organizzazione sociale di gran parte delle societaŽ africane. Il loro profondo radicamento eŽ dovuto ad una complessa costellazione di fattori che pur variando da unŽ etnia allŽ altra presentano alcuni tratti comuni. Si tratta del ruolo fondamentale che tale tipo di pratiche tradizionali hanno nella costruzione dellŽ identitaŽ di genere e nella formazione 55 dellŽ appartenenza etnica, oltre che nella definizione dei rapporti tra i sessi e le generazioni.

3.2. Descrizione e procedura seguita Il termine mutilazione genitale femminile si riferisce alla rimozione in tutto o in parte dei genitali femminili. ( Abbreviazione: MGF ) Le mutilazioni genitali femminili comprendono tutte le procedure che interessano la parziale o totale rimozione dei genitali femminili esterni e/o le ingiurie agli organi femminili per motivi culturali o per ragioni che non sono terapeutiche.

La piuŽ severa forma di tali mutilazioni eŽ lŽ infibulazione, conosciuta anche come circoncisione faraonica. Da statistiche si eŽ rilevato che il 15% delle mutilazioni in Africa sono infibulazioni.

La procedura consiste nella rimozione del prepuzio; una parziale o totale escissione della clitoride e delle labbra; infine la chiusura e la riduzione dellŽorifizio vaginale. Nel caso di infibulazioni la pratica eŽ piuŽ cruenta: con la clitoride vengono eliminate le piccole labbra e cruentata la superficie interna delle grandi labbra, le quali poi sono fatte cicatrizzare insieme mediante lŽinfissione di alcune spine o con punti di seta.

Il tipo di mutilazione praticata, lŽ etaŽ e il modo in cui essa viene fatta dipende da diversi fattori quali il gruppo etnico di appartenenza, lŽ estrazione socio – economica, etc.

56 LŽ etaŽ varia da alcuni giorni dopo la nascita fino alla prima gravidanza; ma nella maggior parte dei casi la mutilazione avviene tra i 4 e gli 8 anni.

Nelle aree urbane la pratiche avviene in precoce etaŽ, mentre nelle aree rurali essa viene notevolmente ritardata affincheŽ la ragazza che la subisce possa comprendere appieno il significato culturale e possa esprimere la sua maturitaŽ.

LŽ esperienza viene vissuta o in solitudine oppure in gruppo: gruppo familiare (sorelle, vicine) oppure gruppo sociale ( ragazze della medesima etaŽ) ove il rito viene considerato quale cerimonia iniziatica, ad es. in alcune regioni dellŽ Africa orientale, centrale e occidentale.

La procedura avviene nellŽ abitazione della ragazza, o di una parente; nelle migliori ipotesi in un centro medico. Nel caso si associ ad una iniziazione in un particolare luogo con valenza simbolica, viene scelto un determinato albero o un fiume.

L’ operatrice di solito eŽ una persona sprovvista di conoscenze medicochirurgiche: cioŽ rileva il pericolo e le scarse condizioni igeniche della pratica.

Solo talvolta si ha la presenza di unŽ ostetrica o di un medico qualificato.

Le ragazze che si sottopongono alla pratica hanno diversi gradi di conoscenza riguardo a cioŽ che accadraŽ. Il rito eŽ visto quale festa ed eŽ associato a festivitaŽ e regali. Naturalmente solo le donne possono assistere al rito.

Tale pratica eŽ dal punto di vista umano brutale: nessun rimedio al dolore eŽ offerto.

La ragazza viene immobilizzata e tenuta stretta da aiutanti.

57 Per la pratica escissoria vengono utilizzati pezzi di vetro rotti, lamette e altri strumenti taglienti.

Alla fine dellŽ operazione spine o punti vengono utilizzati quale mezzo di sutura, mentre la parte inferiore del corpo viene immobilizzata e fasciata per circa 40 giorni, periodo di convalescenza, trascorso in un luogo determinato 3.2.1 Distribuzione geografica del fenomeno Una stima rileva che nel mondo circa 135 milioni di ragazze e donne hanno subito una mutilazione genitale e 2 miloni di ragazze ogni anno sono a rischio di mutilazione; approssimativamente 6000 al giorno.

La pratica eŽ estesa in Africa e in molti stati del Medio-Oriente. Viene praticata anche in molte comunitaŽ immigranti , in parti dellŽ Asia e del Pacifico, Nord e Sud America ed in Europa.

Negli Stati industrializzati il fenomeno si verifica tra gli immigrati che provengono da regioni che accettano tale pratica.

Ragazze e bambine che vivono negli Stati industrializzati sono operate illegalmente da dottori della stessa nazionalitaŽ oppure piuŽ frequentemente sono mandate nel paese dŽorigine per essere mutilate.

Alcuni dati significativi ed alcune stime sono riportati nella cartina geografica ALL. A e nelle tabelle ALL. B e C.

58 3.2.2. Informazioni sommarie riguardo ai paesi africani dove la pratica eŽ diffusa Benin: In Benin viene praticata lŽ escissione; il fenomeno eŽ maggiormente diffuso nel Nord del Paese. Non vi eŽ nessuna legge specifica che proibisce espressamente la pratica (infibulazione). Dal 1982, il Comitato Interafricano ha portato avanti una campagna contro la pratica, collaborando con il Ministero degli Affari sociali e il Ministero della salute. Materiale educativo eŽ stato distribuito a largo raggio.

Burkina Faso: Viene praticata largamente lŽ escissione. Solo alcuni dei 50 gruppi etnici praticano lŽ infibulazione. Una legislazione recente bandisce la mutilazione genitale femminile e il Governo combatte attivamente il fenomeno attraverso campagne di sensibilizzazione. Il Comitato Nazionale, fondato nel 1990, in collaborazione con il Comitato Interafricano ha il compito di sviluppare programmi educativi.

Camerun: Vengono praticate la clitoridectomia e lŽ escissione. La mutilazione genitale femminile eŽ praticata nel Nord e nel Sud Est dello stato. Non vi eŽ nessuna legge che proibisce apertamente la pratica. Il Comitato Interafricano del Camerun eŽ stato istituito nel 1992. Il Governo supporta attivitaŽ attraverso regolari inviti presso il Ministero degli affari sociali e il Ministero della pubblica sanitaŽ.

Repubblica Centro Africana: vengono praticate la clitoridectomia e lŽ escissione. LŽ infibulazione eŽ prevalente, approssimativamente, in 10 dei 48 gruppi etnici presenti nel paese. Dal 1966 esiste una legge che bandisce la 59 pratica e il Governo si eŽ attivato con una serie di misure contro questo fenomeno.

Chad: Sono praticate lŽ escissione e lŽ infibulazione. La mutilazione dei genitali femminili eŽ praticata in ogni area del paese, mentre lŽ infibulazione vera e propria si estende nella parte Est, confinante con il Sudan. Non vi eŽ una legge specifica che proibisca la pratica. Il Comitato Interafricano eŽ presente con i suoi programmi educativi. Il ruolo del governo eŽ minimale in materia.

Costa dŽAvorio: Escissione. La pratica della mutilazione eŽ profondamente radicata nei riti dŽ iniziazione animisti. Il fenomeno eŽ prevalente tra le donne musulmane. Si pratica particolarmente tra le popolazioni rurali del Nord, Nord Est e Ovest. Vi eŽ stata solo una proposta di legge in materia, non ancora approvata. Le organizzazioni non governative quali il MIFED, e il IAC stanno portando avanti campagne di sensibilizzazione ed informazione, anche con il supporto del governo.

Congo: Escissione. La mutilazione viene praticata sulle giovani donne che vivono nella parte Nord equatoriale del paese. Nessuna legge specifica proibisce la pratica mutilatoria.

Gibuti: Escissione ed infibulazione. Una percentuale del 95% delle donne in ogni gruppo etnico sono infibulate. Dal 1994 eŽ in vigore una legge nel codice penale che bandisce la pratica. Alcune organizzazione si sono movimentate in una campagna di sensibilizzazione, facendo riferimento alla salute della donna e ai pericoli in cui si incorre praticando la mutilazione. Gli apporti governativi sono minimali.

60 Egitto: Clitoridectomia, escissione e infibulazione. La mutilazione genitale femminile eŽ praticata tra i musulmani e i copti cristiani; lŽ infibulazione eŽ prevalente nel Sud del paese. Un decreto presidenziale dei 1958, prevede il carcere a chi pratica questa tradizione. Nel Luglio del 1996, il Ministro della sanitaŽ ha proibito esplicitamente la pratica cosidetta medicalizzata, cioeŽ praticata negli ospedali e nei centri sanitari. Nel 1997 il tribunale ha emesso una sentenza contraria al Ministro, affermando che la mutilazione genitale eŽ una forma di chirurgia che i medici hanno il diritto “ legale “ di praticare, senza lŽ interferenza dei corpi ministeriali. LŽ ultima parola eŽ stata data alla piuŽ elevata autoritaŽ religiosa del paese, Sheik al – Azhar, il quale ha dichiarato di essere a sostegno dellŽ abolizione della pratica.

Eritrea: Clitoridectomia, escissione ed infibulazione. La mutilazione genitale femminile eŽ praticata dalla maggioranza dei gruppi etnici. Nessuna legge eŽ ancora stata emanata in materia. Sono state fatte delle campagne educative e informative da parte del governo.

Etiopia: Cliterodectomia ed escissione, eccetto le aree a confine con il Sudan e la Somalia, dove viene praticata largamente lŽ infibulazione da parte di circa 70 gruppi etnici, inclusi i cristiani, i musulmani e gli ebrei. LŽ Etiopia ha un alto tasso di mortalitaŽ delle donne durante il parto, causato in parte dalle complicazioni dovute dalla mutilazione. Non viŽ eŽ nessuna legge in materia sebbene la costituzione proibisca le pratiche che menomano lŽ integritaŽ fisica.

Molte organizzazioni non governative si sono impegnate in Etiopia per lŽ abolizione della pratica. LŽ Associazione delle donne rivoluzionarie etiopi ha un 61 mandato specifico, da parte del regime di Mengistu, nellŽ eradicare la pratica, che, secondo il regime eŽ una negazione dei diritti delle donne. Il Comitato Interafricano eŽ stato fondato nel 1985.

Gambia: Escissione, mentre lŽ infibulazione viene praticata solo in una piccola percentuale della popolazione. Non cŽ eŽ nessuna legge specifica che proibisce la pratica. Vi sono il Comitato Interafricano e il Bafrow (Fondazione per la ricerca sulla salute della donna e sulla riproduzione). I media, come la radio e la televisione, non possono trasmettere programmi che siano contro la polica della mutilazione. Le varie organizzazioni si sono mobilitate contro questa politica dei media.

Ghana: Escissione. La mutilazione eŽ praticata nellŽestremo Nord ed Ovest del paese, dove circa il 75% delle giovani donne viene sottoposto a escissione. La pratica persiste, anche dopo lŽ entrata in vigore di una legge che la bandisce apertamente. DallŽ entrata in vigore della legge nel 1994 solo 2 “ operatrici “ sono state incriminate. A tutti i livelli governativi si stanno portando avanti campagne contro la pratica. EŽ stato istituito anche un Comitato Interafricano.

Guinea: Clitoridectomia, escissione ed infibulazione sono largamente praticate in Guinea, seza distinzione di gruppi etnici, religioni o regioni. La pratica eŽ illegale secondo lŽ art. 265 del Codice Penale. La Corte Suprema sta lavorando con il Comitato delle pratiche tradizionali che violano lŽ integritaŽ fisica, per proporre unŽ emendamento nella Costituzione, che proibisca la pratica escissoria.

62 Guinea Bissau: Clitoridectomia e escissione. Non vi eŽ una legislazione specifica. Nel 1995, attraverso lŽ operato del Comitato Interafricano si eŽ cercato di bandire la pratica. EŽ stata emanata una legge che incrimina solo nel caso in cui la mutilazione porti alla morte il soggetto sottoposto alla pratica. Gli aiuti governativi si sostanziano nel condurre seminari educativi.

Kenya: Clitoridectomia e escissione, alcuni casi di infibulazione ai confini con la Somalia e nei campi profughi. Non vi eŽ nessuna legge specifica. Gli ospedali governativi sono stati informati dal Ministero della sanitaŽ, nel cessare la pratica.

Alcune organizzazioni non governative si sono attivate per abolire la pratica.

Liberia: Escissione. Tredici gruppi etnici praticano la mutilazione genitale femminile.

