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La transazione novativa

Cos'è, le differenze con la transazione semplice e gli effetti della transazione novativa
uomo e donna si stringono le mani dopo aver stretto accordo

Avv. Laura Bazzan - Si qualifica come transazione novativa quella transazione che determina l'estinzione del rapporto precedente, sostituendosi ad esso integralmente, in modo che si verifichi una situazione di oggettiva incompatibilità tra il rapporto preesistente e l'accordo transattivo. Costituisce invece transazione semplice l'accordo mediante il quale le parti si limitano a regolare il rapporto preesistente tramite reciproche concessioni (cfr. Cass. n. 13717/2006).

La transazione semplice

La transazione è il contratto con cui le parti, con reciproche concessioni, pongono fine ad una lite già iniziata o prevengono l'insorgere una lite. L'accordo transattivo, pertanto, è volto a regolamentare gli interessi delle parti in ipotesi di incertezza sulla situazione giuridica, al fine di scongiurare la prosecuzione o l'instaurazione di un giudizio (cd. metus litis), con corrispettività dei sacrifici in relazione alle pretese di ciascuna parte (aliquid datum, aliquid redentum). Ai sensi dell'art. 1965 c. 2 c.c., con l'accordo transattivo si possono creare, modificare o estinguere anche rapporti diversi da quello che aveva formato oggetto della pretesa e della contestazione tra le parti.

La transazione novativa

Quando all'obbligazione originaria viene sostituita una nuova obbligazione, diversa per oggetto o per titolo, si parla di transazione novativa. In altre parole, la transazione novativa costituisce la nuova fonte del rapporto giuridico tra le parti, prevedendo in capo a ciascuna di esse obbligazioni diverse da quelle derivanti dal rapporto litigioso.

Secondo la giurisprudenza assolutamente dominante, affinché la transazione abbia effetto novativo, è necessario che, sotto l'aspetto oggettivo, le reciproche concessioni determinino una sostituzione integrale del precedente rapporto, realizzando una situazione di obiettiva incompatibilità tra il rapporto preesistente e quello avente causa nell'accordo transattivo; sotto l'aspetto soggettivo, sussista un'inequivoca manifestazione di volontà delle parti, con la quale le stesse abbiano palesato il loro intento di instaurare un nuovo rapporto estinguendo quello originario (cfr, ex multis, Cass. civ., sent. n. 4455/2006). È novativa, pertanto, la transazione con la quale le parti abdicano alle proprie pretese in cambio di una qualche concessione in modo da estinguere il rapporto controverso, mentre la volontà dei paciscenti di porre in essere una transazione novativa può essere desunta anche da fatti concludenti.

Gli effetti della transazione novativa

In assenza di apposita pattuizione, se le prestazioni previste nella transazione novativa non vengono adempiute, non è esperibile l'ordinario rimedio della risoluzione per inadempimento previsto per i contratti a prestazioni corrispettive. A mente dell'art. 1976 c.c., infatti, la risoluzione della transazione per inadempimento non può essere richiesta se il rapporto preesistente è stato estinto per novazione, salvo che il diritto alla risoluzione sia stato espressamente previsto. La ratio della norma è da ricercare proprio nella volontà delle parti di stipulare un negozio sostitutivo del precedente rapporto litigioso, la cui reviviscenza, anche con riferimento alle obbligazioni accessorie, è subordinata ad un'espressa previsione pattizia in tal senso. Invero, anche l'art. 1232 c.c. dispone che privilegi, pegno e ipoteche del rapporto originario si estinguono se le parti non prevedono di mantenerli anche per il nuovo rapporto; ne deriva che non è possibile estendere al contratto transattivo le garanzie personali e reali che assistevano il rapporto originario, se non con patto espresso.

(20/03/2017 - Avv.Laura Bazzan) Foto: 123rf.com
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