Alcuni esperti affermano che a causa della guerra civile le percentuali di donne escisse eŽ diminuita del 10%, peroŽ non vi sono stime ufficiali. Nessuna legge eŽ stata emanata. Il Comitato Interafricano eŽ stato istituito nel 1985. Conduce ricerche sul campo e porta avanti programmi preventivi.

Mali: Clitoridectomia, escissione e nel Sud del paese, lŽ infibulazione. Nessuna legge eŽ stata promulgata. Per lŽ abolizione della pratica si sono attivate diverse organizzazioni non governative, lŽ apparato governativo e i media.

Mauritania: Clitoridectomia ed escissione. Nessuna legge specifica proibisce la pratica. Organizzazioni non governative e sanitari educano ai problemi legati alla pratica.

63 Niger: Escissione. Nessuna legge eŽ stata emanata. EŽ stato istituito un Comitato Interafricano che in collaborazione con il governo organizza seminari educativi.

Nigeria: Clitoridectomia, escissione e nella parte a Nord Est del paese infibulazione. Le mutilazioni sono praticate tra tutti i diversi gruppi etnici e religiosi. Non vi eŽ nessuna legge specifica. Campagne sono state promosse da ginecologi e corpo sanitario con il supporto del Comitato Interafricano, istituito nel 1984.

Senegal: Escissione. Nel 1988 il Comitato Interafricano ha condotto una ricerca sul campo, la quale ha rivelato che la pratica escissoria eŽ maggiormente praticata tra i musulmani e che inoltre eŽ maggiormente diffusa nella parte orientale dove riguarda anche la popolazione non musulmana. Programmi informativi ed educativi sono stati supportati da organizzazioni non governative francesi, le quali considerano la mutilazione in una prospettiva di genere e un atto di violenza nei confronti delle donne. Anche il Senegal eŽ stato istituito un Comitato Interafricano.

Sierra Leone: Escissione. Tutti i gruppi etnici praticano la MGF ad eccezione dei Creoli che sono stanziati per la maggior parte nella capitale, Freetown.

Nessuna legge specifica proibisce la pratica. Questa viene praticata in un forte contesto ritualistico, con poteri magici che sono esercitati dalla societaŽ segreta delle donne Bundo. La stima che queste donne hanno, piuŽ la paura dei loro poteri magici impedisce il diffondersi di campagne contrarie alla pratica; il governo supporta attivamente la MGF e le altre pratiche tradizionali.

64 Vi eŽ un Comitato Interafricano, istituito nel 1984, il quale collabora con le diverse organizzazioni non governative per lŽabolizione del rito.

Somalia: Infibulazione. Virtualmente tutte le donne somale sono sottoposte alla mutilazione genitale femminile. Non vi eŽ nessuna legge in materia. Nel 1977, unŽ organizzazione governativa di donne somale, SWDO, eŽ stata fondata con lo scopo di sradicare la pratica. Dal 1987, questa associazione lavora insieme ad unŽ organizzazione italiana, Aidos, sviluppando campagne e progetti informativi allo scopo di abolire tale pratica. I progetti sono stati sospesi allŽ inizio della guerra civile.

Sudan:LŽ infibulazione eŽ predominante, solo alcuni casi di escissione. La MGF eŽ largamente praticata nel Nord del Sudan. Negli ultimi 50 anni si eŽ cercato di abolire questa tradizione millenaria. Ma le donne continuano ad essere mutilate.

Il Sudan eŽ stato il primo stato africano ad emanare una legge che proibiva la mutilazione genitale: il codice penale del 1946 proibiva lŽ infibulazione, ma permetteva la sunna, non una forma cosi radicale della mutilazione genitale.

Una legge simile eŽ stata emanata nel 1957, quando il Sudan ha ottenuto lŽ indipendenza. Nel 1991, il governo ha affermato che eŽ attivo per lŽabolizione della pratica. Gruppi di organizzazioni non governative hanno e continuano a sviluppare programmi di sensibilizzazione per sradicare la pratica.

Tanzania: Escissione ed infibulazione. La MGF eŽ praticata in cinque regioni della Tanzania. Non cŽeŽ una legislazione specifica in materia. Il governo eŽ intervenuto sporadicamente per abolire la pratica, con una campagna rivolta in solo due regioni. Nel 1992 eŽ stato istituito il Comitato Interafricano.

65 Togo: Escissione. La MGF eŽ praticata nel Nord del Paese. Non vi eŽ nessuna legislazione in materia. Gruppi che si interessano ai diritti umani e ai diritti delle donne cercano di educare la popolazione rurale agli effetti negativi e pericolosi della pratica. Tali gruppi sono aiutati dal Comitato Interafricano del Togo, che distribuisce materiale informativo.

3.2.3. Effetti psicologici e fisici della mutilazione genitale femminile La mutilazione genitale femminile, cosiŽ come eŽ praticata puoŽ portare in casi estremi alla morte.

Dolori, shock, emorragie e danni agli organi circostanti la clitoride e le labbra.

Inoltre data la barbara “ chiusura” lŽ urina puoŽ essere trattenuta il che puoŽ provocare serie infezioni. LŽ uso degli stessi strumenti per piuŽ ragazze senza sterilizzazione e la totale mancanza di condizioni igenico-sanitarie puoŽ causare lŽinfezione da HIV.

Gli effetti psichici della mutilazione sono piuŽ difficili da analizzare scientificamente rispetto a quelli fisici.

Si rilevano sentimenti di ansietaŽ, terrore, umiliazione e tradimento che possono avere effetti negativi a lungo termine. Alcuni esperti suggeriscono che lo shock e il trauma dellŽ operazione contribuiscono a creare il comportamento di docilitaŽ e tranquillita’, considerato positivo nelle societaŽ che praticano le mutilazioni genitali femminili ( MGF ).

Festeggiamenti, regali e particolari attenzioni mitigano lŽ esperienza traumatizzante, ma il piuŽ importante effetto psicologico che si crea nella donna che eŽ sopravvissuta a tale pratica eŽ il senso di appartenenza alla societaŽ di 66 origine: la donna ha accettato pienamente le tradizioni della sua cultura eŽ pronta ad accettare il suo ruolo di sposa.

EŽ possibile che la donna che non si eŽ sottoposta al rito possa soffrire di problemi psicologici quale risultato del rifiuto da parte del gruppo sociale.

Dove la mutilazione interessa una minoranza della comunitaŽ le donne vengono viste come particolarmente vulnerabili a problemi psichici percheŽ si trovano in una posizione intermedia tra le norme sociali della loro comunitaŽ e quelle della cultura predominante.

3.2.4. Perche’ e’ praticata la mutilazione genitale femminile Costruzione dei corpi ed identitaŽ di genere Le mutilazioni genitali femminili sono uno di quei riti di passaggio che regolano i mutamenti di status o di etaŽdelle persone, scandendo le varie fasi del ciclo di vita, trasformandole in un percorso dotato di senso che ne soddisfa i bisogni di identitaŽ e di riconoscimento. In particolare sono una componente fondamentale dei riti di iniziazione, attraverso cui nelle societaŽ tradizionali si diventa “donna“.

Donna non si nasce, nel senso che la connotazione biologica non riesce ad essere di per seŽ un fattore sufficiente di individuazione.

I riti sono quegli “ atti di magia sociale “ che trasformano lŽ appartenenza sessuale in “ unŽessenza sociale “: la donna.

Naturalmente questo non accade solo in Africa. Con sfumature diverse ogni societaŽ trasforma la sessualitaŽ biologica in una costruzione culturale 67 differenziando il maschile dal femminile per decidere della sua appartenenza di genere.

Nelle societaŽ africane la creazione dellŽ identitaŽ di genere non eŽ solo un percorso metaforico ma eŽ prima di tutto una manipolazione dei corpi. Le mutilazioni dei genitali femminili fanno qualcosa in piuŽ dei riti, nel senso che incidono sui corpi la loro appartenenza di genere. Sono un “ marcatore sessuale “ che interviene a due livelli.

Da una parte le MGF provvedono ad asportare la parte “ maschile “ dellŽ apparato genitale femminile, la clitoride che viene assimilata ad un piccolo pene, cancellando la bisessualitaŽ originaria fondata nella presenza di entrambi i sessi di rudimentali organi genitali dellŽ altro sesso; cioŽ avviene anche con la stessa valenza simbolica nella circoncisione maschile con lŽ asportazione del prepuzio, considerato una forma residuale di femminilitaŽ. Solo con lŽ escissione delle sue parti maschili una ragazza puoŽ diventare a pieno titolo una donna.

In tal modo, nonostante che la costruzione dellŽ identitaŽ del genere sia soprattutto un processo simbolico, tale manipolazione fisica dei corpi rafforza lŽimpressione che lŽidentitaŽ femminile sia prodotta e mantenuta attraverso la circoncisione. Si ha cosiŽ una sorta di naturalizzazione della procedura attraverso cui la cultura costruisce le appartenenze di sesso, con la conseguenza di rendere molto difficile ogni tentativo di mettervi fine, sia a livello individuale che collettivo.

Attraverso le mutilazioni si costituisce anche un determinato aspetto fisico delle donne: proporzione ed armonia tra le varie parti, le posture, il portamento, 68 dotandole di quegli automatismi che in ogni cultura in maniera diversa rappresentano “ la femminilitaŽ”.

Ogni operazione si svolge secondo una sequenza fortemente ritualizzata che si ripete immutata da madre a figlia. Tutto accade in un luogo appartato e in unŽ ora cerimoniale, con unŽ operatrice che viene da fuori, ed eŽ gestita nel segreto di una comunitaŽ femminile che ad operazione avvenuta si apre allŽintera comunitaŽ, per festeggiare e riconoscere pubblicamente alla bambina operata il nuovo status di donna.

CŽ eŽ infatti una forte pressione sociale da parte del gruppo dei pari, che si esercita sulle madri da parte dei familiari, parenti e vicini ma anche sulle bambine da parte delle loro coetanee, cŽ eŽ soprattutto lo spettro di una emarginazione senza possibilitaŽdi riscatto per chi vi si sottrae.

Il corpo naturale eŽ impuro percheŽ aperto e violabile, esposto ad una promiscuitaŽ che rischia di essere contaminante non solo per la singola donna ma per tutto il suo gruppo familiare, che eŽ destinato al discredito e alla vergogna. In questo contesto le mutilazioni genitali femminili costituiscono lŽunico mezzo per proteggere la donna da un desiderio maschile sempre in agguato, ma soprattutto per proteggere se stessa. A difendere quel corpo inerme provvede una costruzione culturale dei corpi, che li priva di ogni tumescenza ed eccesso, rendendoli lisci e innocenti dopo averne confiscato la naturalezza ed il piacere.

69 Nella mutilazione genitale femminile appaiono chiaramente due relazioni importanti: quella tra i sessi e quella tra le generazioni, in particolare tra madri e figlie, cui i riti dŽiniziazione ne danno una visibilitaŽ estrema e drammatica.

Nella relazione tra i sessi appare una relazione assimetrica di dominio, fondata sulle strategie matrimoniali.

Mentre nella relazione tra madri e figlie convergono antagonismi e pulsioni distruttive che vengono condensate, espresse e neutralizzate nel breve arco di tempo della performance rituale per poi, una volta compiuto “ il passaggio “, dimenticare tutto, compresa la sofferenza.

A rito finito solo i corpi manterranno il ricordo nella forma di una cicatrice delegata a rappresentare il segno della propria appartenenza etnica.

La circoncisione eŽ anche la porta dŽaccesso alla propria comunitaŽ, che costituisce un punto di non ritorno, che separa chi eŽ dentro da chi sta fuori.

“ Ferite simboliche “, attraverso cui ogni gruppo sociale impreme sui corpi un marchio di appartenenza: le mutilazioni dei genitali rappresentano un “ confine etnico “ che segna dallŽ interno lŽ appartenenza comunitaria.

EŽ attraverso la mutilazione dei propri genitali che ogni donna si riconosce ed eŽ riconosciuta come membro della propria comunitaŽ. Non sottoporsi a tali pratiche significa condannarsi allŽ emarginazione e quindi ad una perdita di quella risorsa simbolica che eŽ il riconoscimento comunitario.

70 3.3. In tema di diritti umani La mutilazione genitale femminile eŽ un tema che riguarda uomini e donne che credono nellŽ uguaglianza, dignitaŽ di tutti gli esseri umani senza distinzione di razza, religione o identitaŽ etnica. Non deve essere visto quale problema di un gruppo o di una determinata cultura, sia essa africana, musulmana o cristiana.

La mutilazione viene praticata in molte culture. Rappresenta una tragedia umana e non deve essere vista quale motivo per porre in contrasto le diverse etnie, le diverse religioni o i due differenti sessi.

Nel seminario organizzato nel 1996 da Amnesty International – sez. Ghana, Hannah Koroma, che fa parte dellŽ organizzazione quale rappresentante delle donne, ha raccontato la sua traumatica esperienza che vorrei qui riportare.

Premetto solo che cioŽ eŽ avvenuto quando lei aveva lŽ etaŽ di 10 anni.

“ Mi spogliarono e mi portarono in una stanza buia. Mi bendarono gli occhi. Fui forzata a distendermi sulla schiena, mentre quattro donne mi tenevano immobilizzata nella parte inferiore come nella parte superiore del mio corpo.

Hanno cercato di prevenire le mie urla, ponendomi uno straccio in bocca. Mi hanno depilato. Ho cercato di ribellarmi, ma non cŽeŽ stata possibilitaŽ”.

Mi sono dovuta arrendere. Il dolore era terribile e insopportabile. Nella lotta mi hanno tagliato malamente ed ho perso molto sangue. Le donne che hanno preso parte alla mia mutilazione, erano quasi tutte sotto lŽeffetto dellŽalcool.” Questa non eŽ una testimonianza di torture subite in situazione di detenzione.

Chi ha mutilato Hannah, non faceva parte di una diversa etnia. Erano amiche della sua famiglia. Sua nonna ha compiuto questo rito cruento.

71 Ogni giorni, milioni di ragazze sono in pericolo di mutilazione. La mutilazione viene considerata come una tortura, che implica sofferenza e dolori. Chi sopravvive, ha seri problemi mentali e fisici per il resto della sua vita.

Questo genere di violenza eŽ stato inflitto sistematicamente per secoli su donne e ragazze anche di tenera etaŽ. I governi delle societaŽ dove eŽ praticata la mutilizione genitale femminile hanno fatto poco o niente per prevenire o abolire tale pratica.

Mentre il proibire le torture ha trovato prevenzione nelle diverse convenzioni poco tempo dopo la Seconda Guerra Mondiale, la mutilazione genitale femminile quale violazione dei diritti umani ha solo recentemente trovato posto nellŽ agenda di tali diritti.

Molti sono i fattori che hanno impedito il poter prevenire tale pratica. La mutilazione veniva incoraggiata dai parenti e membri della famiglia, che hanno sempre creduto che tale pratica avesse effetti benefici per la bambina in etaŽ adulta. Le violenze nei confronti delle donne facevano parte della vita privata delle famiglie; non ci si poteva intromettere in “faccende” private. Inoltre la pratica era fortemente radicata nella cultura. Ogni intervento esterno in nome dei diritti umani, rischiava di essere visto quale imposizione di unŽ imperialismo culturale.

Tuttavia, oggi, lŽimplicazione della MGF in tema di diritti umani, eŽ riconosciuta chiaramente e inequivocabilmente a livello internazionale.

La Conferenza Mondiale sui diritti umani,che ha avuto luogo nel 1993 a Vienna, ha consacrato i Diritti Umani e fondamentali delle donne e ha cercato di imporre 72 alle Nazioni, quale obbligo, lŽ eliminazione di ogni forma di violenza nei confronti di questŽ ultime.

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ha fissato degli standards, obbligando gli Stati Membri a rispettare e assicurare il rispetto dei diritti umani basilari, quali il diritto allŽ integritaŽ fisica e mentale, alla libertaŽ da ogni discriminazione basata sul sesso e il diritto alla salute.

Purtroppo gli Stati membri hanno commesso degli errori e non hanno preso adeguate misure per sradicare tale pratica. Hanno sistematicamente violato tali obblighi.

Nei piuŽ recenti standards internazionali, contenuti in diversi trattati, si trovano esplicite proibizioni alla pratica mutilatoria. Si eŽ fatto un passo ulteriore per poter meglio proteggere le donne. Il tema ha iniziato ad interessare i diversi organismi internazionali dai primi anni 80, dapprima nella sezione. che si occupa dei diritti delle minoranze per poi essere riconosciuto ampiamente a livello internazionale nella Dichiarazione per lŽ eliminazione di ogni violenza nei confronti delle donne e nella Dichiarazione di Pechino e conseguente Piattaforma di azione.

73 3.3.1. Quali implicazioni comporta inquadrare il fenomeno della mutilazione quale diritto umano Nella prospettiva dei diritti umani la mutilazione genitale femminile viene considerata quale pratica continua di violenza nei confronti delle donne, nei diversi stati e in forme diverse.

La mutilazione genitale femminile eŽ solo una manifestazione della violazione dei diritti umani in base al genere che ha lo scopo di controllare lŽautonomia e la sessualitaŽ della donna , elementi comuni in tutte le societaŽ. Il fenomeno non puoŽessere analizzato isolatamente. Riconoscendo che la mutilazione genitale femminile eŽ una delle tante forme di ingiustizia sociale che molte donne subiscono su scala mondiale, significa non accettare il preconcetto che vede lŽintervento nei confronti delle mutilazioni quale attacco neoimperialista nei confronti di particolari culture. Nella prospettiva dei diritti umani si afferma che i diritti delle giovani donne e delle donne allŽ integritaŽ mentale e fisica, alla libertaŽda ogni forma di discriminazione e al diritto ad elevati standard di salute sono universali. Pratiche e costumi non possono essere invocati a giustificazione di tali pratiche mutilatorie e di violazioni sistematiche delle Convenzioni sui diritti umani. Inoltre nella prospettiva dei diritti umani si richiede agli stati di rispettare i loro obblighi, stabiliti nel diritto internazionale, per prevenire e punire le violenze nei confronti delle donne.

Si obbliga inoltre la comunitaŽ internazionale ad assumere la sua parte di responsabilitaŽ per la protezione dei diritti umani delle donne. Il fatto che la mutilazione eŽ una pratica che ha radici storiche, non deve prevenire la 74 comunitaŽ internazionale dallŽaffermare che viola diritti che sono riconosciuti internazionalmente.

“ EŽ inaccettabile che la comunitaŽ internazionale rimanga passiva nel nome di una distorta visione del multiculturalismo. I comportamenti umani e i valori culturali, sebbene possono apparire dal punto di vista di altri distruttivi e insensibili, hanno un significato e assolvono una funzione per chi li pratica.

La cultura non eŽ statica, eŽ un flusso continuo che si adatta e si riforma.

Le persone possono cambiare il loro comportamento quando capiscono lŽ indignitaŽ e lŽ orrore di tali pratiche, e possono realizzare e comprendere che il rinunciare a tali pratiche non significa rinunciare ai loro valori culturali.” 3.4. La mutilazione genitale femminile e gli standard internazionali La posizione subordinata storicamente occupata dalle donne nella famiglia, nella comunitaŽ e nella societaŽ ha permesso che gli abusi come la mutilazione genitale femminile potessero essere il piuŽ delle volte ignorati; una marginalizzazione che ha trovato riflesso nelle preoccupazioni dei movimenti per i diritti umani, internazionalmente riconosciuti.

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, pietra miliare nel sistema dei Diritti Umani, afferma che tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali nella dignitaŽ e nei diritti. CioŽ protegge il diritto alla sicurezza della persona e il diritto di non essere soggetti a trattamenti crudeli e degradanti, diritti che rilevano direttamente nelle pratiche mutilatorie. La tradizionale interpretazione di questi diritti ha generalmente omesso di includere forme di violenze nei confronti delle 75 donne quali le violenze domestiche e la mutilazione genitale femminile. Questo poicheŽ si eŽ sempre creduto che gli stati non sono responsabili per gli abusi dei diritti umani commessi nellŽambiente domestico e nella comunitaŽ.

Nuovi recenti strumenti internazionali hanno posto lŽ attenzione sul tema delle mutilazioni, affermando che le mutilazioni insieme con altre orribili pratiche culturali e tradizionali sono unŽ affronto alla dignitaŽ, uguaglianza e integritaŽ della donna, noncheŽ un affronto diretto ai diritti umani.

3.5. Mutilazione e discriminazione nei confronti delle donne “ LŽ escissione mostra che si tenta di conferire uno status inferiore alle donne , conferendo loro un marchio che le sminuisce e che ricorda loro costantemente che sono solo donne, in posizione inferiore rispetto agli uomini, e che non hanno nessun diritto sul loro corpo. Come la circoncisione maschile eŽ vista quale misura dŽ igiene, nella mutilazione genitale femminile possiamo solo ritrovare una misura di inferiorizzazione” ( Thomas Sankara- Burkina Faso ) La mutilazione genitale femminile ha radici nella discriminazione nei confronti delle donne.

EŽ uno strumento di socializzazione delle giovani donne in ruoli predeterminati nella famiglia e nella comunitaŽ. EŽ intimamente connessa con la posizione di ineguaglianza della donna nelle strutture politiche, sociali ed economiche delle societaŽ dove eŽ praticata.

La Convenzione per lŽ eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne, entrata in vigore nellŽ 1981, fissa in dettaglio le misure 76 che devono essere prese per eliminare le diverse forme di discriminazione. LŽ art. 5 richiede agli stati di cooperare per lŽ eliminazione di ogni pregiudizio o pratica che sono basate sullŽ idea dellŽ inferioritaŽ o della superioritaŽ di uno dei due sessi.

La violenza basata sul genere eŽ riconosciuta quale forma di discriminazione che inibisce seriamente la capacitaŽ delle donne di godere pienamente dei diritti e delle libertaŽ in una posizione di uguaglianza nei confronti degli uomini.

La Commissione per lŽ eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne, e i diversi corpi di monitoraggio istituiti dalle diverse convenzioni, hanno emesso diverse raccomandazioni generali sul tema delle mutilazioni genitali femminili. La raccomandazione 14 del 1990 chiama gli stati membri a prendere appropriate ed effettive misure per sradicare tale pratica, e nellŽ introdurre inoltre appropriate strategie educative e sanitarie per sensibilizzare le persone sul tema delle mutilazioni.

La Raccomandazione 19 crea una connessione tra le pratiche tradizionali che subordinano la donna e le pratiche di violenza, quali la mutilazione genitale femminile, le violenze domestiche statuendo che tali pregiudizi e pratiche possono giustificare la violenza basata sul genere quale forma di protezione e controllo delle donne. La Raccomandazione inoltre riconosce che le violenze nei confronti delle donne non solo le priva dei loro diritti civili e politici, ma anche dei loro diritti sociali ed economici: la conseguenza di tali forme di violenze eŽ il mantenimento del loro ruolo subordinato e il livello scarso della loro partecipazione nella societaŽ.

77 Le regole sancite nella Convenzione sulle discriminazioni sono rafforzate e completate dalla Dichiarazione per lŽ eliminazione delle violenze nei confronti delle donne, adottata dallŽ Assemblea Generale nel 1993. Tratta della vita pubblica e privata e delle violenze subite dalle donne; include nei suoi temi le mutilazioni genitali femminili e altre pratiche tradizionali. LŽ art. 4 prevede che gli stati non devono invocare nessuna pratica, neŽ costume o religione per giustificare degli inadempimenti nei loro obblighi, che si specificano nellŽ abolizione di ogni tipo di violenza nei confronti delle donne.

La Dichiarazione di Pechino e la Piattaforma dŽ azione, risultanti dalla 4° Conferenza Mondiale delle donne del 1995, contengono una chiara condanna delle mutilazioni, quale forma di violenza nei confronti delle donne e riaffermano la responsabilitaŽ degli Stati nel combattere e sradicare tali violenze.

3.6. Mutilazione e i diritti dei fanciulli La Convenzione per i diritti dei fanciulli eŽ stato il primo strumento internazionale che si eŽ occupato direttamente delle pratiche tradizionali che sono viste quale violazione dei diritti umani.

UnŽ adulto, sia uomo che donna, eŽ completamente libero di sottomettersi ad un rituale o di seguire o meno una tradizione, ma una bambina, che non ha ancora formato il suo giudizio critico, non puoŽdare il suo consenso, ma semplicemente subisce un danno irreversibile impostole dagli adulti. Le reazioni delle bambine, panico e shock provocato dal dolore estremo, il 78 bisogno che vi siano almeno sei adulti per tenere ferma una bambina di 8 anni, indicano che tale pratica eŽ paragonabile alla tortura.

Precisazioni riguardo al tema si ritrovano anche nella Dichiarazione per lŽ eliminazione di ogni forma di intolleranza o di discriminazione basata sulle credenze religiose statuendo che le pratiche religiose in cui un bambino cresce non devono menomare la sua integritaŽ fisica o psichica.

La mutilazione genitale femminile tocca anche il tema del diritto alla salute: la pratica mutilatoria provoca conseguenze irreversibili dal punto di vista fisico e psichico. Ogni individuo ha diritto a godere dei massimi standards di salute fisica e mentale.

Le mutilazioni continuano ad essere praticate poicheŽ manca unŽ accesso informativo delle donne sulla loro salute sessuale e riproduttiva. Nel 1994 , in occasione della Conferenza Mondiale sullo sviluppo e sulle popolazioni, eŽ stata ribadita la connessione tra la salute ed i diritti umani.

La mutilazione genitale cosiŽ come illustrata ha una interdipendenza ed indivisibilitaŽ dal tema dei diritti umani. La violazione del diritto allŽ integritaŽ fisica e mentale delle bambine e delle donne non puoŽ essere vista isolata dalla privazione dei diritti civili, politici e sociali delle donne. Per questo gli stati si devono attivare per lŽ eliminazione di tali pratiche: si deve riconoscere che le violenze nei confronti delle donne sono connesse al problema della discriminazione non solo in base al sesso, ma in ogni sua forma.

79 3.7. Mutilazione genitale femminile e asilo In molte giurisdizioni, le donne sono state riconosciute quali rifugiate nel rispetto della Convenzione del 1951, relativa allo status dei rifugiati, percheŽ sono state considerate a rischio di mutilazione nel caso in cui facessero ritorno nelle loro terre dŽ origine. EŽ importante notare che comunque sono solo unŽ esiguo numero di casi.

Nel 1993, il Canada ha concesso lo status di rifugiata ad una donna somala, Hassan Farah, la quale eŽ fuggita con la figlia di dieci anni, Hodan, percheŽ non voleva che la figlia fosse sottoposta alla mutilazione. LŽ ufficio di immigrazione ha accolto la domanda, poicheŽ ha creduto che se fossero ritornate in Somalia, il diritto di Hodan alla sicurezza personale sarebbe stato infranto.

Nel 1996 Fauziya Kasinga, che eŽ scappata dal Togo per non essere sottoposta alla mutilazione, ha acquistato lo status di rifugiata negli Stati Uniti.

Ha passato un anno in condizioni orribili in un carcere americano.

AllŽ inizio un giudice dellŽ immigrazione ha rigettato la sua domanda, non credendo a cioŽ che la ragazza affermava, poicheŽ risultava qualcosa di impensabile.

Fortunatamente in fase dŽ appello la sentenza eŽ stata modificata e Fauziya ha visto accolta la sua domanda dŽ asilo.

Nel 1997 a due famiglie provenienti dal Togo eŽ stato garantito asilo in Svezia, ma non secondo i parametri della Convenzione del 1951: hanno un permesso di soggiorno per motivi umanitari.

80 Stati quali lŽ Australia riconoscono che talvolta la mutilazione genitale femminile costituisce una forma di persecuzione.

La commissione per i rifugiati ha espresso la sua posizione nei confronti della mutilazione genitale femminile: ” La mutilazione genitale femminile causa danni alla salute fisica e psichica; viola i diritti umani, e puoŽ essere vista quale persecuzione. La tolleranza di tali atti da parte delle autoritaŽ e la mancanza di provvedere alla protezione devono essere visti quali atti di acquiescenza alla violenza.” Una donna deve essere considerata rifugiata se lei oppure le sue figlie temono di essere sottoposte a mutilazione senza il loro consenso, oppure hanno paura di essere perseguitate poicheŽ si rifiutano di sottoporsi alla mutilazione.

Nella Convenzione sullo stato dei rifugiati viene definito rifugiato qualcuno che ha fondate paure di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalitaŽ, appartenenza ad un particolare gruppo sociale o politico, eŽ fuori dallo stato di nazionalitaŽ ed eŽ incapace di avvalersi della protezione di tale stato. Sotto questa definizione, le donne che appartengono a determinati gruppi sociali o etnici, che sono a rischio di mutilazione genitale femminile, possono essere collocate nella categoria di “un particolare gruppo sociale”. EŽ irrilevante il numero dei membri di tale gruppo.

Il piuŽ delle volte in cui le donne africane richiedono asilo, lo richiedono basandosi su altri presupposti. Ed eŽ per questo che si vedono rifiutare la loro domanda di asilo. Non eŽ semplice per loro, anzi eŽ vietato parlare della loro paura di essere mutilate. Inoltre per loro la regola della circoncisione eŽ una 81 regola della normalitaŽ. Solo le donne che hanno preso coscienza della gravitaŽ e delle conseguenze di tale pratica cercano con la fuga di ribellarsi al sistema imposto dalla loro cultura. Non hanno la libertaŽ delle donne occidentali di poter esprimere la loro sessualitaŽ. In situazioni di paura non riescono ad esprimere cioŽ che veramente le ha portate ha fuggire dal loro stato di origine in uno stato in cui possono richiedere asilo politico.

Per comprendere appieno il problema delle mutilazioni eŽ necessario fare unŽ analisi in loco, prendendo in considerazione la cultura e il sistema sociale per capire appieno le ragioni che inducono determinate etnie a utilizzare determinate pratiche e tradizioni.

3.8. Analisi del fenomeno con riferimento socio-culturale al luogo di origine e alla terra di immigrazione – riferimento specifico all’ Occidente (America ed Europa) e all’ Italia Per meglio capire il fenomeno della mutilazione genitale facendo riferimento al luogo di origine e al substrato culturale ho deciso di allegare alcuni articoli riguardanti diversi stati africani dove la pratica e’ diffusa, per avere un’ idea di come il tema venga affrontato dalle donne direttamente partecipi di tale fenomeno. Riporto situazioni di stati in cui le donne hanno preso coscienza dei pericoli della pratica, mentre vi sono alcuni stati in cui la presenza di gruppi etnici di donne, che hanno un forte peso nella comunitaŽ, combattono attivamente per il mantenimento della pratica.

82 In Occidente, il fenomeno viene analizzato in rapporto allŽintegrazione dei gruppi di immigrate nella societaŽ di accoglienza e di come i vari stati si attivano per bandire dalle nostre societaŽ tale pratica crudele.

Donne e bambini sono soggetti ad abuso e discriminazioni, la mutilazione genitale femminile rimane un problema in Somalia.

Una chiave dei problemi riguardanti i diritti umani rimane la mancanza dei diritti politici e lŽ assenza di unŽ autoritaŽ centrale, i legami con antiche culture e punizioni, quali le mutilazioni e le lapidazioni, terribili condizioni nello stato di detenzione, discriminazioni sociali nei confronti delle donne, il maltrattamento di donne e bambini, inclusa la mutilazione genitale femminile.

Sebbene le donne si muovono dietro le scene ed hanno un ruolo nelle varie fazioni, il gruppo delle donne rimane comunque al di fuori del processo politico.

Nessuna donna occupa una posizione di spicco nella vita pubblica.

La discriminazione nei confronti delle donne e gli abusi nei confronti dei bambini continuano ad essere un serio problema.

Le donne sono soggette ad un livello sproporzionato di violenze nelle guerre civili.

Le donne sono sistemeticamente subordinate alla cultura patriarcale.

La mutilazione genitale femminile, che eŽ largamente condannata dalla comunitaŽ internazionale, quale pratica che danneggia la salute mentale e fisica, in Somalia eŽ una pratica universale. Il 98% della popolazione femminile eŽ stato sottoposto a tale rito iniziatico.

83 Dal 1991 la pratica eŽ considerata illegale, da quando il governo Siad Barre eŽ decaduto; rimane tecnicamente illegale, ma nuove leggi contro la pratica non sono ancora state emanate.

Mentre le agenzie dellŽOnu e altre Organizzazioni non governative stanno facendo grandi sforzi per educare ai problemi della mutilazione femminile, ancora nessuna statistica eŽ disponibile per dimostrare il loro successo.

3.8.1 Somalia: le donne lottano per i loro diritti Mentre la Somalia lotta per sopravvivere e per guadagnarsi lŽ indipendenza, le donne lottano per unŽ altra causa: i loro diritti. La Somalia significa donne oppresse. Donne e uomini non hanno gli stessi diritti. Si dice che il posto migliore per le donne eŽ la casa e che la religione musulmana lo conferma e lo impone.

In questa societaŽ che eŽ per lo piuŽ nomade le donne hanno il compito di costruire le case, di occuparsi del bestiame ad eccezione dei cammelli, che per il loro prestigio non permettono una cura femminile.

Se si divorzia, la donna deve restituire i figli, gli animali e qualsiasi altra cosa;.se rimane vedova deve sposare un fratello del marito.

La posizione delle donne negli ultimi anni eŽ cambiata poicheŽ date le guerre le donne sono rimaste sole e hanno dovuto provvedere ai bisogni familiari: cioŽ ha permesso loro di acquistare una certa indipendenza dal punto di vista economico e sociale. Alla fine dei conflitti lo stato ha richiesto alle donne di rioccupare la loro posizione subordinata. Ma la maggior parte delle donne ha 84 dovuto continuare a lavorare poicheŽ, rimaste vedove, devono poter assolvere alle esigenze della famiglia.

Il problema di fondo eŽ che le donne somale si considerano ineguali rispetto agli uomini.

Connessa alla posizione inferiore delle donne, culturalmente accettata, cŽ eŽ la pratica universale della circoncisione. Prima della pubertaŽ tutte le ragazze vengono infibulate. Questo rito puoŽ essere fatale per la salute fisica e psichica.

La circoncisione eŽ sacra, e vieni considerata impura se non ti sottoponi ad essa. Per le donne eŽ un tabuŽ. Fa parte della cultura e nessuno puoŽ cambiarla. Le donne somale hanno il piuŽ grande spirito libero nel mondo, ma dal punto di vista culturale e tradizionale sono le maggiormente oppresse.

Sunna e fondamentalismo islamico In Somalia, con il vuoto di potere creato dalla guerra, la scena eŽ ormai sempre piuŽ occupata dallŽ ingombrante presenza del fondamentalismo islamico che sta prendendo il posto del vecchio clero tradizionale e sta ristrutturando comportamenti e percorsi di vita secondo modelli improntati a una rigida osservanza dottrinaria. Attualmente il clero fondamentalista cerca infatti di inculcare nella cultura tribale che lŽ infibulazione non rientra in nessuna prescrizione religiosa – il corano non ne parla – ma appartiene al tessuto culturale preesistente allŽarrivo dellŽ Islam , appartiene ad “ una cattiva cultura “ e come tale va proibita.

Introdottosi, dopo che la guerra aveva lacerato il tessuto tradizionale, il fondamentalismo si eŽ radicato facilmente nella vita delle persone. La sua 85 efficacia eŽ dovuta a una strategia di penetrazione dal basso che ha scelto di parlare al cuore e alla fede della gente facendo leva su appartenenze consolidate. Spesso sembra che lŽ osservanza religiosa abbia la meglio sulla fedeltaŽ alla tradizione.

3.8.2. I rituali di circoncisione creano conflitti culturali per le donne somale In Africa eŽ considerato un rito di passaggio. Negli USA e negli stati civilizzati eŽ considerato unŽ abuso ed eŽ illegale.

Hawa aveva sei mesi quando eŽ stata mutilata. Quando eŽ cresciuta ha realizzato che la sua mutilazione non rispettava gli standard e allŽ etaŽ di 7 anni ha deciso di sottoporsi ad una nuova mutilazione.

Ricorda solo il dolore e il trauma: ha capito troppo tardi cosa significava essere mutilata.

Ora vive negli Stati Uniti e combatte per eliminare questa pratica centenaria.

Hawa si eŽ trovata nel mezzo di un conflitto culturale. E non eŽ la sola.

Dalle statistiche risulta che circa 160mila ragazze e donne immigrate negli USA sono state sottoposte alla mutilazione o sono a rischio di mutilazione.

Ogni giorno donne come Hawa si ritovano nel mezzo di un conflitto culturale.

La tradizione somala richiede la mutilazione genitale, credendo che assicuri la verginitaŽ femminile, che promuova la fedeltaŽ coniugale. Per queste donne e per le loro figlie, la mutilazione eŽ legata alla loro immagine, e al loro futuro quale mogli.

86 Ma la loro nuova cultura americana considera la pratica quale un abuso ed eŽ illegale.

Alcune donne hanno fatto richiesta dŽ asilo percheŽ hanno paura di essere mutilate se fanno ritorno nel loro stato dŽorigine. Nella cultura africana il rito fa parte dellŽ infanzia e dopo che si eŽ sottoposte alla pratica diventa unŽ argomento tabuŽ, di cui non se ne fa piuŽ parola . Inoltre si crede erroneamente che eŽ la religione ad imporre questo rito iniziatico. La tradizione e la cultura sono cosiŽ legate che se sei contraria alla tradizione sei contro anche alla religione.

Non eŽ cosiŽ facile abbattere tali credenze e preconcetti.

Hawa eŽ musulmana praticante, ma ha deciso di ribellarsi alla pratica mutilatoria percheŽ la trova unŽ affronto alla dignitaŽ umana e soprattutto nei confronti delle bambine che non hanno ancora la possibilitaŽ di esprimere i loro desideri e i loro sentimenti e si affidano ciecamente al buon senso delle loro madri.

Lo scontro culturale si manifesta in campo medico dove il personale si trova in una situazione conflittuale: devono sviluppare tecniche culturalmente sensibili per salvare vite umane e per non contrastare le tradizioni e la cultura.

Le donne africane sanno di essere differenti dalle donne americane, ma non hanno idea di come sia un corpo umano femminile inalterato. Dal punto di vista femminile la mutilazione eŽ vista quale una procedura orribile, disumana, ma facendo cosiŽ si vittimizza solamente, poicheŽ le donne africane non si vedono e non si sentono mutilate.

87 Le bambine africane aspettano con ansia questo momento. EŽ un rito di passaggio nel mondo adulto e delle donne ed eŽ visto quale attributo di bellezza. Quando le donne africane si trovano a contatto con la cultura occidentale si sentono orribili ed emarginate percheŽ circoncise.

Il concepire leggi che considerano la pratica illegale e che la puniscono con la detenzione, non ferma dal punto di vista culturale la pratica. Se illegale nel paese di immigrazione, cŽ eŽ sempre il paese dŽ origine dove far ritorno e dove la mutilazione eŽ la regola.

Le donne africane immigrate sono in una posizione vulnerabile e fragile.

La pratica esiste da circa diecimila anni. In Africa le donne non hanno scelta. Si trovano a dover rifiutare una pratica che fa parte della loro cultura e delle loro tradizioni.

La mutilazione genitale femminile viene spesso descritta quale un antico rito musulmano, quando di fatto eŽ una pratica che eŽ predatata e si pensa risale ad epoca pregiudaica. Non vi eŽ menzione della pratica nel Corano, e vi eŽ solo un passaggio che testimonia che donne in Medina si sono sottoposte a circoncisione, ma il profeta ha detto che cioŽ non deve essere fatto in maniera radicale. Ma gli estremisti hanno interpretato tale passaggio credendo che la mutilazione sia obbligatoria. Da statistiche si rileva che circa 100 milioni di donne sono state circoncise. EŽ praticata in molti Stati africani, in alcune regioni asiatiche e in alcuni stati del Medio Oriente.

88 3.8.3. La mutilazione genitale femminile in Egitto:una singolare visione con una pluralita’ di dimensioni LŽ argomento della mutilazione genitale femminile ha trovato spazio nella societaŽ egiziana, dove eŽ largamente praticata.

NellŽ Ottobre del 1994 eŽ stata creata una coalizione di organizzazioni e di individui che condividono le stesse idee e che sono attivi nel campo dei diritti umani, dello sviluppo, della salute e dellŽeducazione.

Il Ministero della SanitaŽ ha emesso un decreto, che condanna la mutilazione genitale femminile, praticata negli ospedali e strutture sanitarie pubbliche. Un gruppo conservativo si eŽ opposto a tale decreto, affermando che eŽ al di fuori dei poteri legali conferiti al ministero, di emanare determinati decreti. Il decreto eŽ stato impugnato, ma presso la piuŽ alta corte amministrativa ha trovato la sua completa validitaŽ, poicheŽ il Ministero ha operato senza abuso di potere e non vi eŽ nessun testo islamico che eŽ esplicitamente orientato a favore della mutilazione genitale femminile.

LŽ impatto di tale vicenda e Ž stato positivo dal punto di vista sociale, ma non si pensa che cioŽ possa cambiare radicalmente i comportamenti umani, che sono radicati nelle tradizioni e nella societaŽ.

Chi vuole sottoporre a mutilazione la propria figlia non si preoccuperaŽ delle leggi in vigore e potraŽ sempre farlo in clandestinitaŽ.

Nel 1997 il tema della mutilazione eŽ stato discusso sotto piuŽ punti di vista: dal punto di vista religioso, medico, sociale, legale.

89 Non eŽ facile usare argomenti dal punto di vista religioso, percheŽ eŽ il campo dove si trovano le maggiori fonti di ambiguitaŽ. In Egitto, in nome della religione, la pratica mutilatoria ha trovato una sorta di santitaŽ e misticismo, che eŽ difficile da condividere ed accettare.

Il punto di vista medico sembra essere migliore per portare avanti un discorso che milita a favore dellŽabolizione della pratica. Vengono apportate documentazioni mediche e scientifiche che non sono cosiŽ critiche nei confronti delle tradizioni e della cultura. PeroŽ ci si scontra con la realtaŽ che vede medici professionali praticare la mutilazione.

In Egitto la situazione non eŽ pronta per i cambiamenti: non si vuole abolire la pratica, la si vuole medicalizzare in maniera da renderla perfetta nelle condizioni igenico-sanitarie.

Le organizzazioni non governative, quali Equality Now, hanno deciso di analizzare e prendere misure contro la mutilazione usando lŽ approccio della ineguaglianza e della discriminazione nei confronti delle donne; hanno cercato di sensibilizzare le donne a proposito del tema della mutilazione attraverso la pubblicazione di guide che analizzano i danni fisici e psicologici legati alla pratica dellŽ infibulazione. Attraverso la rete degli organismi non organizzativi e dei loro informatori si sta facendo una campagna a largo raggio in Egitto, in circa 26 provincie. Inoltre per poter meglio informare la popolazione si eŽ cercato di sensibilizzare i media che sono il mezzo di comunicazione piuŽ semplice ove cŽeŽ un’ elevato tasso di analfabetismo. Il progetto non ha trovato 90 risultati poicheŽ i sostenitori della pratica hanno i loro media e la battaglia eŽ stata portata avanti in posizione non paritaria.

3.8.4. Sierra Leone: La societaŽiniziatica segreta delle donne del gruppo etnico Bundo La societaŽ iniziatica segreta delle donne del gruppo etnico Bundo in Sierra Leone ha il compito specifico di formare le bambine, nel corso di un periodo di tirocinio che varia da uno a due anni, a diventare delle donne. Esse apprendono tutto cioŽ che eŽ necessario nella loro vita futura di spose e madri. Alla fine di tale periodo, in occasione di una grande festa vengono circoncise ed entrano a far parte a pieno titolo nella comunitaŽ. Durante il periodo di insegnamento, le bambine vivono isolate dalla societaŽ: non hanno nessun contatto esterno.

Il capo di questa societaŽ eŽ una donna di alto rango, anziana e rispettata dallŽ intera comunitaŽ, uomini compresi. Ha conoscenze mediche, compie i riti di iniziazione, ma cioŽ che la rende privilegiata eŽ che possiede dei poteri mistici con i quali puoŽ evocare gli spiriti ancestrali.

Il potere di questa associazione, non riconosciuta dal punto di vista legale, si spinge fino a delle vere e proprie lotte per il mantenimento della pratica circoncisoria. Le donne appartenenti a questo gruppo, circa il 90% della popolazione femminile del Sierra Leone, non vogliono che le autoritaŽ governative siano influenzate dalle diverse campagne messe in atto per lŽabolizione della pratica escissoria.

91 Credono che le campagne per lŽ abolizione della pratica abbiano lo scopo di eliminare tale societaŽ iniziatica che per loro eŽ il cuore della tradizione.

3.8.5. Adottare la circoncisione femminile nel Sud del Chad: LŽesperienza del villaggio di MyabeŽ La pratica della circoncisione femminile eŽ una tradizione che ha origini lontanissime e si discute del suo intrinseco valore culturale. Esiste un caso in Africa che non eŽ supportato dal fatto che sia una tradizione millenaria. Nel villaggio di MyabeŽ, nel sud del Chad si eŽ iniziato a praticare la circoncisione femminile ( clitoridectomia ) circa 20 anni fa. Il rito non eŽ imposto dalla famiglia o dagli anziani del villaggio. LŽ impeto nellŽ adozione della pratica proviene dalle adolescenti, le quali organizzano da sole la cerimonia, si preoccupano di trovare unŽ operatrice. Per loro la pratica eŽ uno stile moderno, un seguire la moda. Non lo fanno per ragioni religiose o sociali. EŽ interessante ascoltare cioŽ che hanno da raccontare.

Zaki: “ Ora imitano il modernismo. La circoncisione eŽ modernismo. Arriva da qualche altra parte. Non so da dove viene. Dicono che provenga da Sara Madjingaye ma non lo so. “ Zaki probabilmente eŽ la donna piuŽ anziana del villaggio. Ha vissuto lŽ esperienza coloniale, la quale ha proibito alle donne di sottoporsi a riti dŽ iniziazione quali il piercing alle labbra. Queste donne si sono sottomesse per paura dellŽ uomo bianco, ma non hanno domandato il percheŽ dellŽ abolizione della pratica.

92 Pensa che le adolescenti si sottopongono alla circoncisione per bisogno di imitazione. A lei non disturba che tali riti vengano praticati: non vede che ci sia un pericolo. Se non fosse qualcosa di positivo nessuno avrebbe questo istinto di copiare.

Nabia: “ Ho imitato le mie amiche. Ho visto la danza di FatimeŽ e ho pensato fosse bella. Noi chiamiamo chi non si sottopone al rituale “Sato”. Se ti chiamano Sato, ti sottoponi sicuramente al rito “.

CŽ eŽ un forte senso dŽ appartenenza al gruppo, lŽ idea di partecipare a delle cerimonie e a delle danze. Credono che sottoponendosi al rito, diventino piuŽ attraenti e seducenti agli occhi maschili. Bisogna seguire lŽ istinto di imitazione.

Nessuna di loro parla del rito in seŽ stesso. Sono felici dei riti che seguono, dei nuovi vestiti che ricevono, felici di poter condividere con le loro coetanee le stesse esperienze.

Munikir: “ Il rito non ha uno scopo, eŽ solo per piacere. Tu vai, vieni circoncisa, ti regalano vestiti e soldi. Ero felice. “ Munikir ha visto le sue coetanee e amiche che si erano sottoposte al rito e ha chiesto a suo padre se poteva anche lei parteciparvi. Il padre non ha accettato con facilitaŽ, ma poi le ha fatto dei regali a rito concluso.

Per lei era un rito dŽ iniziazione nel mondo degli adulti. Il rito aveva qualcosa di magico. Era felice percheŽ nessuno lŽ aveva cosiŽ accudita e coccolata.

Kadja: “Puoi partecipare al rito. Nessuno nel villaggio te lo impone o te lo proibisce. Era mio desiderio essere circoncisa” 93 Prima di andare alla cerimonia, Kadja aveva solo una vaga idea di che cosa lŽ aspettasse. Sapeva che le avrebbero tagliato via qualcosa chiamato clitoride. LŽ operatrice le ha spiegato poi cosŽ era e ha chiesto che rimanesse un segreto, che non si doveva neanche dirlo alle proprie sorelle. Per Kadja se le donne sono curiose di sapere cosa succede durante il rito, devono provare esse stesse. Lei crede che bisogna sottoporsi alla pratica volontariamente, nessuno ha il diritto di importi questo rito. Per questo non bisogna parlarne.

Nanda, capo del villaggio: “ Le adolescenti non ascoltano. Vanno in altri villaggi e tornano. Per me eŽ ignoranza, non bellezza. Mi arrabbio. Le persone anziane mi ascoltano, mentre i giovani no. CioŽ mi ferisce.” Nanda eŽ il capo del villaggio di MayabeŽ, considerato la suprema autoritaŽ religiosa e spirituale. Nanda eŽ contrario alla pratica, percheŽ non discende dai loro antenati e non eŽ mai stata praticata prima. EŽ riuscito a mantenere la pratica lontana dal suo villaggio. Viene praticata nei villaggi vicini, dove le adolescenti si recano volontariamente per sottoporsi al rito. Nessuna operatrice vive o pratica nel villaggio. Nanda crede che questo rito disturbi i riti naturali della natura, ad esempio il fatto che non piove eŽ dovuto alla pratica della circoncisione.

Genitori: La maggior parte dei genitori eŽ confusa dal comportamento delle adolescenti. La circoncisione femminile eŽ un rito della nuova generazione. Non vi eŽ nessun caso in cui una madre che eŽ circoncisa induca la figlia a circoncidersi, e solo una madre circoncisa, ha due figlie che hanno lŽ etaŽ per essere circoncise. Non hanno neanche idea di cosa succeda durante il rito 94 poicheŽ non hanno accesso al luogo dellŽ iniziazione. I genitori sono per la maggior parte contrari al rito, ma dai loro discorsi trapela comunque un possibile cambiamento di rotta.

“ Ho sette bambini di cui tre bambine e non lascio che qualcuno mi asporti la clitoride e mi lasci sanguinare. Due delle mie figlie sono circoncise e lo hanno fatto senza il mio consenso. Non so come siano, percheŽ essendo non circoncisa non le posso vedere.” “ Ho sette bambine, solo una eŽ circoncisa. Non ho parlato con loro, mia figlia ha deciso da sola di sottoporsi al rito. LŽ operatrice era responsabile della salute di mia figlia. Ma alla fine sono stata obbligata ad accettare il desiderio di mia figlia.” “ Le ragazze non sanno cosa fanno quando si avviano alla circoncisione.

Vedono solo le danze e i regali e vogliono partecipare a questa festa.” “ Se il capo del villaggio autorizza il rito, porteroŽ le mie figlie, in caso contrario rispetteroŽ il volere del nostro capo.” LŽ esperienza della circoncisione femminile in MyabeŽ devia dalle descrizioni e analisi che circolano nella letteratura: suggerisce che la pratica non eŽ cosi monolitica come gli standards narrativi propongono.

Forse la divergenza piuŽ forte eŽ il fatto di come sia recente lŽ instaurazione della pratica, che si eŽ sviluppata circa 20 anni fa. Altri punti di contrasto sono ugualmente riscontrabili. La circoncisione non fa parte di un rito di passaggio per le adolescenti, non eŽ un prerequisito del matrimonio o della gravidanza, non viene imposta alle giovani generazioni. La maggior parte dei familiari 95 oppone resistenza allŽ introduzione della pratica, proibendo alle loro figlie di parteciparvi e manifestando sentimenti quali la rabbia, disgusto, confusione e alla fine solo rassegnazione.

Le adolescenti sono le innovatrice e le sperimentatrici. LŽ adozione della pratica daŽ sfondo a innumerevoli domande. Non sappiamo se considerano la pratica, quale rito di passaggio o se serve a rafforzare lŽ appartenenza al gruppo.

LŽ esperienza di MayabeŽ, mostra che al momento attuale, la pratica non ha significato simbolico. Sebbene le adolescenti esortino allŽ introduzione del rito nel loro villaggio, mostrano comunque un livello di persuasione non molto alto, sono disorganizzate, la natura della volontaŽ eŽ legata al comportamento delle loro coetanee. Si sottopongono al rito, che per loro eŽ una moda, un modo di essere ribelli.

Il caso di MayabeŽ mostra che bisogna ampliare il nostro modo di concepire la circoncisione femminile e sviluppare nuovi progetti per capire e agire.

3.8.6. Proposte legislative nei paesi Africani EŽ nel Sudan del nord, Somalia, Djibuti, che si eŽ riscontrata la piuŽ alta percentuale di donne che sono state sottoposte ad infibulazione. In questi paesi quasi tutte le donne hanno subito lŽ infibulazione ed eŽ proprio in questi Paesi che sono stati fatti i principali sforzi per eliminare tale pratica, anche se cŽ eŽ ancora molto da fare. Qui si accenna alle proposte di natura legislativa vera e propria, mentre in un capitolo successivo prenderoŽ in analisi lo sviluppo di riti alternativi di iniziazione che hanno una base piuŽ legata al rispetto della cultura 96 e delle tradizioni, noncheŽ a progetti occidentali di educazione e di sensibilizzazione nei confronti del fenomeno delle mutilazioni genitali femminili.

Lo strumento legislativo, in Africa, non ha lo stesso peso e non vincola la popolazione come in Occidente. Molti sono i fattori che incidono, quali lŽ analfabetismo, lŽ alta densitaŽ della popolazione rurale, il rispetto cieco nelle tradizioni. La maggior parte della popolazione ignora lŽ esistenza delle leggi, inoltre manca un sistema centralizzato di controllo del rispetto delle leggi. La legge, non eŽ lo strumento adeguato per avere degli effettivi riscontri al riguardo della pratica circoncisoria femminile.

Oltre allo strumento legislativo vero e proprio bisogna accennare al lavoro che ha intrapreso il Comitato Interafricano, sotto mandato delle Nazioni Unite.

Scopo del lavoro di tale Comitato eŽ lŽ individuazione delle ragioni vere della pratica e la lotta sul campo per lŽ eliminazione della mutilazione genitale femminile. Sono stati istituiti diversi comitati in 26 Paesi dellŽ Africa.

Le finalitaŽ di tali comitati si sviluppano in programmi di informazione ed educazione progressiva; in produzione di materiale informativo ed educativo; In campagne di sensibilizzazione e in programmi di formazione degli informatori.

Sudan Il Sudan eŽ il paese che ha la piuŽ lunga storia nel tentare di eliminare la circoncisione femminile; tuttavia al giorno dŽ oggi piuŽ dellŽ 80% delle donne continuano a subire lŽinfibulazione. Il paese eŽ lŽ unico dellŽAfrica che abbia un passato legislativo contro tale pratica; inoltre essendo un paese con cultura 97 mista africana ed araba, esso puoŽ influenzare sia il Medio Oriente arabo sia lŽ Africa a sud del Sahara.

I primi tentativi di analizzare e di combattere le mutilazioni sono stati fatti ad opera degli inglesi colonizzatori, attraverso lŽ istituzione di un Comitato medico nel 1943, il quale alla fine di una ricerca sul campo pubblicoŽ un libretto in arabo ed inglese, il quale asseriva che lŽ infibulazione era dannosa e che doveva essere abolita. La campagna informativa non diede gli effetti sperati, quindi si provoŽ a ricorrere allo strumento legislativo. (1946) I genitori si affrettarono a far infibulare le loro figlie prima che la legislazione entrasse in vigore. CioŽ mostra quanto sia importante per gli africani il rispetto delle tradizioni, non essendo abituati ad essere soggetti alla legge e al suo rispetto.

LŽ educazione sessuale per tutti i due sessi ha fatto significativi passi avanti in Sudan, ma rapporti e statistiche dimostrano che per quel che concerne lŽ infibulazione vi sono stati solo dei piccoli cambiamenti.

Dal 1988 esiste il Comitato sudanese per lŽ eradicazione delle pratiche tradizionali della mutilazione femminile che tenta unŽ informazione di massa.

Somalia Nel 1977, quando si costituiŽ lŽ Organizzazione Democratica delle Donne Somale (SWDO), unŽ operatrice sanitaria specializzata (Edna Adan Ismail) infranse il taboo e parloŽ, con il beneplacito del governo, dellŽ infibulazione.

Aveva paura che le donne presenti nella sala potessero essere indignate ed 98 offese. Al contrario, esse si alzarono in piedi ed applaudirono. Venne chiesta a gran voce lŽ abolizione dellŽ infibulazione.

PiuŽ tardi, tale organizzazione divenne lŽ agente esecutivo della Commissione per lŽ abolizione della pratica, nominata dal governo somalo.

In Somalia e in altri paesi africani, lŽ operazione viene effettuata negli ospedali, sotto anestesia, per eliminare il pericolo di danni ed infezioni che si presentano nelle operazioni tradizionali. In realtaŽ il sistema ufficiale ha sempre incoraggiato le “ sunne poco dannose “ che principalmente consistono in un piccola puntura del clitoride che lascia fluire poche gocce di sangue. CioŽ significa conquistarsi la possibilitaŽ di estirpare la ben piuŽ drastica operazione dellŽ infibulazione. In Somalia lŽ operazione eŽ stata attualmente bandita da tutti gli ospedali statali e la campagna di educazione sanitaria eŽ mirata a dimostrare che non vi sono razionali ragioni nella mutilazione, che non eŽ benefica per la salute, non rende piuŽ puliti, non rende piuŽ islamici e che non garantisce affatto la verginitaŽ.

Edna Adar Ismail eŽ sicura del fatto che la mutilazione genitale femminile debba essere trattata come un problema sanitario. Non si puoŽ rivolgersi alle donne somale, invocando argomenti quali la liberazione sessuale, per portare avanti una campagna di abolizione della pratica. Bisogna aver rispetto ed essere sensibili alla cultura somala, nella quale per le donne non eŽ cosiŽ facile parlare della loro sessualitaŽ.

Durante il seminario dellŽOMS a Khartoum nel 1979, sono state elencate le misure necessarie a combattere le mutilazioni in Somalia. Le varie proposte si 99 centravano su progetti, campagne di sensibilizzazione che dovevano raggiungere il piuŽ grande numero possibile di persone in tutto il paese.

Sono stati finanziati anche progetti di addestramento per educatori, allo scopo di educare i diversi assistenti sanitari.

Dopo i conflitti del 1991, passi in avanti si stanno verificando nel territorio somalo. Nella parte a sud del paese con capitale Mogadiscio, gli integralisti islamici hanno vietato lŽ infibulazione e ogni altra forma di mutilazione sessuale.

In altre parti del paese, sono stati elaborati progetti e seminari per eliminare le mutilazioni sessuali dalla Somalia e prevenire con lŽ educazione delle future madri eventuali complicazioni sanitarie e sociali in conseguenza delle circoncisioni. Tali progetti stanno avendo successo poicheŽ sono promossi da donne.

Per ora non si ha nessun dato certo di quante bambine sono state salvate complessivamente in Somalia, ma un fatto eŽ certo: la mentalitaŽ stessa che era di supporto alle mutilazioni appartiene agli anziani e non ai giovani; con il cambio di guardia generazionale si nutrono molte speranze per il futuro delle bambine.

Egitto NellŽ Ottobre del 1982 fu iniziato un programma da sviluppare in tre anni per rendere effettive le risoluzioni approvate nel seminario del 1979, finanziato dal Comitato dŽ emergenza per la Popolazione e dallŽ Associazione per la Pianificazione familiare del Cairo, che prevedeva produzione di materiale informativo a uso specifico di medici, assistenti sociali e gruppi di lavoro. Uno 100 studio aveva dimostrato che circa lŽ80% delle donne intervistate erano state circoncise. La principale ragione fornita fu che le vecchie usanze e tradizioni venivano accettate senza discussione dalle nuove generazioni. Sulla base di effettive esperienze, inizioŽ un programma informativo. Venne formato un comitato nazionale al fine di combattere la pratica della circoncisione femminile.

Dal 1985, esso ha intrapreso una campagna di educazione pubblica rivolta, in specifico, ai reparti ospedalieri di maternitaŽ e pediatria e ai centri di pianificazione familiare. Si eŽ iniziata una campagna educativa per gruppi sociali campione. Per ottenere la massima espansione sono stati usati i mezzi di comunicazione di massa. Principale scopo di tale progetto eŽ quello di presentare una proposta di legge che proibisca in maniera esplicita la mutilazione genitale femminile. Il comitato nazionale ritiene che solo la proibizione per legge avraŽ effetto determinante e porteraŽ ad una riduzione del fenomeno.

Nel dicembre del 1997, grazie alla decisione di un tribunale egiziano, la mutilazione genitale eŽ diventata illegale. Ma la maggior parte degli egiziani che operano per promuovere un reale cambiamento ammette che questa iniziativa del Tribunale, anche se utile ed importante, non rappresenta una soluzione definitiva, anche percheŽ le credenze locali sono cosiŽ forti e radicate che ci vorranno alcuni anni per valutare lŽ effetto di questa decisione.

Futuri programmi si dovranno rivolgere anche ad un pubblico maschile per sortire gli effettti desiderati, percheŽ senza cambiare o almeno mettere in discussione la mentalitaŽ maschile, non si risolveraŽ il problema.

101 Non eŽ dŽ aiuto neanche lŽ analfabetismo femminile, che riguarda il 60% delle egiziane.

3.8.7. Il corpo delle altre: donne africane in Italia LŽ immigrazione ci ha messo a contatto con abitudini non sempre facili da accettare e ancora meno da capire. Tra i tanti usi e costumi esotici arrivati nel nostro paese assieme agli immigrati quello che ha scatenato le reazioni piuŽ allarmanti sono state le mutilazioni dei genitali femminili. Un argomento di cui la maggioranza degli italiani poco o niente sapeva fino a quando non se le sono improvvisamente ritrovate in casa.

Non sempre chi ne parla sembra infatti a conoscenza delle dimensioni che ha assunto il fenomeno in Italia: vengono diffuse cifre gonfiate sulle bambine a rischio nel nostro paese, raramente si utilizza il tono giusto, a prevalere eŽ spesso una sindrome da intervento umanitario o peggio la tendenza a ridurle ad un fenomeno esotico con il rischio di farne un facile bersaglio dellŽ intolleranza razzista sempre pronta a tradurre ogni alteritaŽ in emarginazione.

Fino ad oggi, non si eŽ riusciti a darne un quadro esaustivo, che ne evidenziasse la complessitaŽ. Le mutilazioni genitali femminili ci pongono di fronte ad una situazione estrema, ad un conflitto normativo fondato sulla difficoltaŽ di riuscire a rispettare contemporaneamente i diritti umani di una persona e la sua appartenenza ad una cultura che prevede tra i suoi codici la possibilitaŽ di attentare allŽ integritaŽ fisica dei suoi membri.

La presenza in Italia di donne che sono state sottoposte a una qualche forma di mutilazione dei propri genitali, si configura di fatto come una nuova questione 102 sociale che richiede lŽ adozione di disposizioni specifiche sul piano di politiche pubbliche dirette a fronteggiare tale fenomeno. Il fenomeno si profila non solo dal punto di vista sanitario, ma anche da quello culturale. La questione risulta piuŽ complessa sul piano dei diritti di cittadinanza, dove ad essere in gioco eŽ il precario equilibrio tra la tutela della persona e rispetto delle differenze culturali.

Il problema eŽ come riuscire a conciliare due diversi imperativi in una situazione che vede di fatto la norma consuetudinaria del paese di origine essere piuŽ vincolante delle norme e delle leggi del paese di accoglienza.

Acculturazione e trasmigrazione CioŽ che segue sono le riflessioni a caldo di una ricerca che eŽ stata condotta su due differenti comunitaŽ di immigrate, somale e nigeriane, localizzate in due diversi contesti di accoglienza a Torino e a Roma. Lo scopo della ricerca era quello di analizzare le maniere in cui lŽ interazione con la societaŽ di accoglienza, possano modificare lŽ attaccamento delle donne africane ad una usanza che da tempo immemorabile regola la loro vita.

PuoŽ accadere che il contatto con altri corpi, altre idee e altre abitudini porti ad interrogarsi sulle ragioni e sulle utilitaŽ delle proprie. Alcune donne, attraverso il processo integrativo, si consapevolizzano delle gravi conseguenze delle mutilazioni e cominciano ad opporsi ad esse, risparmiando alle generazioni future sofferenze e shock.

Ma non sempre succede cosiŽ, non sempre il cambiamento coincide con i modelli della societaŽ ospitante. Molto spesso sortisce esiti opposti, e lŽ incontro con una realtaŽ cosiŽ diversa invece di stimolare un processo di trasformazione 103 puoŽ risospingere allŽ interno della propria cultura, vissuta come un rifugio per sottrarsi alla contaminazione e al contatto con modelli e valori estranei e come tali pericolosi.

Questo aspetto ostile e difensivo eŽ emerso soprattutto nelle donne somale a Torino. Si crea un rapporto conflittuale con il contesto di accoglienza, in cui le mutilazioni genitali femminili svolgono un ruolo molto importante, percheŽ trasformano il corpo di ogni donna in un confine etnico, che scoraggia da entrambe le parti ogni possibile forma di integrazione e che anzi rafforza il senso di appartenenza e lŽ attaccamento alla propria etnia e alla propria nazione.

Al momento attuale i fenomeni immigratori sono in fase di cambiamento: non vi eŽ un taglio netto con il paese dŽ origine, ma contatti regolari attraverso una complessa rete di comunicazioni, di relazioni commerciali, burocratiche, rituali e di traffici di varia natura.

Non si parla piuŽ di immigrazione, ma di trasmigrazione. LŽ immigrante non eŽ piuŽ una persona che fa ormai solo parte della societaŽ in cui si eŽ venuto a stabilire ma mantiene una rete di relazioni sociali che assicurano un collegamento regolare tra il luogo di approdo e luogo di partenza.

Le donne, che hanno partecipato alla ricerca, hanno rilevato la capacitaŽ di essere “ qui e liŽ contemporaneamente “, che permette loro di partecipare alle decisioni e alla vita della propria comunitaŽ. In una materia cosiŽ delicata come quella delle FGM, “ eŽ sempre in Africa che si decide “. Non solo per la pressione dei familiari che richiedono insistentemente se le bambine siano state 104 circoncise e, se non lo sono ancora, fanno in modo che cioŽ avvenga al piuŽ presto magari con un viaggio in Africa. Queste madri, hanno paura che in un futuro, ritornando in Africa, le proprie figlie possano essere emarginate dalla comunitaŽ, che ha un peso notevole nello sviluppo degli individui.

Vi eŽ un legame privilegiato e prioritario con la propria comunitaŽ di partenza in Africa che interviene a guidare, dosare, e orientare i rapporti tra le immigrate e la comunitaŽ di accoglienza. Il fatto che poi questi non siano sempre facili ma siano piuttosto segnati da tensioni di vario tipo e da una sostanziale difficoltaŽ dŽ intendersi su alcune questioni di principio finisce per rafforzare i rapporti con la comunitaŽ di origine. Si instaura un rapporto a tre – immigrate, comunitaŽ di partenza, societaŽ di accoglienza – che eŽ esposto a tensioni, intrecci, sovrapposizioni che non sono sempre facili da decifrare.

Il decidere delle donne se rimanere ancorate alle tradizioni o optare per il cambiamento dipende dal tipo di progetto migratorio per cui opteraŽ ognuna di loro, se temporaneo o definitivo. In questa seconda ipotesi il peso decisivo lo avranno i processi di acculturazione e a decidere saraŽ il tipo di contatto che si verraŽ a stabilire tra immigrate e societaŽ di accoglienza. Per quanto si eŽ potuto constatare, se il rapporto eŽ conflittuale e lŽintegrazione nel nuovo contesto difficile, allora a prevalere sono le norme della propria comunitaŽ etnica, se invece vi eŽ un rapporto di accettazione e di inserimento nella comunitaŽdi accoglienza, allora le mutilazioni genitali possono essere viste quale ostacolo ad unŽ effettiva integrazione.

105 Immigrate somale a Torino e a Roma Quasi tutte le donne somale che hanno partecipato a questa ricerca, sono persone in fuga da una situazione di fame e di terrore, donne costrette a scegliere la via dellŽ emigrazione o percheŽ appartenenti ad un clan a rischio o per sopperire ai bisogni della famiglia rimasta in Somalia, dove la vita quotidiana eŽ ancora molto precaria. Hanno etaŽ diverse, la maggior parte ha tra i 30 e i 40 anni. Per lo piuŽ sono donne sole, poche sono accompagnate dalle loro famiglie. Provengono tutte da aree urbane, soprattutto da Mogadiscio o da Merca, hanno un alto livello di scolarizzazione ma sono quasi tutte collaboratrici domestiche o prestano assistenza presso gli anziani.

Conducono tutte una doppia vita, una vita che si divide tra il lavoro segregato in interni domestici abitati da signore borghesi o da anziani disabili ed il fine settimana trascorso insieme ad altre quattro o cinque amiche. Tanto a Roma che a Torino tutte le somale da noi contattate si riuniscono in un luogo affittato in comune ogni fine settimana, per potersi sentire come in una comunitaŽ, per parlare la stessa lingua, per poter festeggiare ricorrenze comuni e scambiarsi informazioni su quello che succede in Somalia.

Prevale un certo stile di vita comunitaria. LŽ impressione che si ha eŽ quella di una comunitaŽ chiusa in se stessa; questo loro modo di vita le rende abbastanza impermeabili ad un contatto con la societaŽ di accoglienza che vada oltre lŽ attivitaŽ lavorativa.

A Torino si eŽ avuta lŽ impressione che queste donne abbiano un rapporto teso con la cittaŽ, che, se offre molto in termini di strutture di accoglienza, appare 106 meno aperta e disponibile nei confronti delle persone immigrate di quanto non sia a Roma, meno organizzata ma piuŽ accogliente. Le tensioni che segnano il rapporto tra immigrate e cittaŽ di Torino non dipende solo dal riserbo dei suoi abitanti, ma anche dalla fisionomia piuŽ strutturata della comunitaŽ somala. CŽ eŽ un forte senso della propria appartenenza comunitaria. In genere i pochi contatti con la societaŽ di accoglienza invece di incentivarne i rapporti, sembrano piuttosto portare gran parte di loro ad evitare i modelli di comportamento che vengono giudicati negativamente. Hanno la consapevolezza della diversitaŽ dei loro corpi e la tendenza a presevarli dal nostro sguardo e a sottrarli al nostro giudizio.

Per loro eŽ offensivo che si parli dei loro corpi. Ma quello che le disturba ancora di piuŽ sono gli stereotipi che circolano sullŽ infibulazione, in particolare la nostra presunzione di volerle liberare da un costume che crediamo che venga loro imposto con la forza e con lŽ inganno. Raccontano delle loro esperienza vissute, ma non vi eŽ nessuna traccia di cioŽ che noi crediamo sia loro imposto. CŽ eŽ solo la forza di alcune costrizioni sociali che esercitano una pressione a cui eŽ impossibile sottrarsi. Sono infatti le madri a farlo, convinte di agire per il bene delle figlie e sono le figlie a volersi sottoporsi alla pratica per non sentirsi escluse dal gruppo di appartenenza. La posta in gioco eŽ alta: si tratta di essere accettate e riconosciute come membri della comunitaŽ.

107 LŽ immigrazione nigeriana La situazione delle nigeriane in Italia eŽ molto diversa dallŽ esperienza somala.

Forse per alcuni aspetti eŽ piuŽ difficile, ma non appare cosiŽ drammatica. Non cŽ eŽ un tessuto comunitario cosiŽ strutturato, che sia in grado di proteggere e tutelare la propria appartenenza etnica. Gli itinerari delle nigeriane appaiono piuŽ individuali e casuali, lŽ approdo in Italia segue spesso i percorsi tortuosi della clandestinitaŽ. Anche se di fatto i circuiti dellŽ immigrazione fanno sempre capo a qualche parente o conoscente stabilitosi da tempo in Italia, le donne nigeriane non possono fare riferimento ad una struttura organizzata come quella somala.

Questa assenza di punti di rifrimento comunitaria ha una spiegazione con riferimento al paese di partenza: a differenza della Somalia, la Nigeria non ha un tessuto culturale, linguistico e religioso omogeneo, dal momento che eŽ uno stato federale formato da 36 stati, ciascuno dotato di considerevole autonomia.

Inoltre eŽ popolata da 250 gruppi etnici che hanno tradizioni, religioni e lingue diverse.

Hanno minori vincoli culturali che le rendono piuŽ aperte e disponibili nei confronti del paese di accoglienza.

Bisogna precisare che quasi la maggioranza di esse si prostituisce. Hanno delle esperienze completamente diverse dalle somale. Hanno un rapporto diverso con il loro corpo, non solo percheŽ vestono allŽ occidentale ma anche percheŽ sono utenti regolari del sistema sanitario, utilizzano le strutture pubbliche, e fanno regolari esami di routine.

108 Le nigeriane, che si sono sottoposte alla ricerca, provengono nella maggioranza dei casi da aree urbane, sono persone di etaŽ diverse, molte sono sposate, hanno quasi tutte un buon livello dŽ istruzione.

Non tutte quelle che sono state intervistate, sono state circoncise.

In Nigeria la percentuale delle donne circoncise eŽ sotto il 50%, sia percheŽ solo determinate etnie praticano la mutilazione, sia percheŽ negli anni Ž70 sono state promosse delle campagne contro la pratica da parte della chiesa cattolica e dal Ministero della SanitaŽ.

NellŽ insieme eŽ emerso che tutte queste donne non appaiono molto interessate al tema; hanno comunque deciso che non opereranno le proprie figlie poicheŽ per loro si tratta di unŽ usanza che “provoca solo delle sofferenze inutili“.

Emerge lŽ assenza di un vissuto traumatico , mentre le MGF non sembrano costituire un grosso problema dal punto di vista sanitario e di relazione.

Nel contesto dellŽimmigrazione questa situazione trova conferma in una maggiore apertura e disponibilitaŽ nelle opportunitaŽ di vita sociale offerte dal contatto con la societaŽ di accoglienza. La maggior parte dei loro comportamenti rivela unŽ apertura ai modelli occidentali, una disponibilitaŽ a processi di acculturazione che per alcune puoŽ diventare lŽoccasione per riformulare i propri progetti di vita fino alla scelta dellŽ Italia come proprio paese.

109 Mutilazioni sessuali: basta! In Italia qualcosa si sta muovendo. Molto lentamente ma nella giusta direzione.

Non si guarda solo allibiti e scioccati al fenomeno delle mutilazioni, ma si cerca di elaborare delle strategie e dei programmi per abolire la pratica, almeno in terra di immigrazione. La Commissione interistituzionale sta approntando delle linee guida per i medici, esperimenti di formazione a livello universitario, iniziative di sensibilizzazione e prevenzione a livello sanitario e scolastico, centri medici specializzati. Il rischio di mutilazione inoltre andrebbe inserito tra i motivi per concedere lŽ asilo politico. La posizione della Commissione eŽ molto chiara: le culture e le persone non vanno condannate, le pratiche nocive siŽ. Non tolleremo che le bambine siano sottoposte alle MGF, neŽ in Italia, neŽ fuori.

Qui riporto alcune interviste fatte a delle donne africane in Italia, che hanno deciso di rivelare aspetti intimi e per cosiŽdire proibiti delle loro tradizioni.

L. I, somala, 35 anni, in Italia da 10 “ Devo ringraziare mia madre per essersi opposta dal primo giorno alla mia infibulazione. Non ha mai dimenticato quel momento terribile e ha giurato a seŽ stessa che avrebbe salvato le sue figlie. Mio padre era dŽ accordo e questo ha reso tutto piuŽ facile. Nella nostra cultura gli uomini lasciano fare alle donne, ma solo se seguono le loro direttive. E poi bisogna rendere conto alla comunitaŽ. LŽ Imam, davvero illuminato a quei tempi, disse a mia madre che non era un precetto religioso. Lei non aspettava altro. Con mio padre ha escogitato un piano: alle vicine ha detto che i parenti del Nord ci tenevano molto che io fossi sottoposta al rito con le mie cugine e ai parenti ha detto che non potevano 110 deludere il vicinato. Di ritorno da un viaggio con mio padre, abbiamo raccontato che ero stata infibulata. Ero felice: avevo evitato quella cosa tremenda e condividevo un segreto da adulti. Quando le mie amiche hanno chiesto di vedere, ho aperto pochissimo le gambe e con le dita mi sono tirata le labbra, in modo che sembrasse tutto chiuso. Ero solo preoccupata di non riuscire a sposarmi, ma mia madre rispondeva che un marito lo si puoŽ sempre comprare.

Oggi la benedico per il suo coraggio. Salvare le bambine eŽ diventata la mia ragione di vita. Ma le altre donne non devono sapere che non sono mutilata: non si confiderebbero piuŽ con me, mi tratterebbero come trattano le donne occidentali che tentano di aiutarle. “ J. A, Egiziana, 40 anni, in Italia da 15 “ Sono stata escissa a 9 anni, e non ricordo un gran dolore. Ricordo invece una festa bellissima. Tutta la famiglia ti sta attorno. E, dopo, tutti ti coccolano, la mamma ti cucina i tuoi piatti preferiti. Mia madre non avuto il coraggio di tenermi ferma, ma al momento del taglio ha fatto zagarid, quel suono con la lingua che si fa nei riti di passaggio: lŽ escissione e poi il fidanzamento, il matrimonio e il parto del primo maschio. Clitoride e piccole labbra vengono mostrati alla madre e ai familiari, poi cosparsi di sale e legati con una benda al braccio della bambina. La prima volta che esce, lei stessa getta il pacchettino nel fiume o in mare. Da quel momento sei una donna vera e devi comportarti come tale. So che il Corano non dice nulla dellŽ escissione, ma quando mia sorella mi ha chiesto un consiglio per sua figlia le ho risposto che io gliela avrei fatta fare.

111 PercheŽ chi vive in un Paese occidentale eŽ piuŽ tentata dai rapporti prematrimoniali, quindi eŽ meglio diminuire la sensibilitaŽ delle ragazze. “ 3.8.8. La circoncisione femminile arriva in America Dato il numero di immigrazioni, il problema della mutilazione eŽ diventato un problema anche in America.

Mimi Ramsey eŽ una puericultrice americana, attiva nel movimento che si preoccupa di abolire la mutilazione genitale femminile, che non eŽ facile tema di discussione.

Nessuno o pochi vogliono vedere o sentire parlare di una pratica cosiŽ brutale, la documentazione non eŽ cosiŽ facile da reperire e cŽ eŽ una forte resistenza ad infrangere le tradizioni, quando poi queste riguardano unŽ altra cultura.

Il problema non riguarda esclusivamente le donne, colpisce le bambine e deve essere visto quale abuso allŽ integritaŽ fisica e psichica. EŽ una forma di razzismo ed egoismo non proteggere queste ragazze da pratiche cosiŽ brutali.

Gli americani che sono coscienti di tali pratiche, non sono ancora cosiŽ sensibili al problema, poicheŽ lo vedono lontano dalla loro societaŽ. Ma la realtaŽ eŽ ben diversa.

Maggiore eŽ il numero di immigranti africani, maggiore eŽ la possibilitaŽ di una trasmigrazioni di pratiche e costumi, che continuano ad essere praticate nello stato di immigrazione.

Ed eŽ cosiŽ che gli stati civilizzati sono venuti a conoscenza e hanno preso contatto con il fenomeno.

112 Molte madri immigrate che decidono di sottoporre le loro figlie a tale pratica hanno ben poche conoscenze della anatomia del loro corpo; inoltre sono state educate in base a tradizioni che vedono una donna non circoncisa quale impura, non adatta alla vita matrimoniale e non accettata dal gruppo sociale di appartenenza.

Queste madri immigrano e preservano in terra di immigrazione tali tradizioni, che nel mondo occidentale sono viste quale tortura e abuso.

Le loro figlie saranno sottoposte alla pratica o nella terra dŽ origine oppure in America da unŽ operatrice fatta venire apposta dalla terra di origine.

Gli Stati Uniti non hanno dato unŽ immediata e diretta attenzione al problema, mentre altri Stati quali la Gran Bretagna hanno creato ab origine movimenti contro la mutilazione che operano attivamente nelle agenzie dei servizi sociali.

Ora lŽ attenzione negli USA eŽ cresciuta, ma non si hanno ancora delle legislazioni specifiche in materia. Tuttavia dal punto di vista umano, cresce sempre piuŽ il numero delle persone che combattono per fermare la mutilazione genitale in America. Chiedono allo Stato una documentazione esaustiva sullŽ estensione della pratica e di utilizzare i servizi sociali e legali per bloccare tale pratica.

Recenti eventi hanno aiutato a fortificare tali movimenti e sensibilizzare le persone su tale tema.

Attraverso i media e attraverso le testimonianze di donne che si sono decise a ribellarsi a questa tradizione, il fenomeno ha trovato attenzione nella scena mondiale.

113 Per le famiglie immigrate, la pratica ha non solo una valenza tradizionale; nel mondo civilizzato, dove il sesso eŽ mitizzato nei programmi televisivi, ha anche una valenza protettiva per le madri che vedono le loro figlie, se non circoncise, non protette nei confronti della societaŽ.

Si stima che circa 7000 donne e giovani donne immigrate ogni anno negli Stati Uniti vengono circoncise. La maggior parte di esse vive in California, New York e Washington. Non si sa in modo preciso il numero di donne circoncise nello stato di origine, poicheŽ la pratica non trova discussione o pubblicitaŽ.

Non si puoŽ ancora combattere la pratica dal punto di vista legale percheŽ manca la legislazione specifica, per cui alle Corti a cui vengono posti casi del genere sono in posizione incerta se punire o meno, poicheŽ manca il supporto legale.

Non eŽ facile andare contro culture e tradizioni che sono cosiŽ radicate in tali gruppi e che hanno uno scopo protettivo e che danno la possibilitaŽ alle donne di partecipare alla vita sociale e culturale del gruppo.

114 3.8.9. Europa: visione globale del fenomeno delle mutilazioni. Proposte legislative In Europa si eŽ venuti a conoscenza del fenomeno delle mutilazioni in forma diretta a causa dellŽ immigrazione di gruppi etnici che praticano tale rito.

Si eŽcercato di arginare il fenomeno dallŽ interno: una legislazione appropriata non eŽ stata ancora elaborata, ma il fenomeno eŽ punibile dal punto di vista penale. Agli operatori sanitari eŽ vietato praticare medicalmente la circoncisione femminile o la cosidetta reinfibulazione. Essi sono i primi a venire a contatto con tale pratica e sono i primi che ne sono venuti a conoscenza.

Il Regno Unito ha promulgato la legge che punisce le MGF nel 1985; essa eŽ completata dal Children Act del 1989 che prevede unŽ inchiesta in caso di sospetto di violazione. La legge punisce anche tutti coloro che aiutino, incitino, consiglino o forniscano i mezzi ad un terzo per praticare la mutilazione sul corpo di unŽ altra persona.

Nel 1999, a Parigi eŽ stata emessa una sentenza di condanna nei confronti di una operatrice, che illegalmente ha circonciso piuŽ di 48 bambine in suolo francese.

Una ragazza di 18 anni, che allŽ etaŽ di otto era stata circoncisa dalla stessa operatrice ha deciso di rompere il silenzio. Si eŽ rivolta alla polizia, che attraverso indagini investigative ha confermato lo svolgersi della pratica circoncisoria da parte dellŽ operatrice ( Mama Greou ). La stessa si difende, affermando che eŽ una pratica tradizionale e non credeva di ledere i diritti di nessuno.

115 In Francia, non esiste alcuna legge che punisca specificatamente le mutilazioni genitali femminili. I giudici possono applicare lŽ art. 312 del codice penale, che prevede una pena variabile tra i 10 e i 20 anni per le violenze compiute sui bambini. Quando lŽ autore della violenza eŽ un genitore, la pena puoŽ arrivare fino allŽ ergastolo.

Generalmente, medici o professionisti che praticano le mutilazioni, anche se su richiesta dei genitori, sono puniti piuŽ severamente dei genitori stessi, percheŽ per questi si impone lŽ attenuante del rispetto di pratiche e leggi tradizionali.

Una legge che proibisce la mutilazione femminile, indipendentemente dal fatto che la donna che deve subirla sia consenziente o meno, entroŽ in vigore in Svezia nel 1982, comminando una pena di due anni a chi continuasse a praticarla. In Norvegia, nel 1985, tutti gli ospedali furono messi in allerta riguardo a tale pratica. Il Belgio si eŽ associato nella messa al bando di tale pratica. Molti Stati degli USA hanno incluso nel proprio codice penale la condanna alla mutilazione genitale femminile.

In Italia, la pratica eŽ stata introdotta solo negli ultimi anni a seguito delle ondate migratorie provenienti dai Paesi africani.

Da una ricerca del 1996, emerge che almeno 28mila immigrate hanno subito una mutilazione e almeno 5mila bambine, in quanto appartenenti a gruppi etnici che praticano questo rituale, potrebbero correre il rischio di esservi sottoposte.

La stessa ricerca riporta la dichiarazione di 147 medici italiani che hanno denunciato di aver prestato le loro cure a donne e bambine gravemente mutilate dallŽ infibulazione.

116 Nel 1997 il Ministero dellŽ Interno, ha svolto delle indagini prendendo in esame solo le immigrate provenienti dai Paesi “ a rischio “ e con regolare permesso di soggiorno. Ne eŽ risultato che delle 39.319 donne provenienti da questi Paesi, solo 467 sono le bambine a rischio. Come si puoŽ notare, la cifra eŽ relativamente esigua rispetto al totale complessivo.

Purtroppo non cŽ eŽ ancora una ricerca chiara ed attendibile capace di identificare dove si trovano queste bimbe, se corrono veramente il pericolo e se iniziare una campagna dŽ informazione che tocchi prima di tutti i soggetti coinvolti, ma anche i maestri, gli assistenti sociali e la comunitaŽ locale di residenza in senso piuŽ ampio.

Anche in Italia, non cŽ eŽ una legislazione specifica, ma le mutilazioni vengono assimilate ai reati di lesioni personali con circostanze aggravanti. In particolare la MGF puoŽ essere considerata grave e si applica la reclusione da 3 a 7 anni, se dal fatto deriva una malattia che metta in pericolo la vita della persona offesa, o produca lŽ indebolimento permanente di un senso o di un organo; eŽ gravissima e si applica la reclusione da 6 a 12 anni, se la lesione causa la perdita dellŽ uso di un organo o della capacitaŽ di procreare. Inoltre se il reato eŽcommesso su un minore, il tribunale per i minorenni eŽ chiamato ad intervenire per valutare se sottrarlo alla custodia dei genitori.

























 
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