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Impugnoecontesto: il lato irriverente dell'avvocatura in radio

Intervista ad Alessia Pellegrino, conduttrice con Valeria Marzo del programma di Radio Godot dedicato agli avvocati
Avvocato Alessia Pellegrino

di Gabriella Lax - Un programma radiofonico dedicato al mondo dell'avvocatura, con le notizie più strampalate e gli avvenimenti più ironici. L'avvocato Alessia Pellegrino, insieme alla collega Valeria Marzo, ogni giovedì sera, dalle 21 alle 22, è pronta ai microfoni di Radio Godot (webradio della capitale), ad intrattenere avvocati e non, con il programma "Impugnoecontesto". Proprio la Pellegrino ci ha raccontato i retroscena e i momenti più simpatici del programma che ha preso il via il 9 febbraio e che sarà in onda, per ora, per otto puntate.

Come nasce la trasmissione?

«Il titolo è la classica formula che viene utilizzata nella redazione dei verbali d'udienza. La prima cosa che fa l'avvocato appunto è che "impugna e contesta" quindi già questo particolare la dice lunga. In qualche modo abbiamo voluto mostrare non solo ai colleghi avvocati ma a chi avvocato non è che esiste un lato divertente ed ironico del mondo dell'avvocatura. Se si va in giro per le aule dei tribunali capita di essere sovente di corsa, nervosi, un po' "grigi". Invece possono capitare delle situazioni che un sorriso riescono a strappartelo. Volevamo dimostrare che gli avvocati si sanno prendere in giro e sanno scherzare su ciò che accade durante la giornata».

Che risposte di ascolto ci sono state?

«Il programma sta andando molto bene, è seguito. La scaletta prevede la narrazione di due notizie che sono reali, al limite dell'assurdo, scelta dai quotidiani, anche da "Studio Cataldi" (!), ovviamente, citando sempre la fonte, raccontiamo news simpatiche, curiose, che riguardano gli avvocati. Poi c'è una richiesta di interazione coi colleghi che mandano sms o audio o messaggio su WhatsApp o chiamano in diretta. E in più abbiamo la figura del domiciliatario, croce e delizia di noi avvocati, che considerato che non possiamo essere su tutto il territorio dobbiamo delegare alcune udienze. Da lì abbiamo fatto conoscere il domiciliatario di Treviso, il collega Scassaballin, molto ansioso e preciso, come gli avvocati del Nord e poi, da un paio di puntate abbiamo il collega napoletano Lassafà ovviamente all'opposto, molto tranquillo, amico di tutti, porta le mozzarelle». 

Un programma gradito non solo agli avvocati…

«Esatto. Fondamentalmente gli avvocati si riconoscono in tutte le situazioni che capitano quotidianamente, considerato che raccontiamo aneddoti realmente accaduti e quindi si rivedono. Chi non è avvocato vede questa veste un po' diversa del legale che non è sempre "impettito" ma è umano, fa anche cretinate che fanno ridere. E poi si scopre una parte di mondo alla quale le persone non hanno un accesso facile». 

In un momento di crisi per l'avvocatura forse dedicare qualche minuto alla settimana alle risate può essere un piccolo antidoto?

«All'inizio ci siamo poste questo problema autorale. Facciamo un programma dedicato agli avvocati e vogliamo inserire una rubrica "seria" dove affrontare anche le problematiche dell'avvocatura? Ebbene lo abbiamo escluso perché questa ora vuole essere dedicata ala leggerezza, alla spensieratezza. I problemi ci sono è vero: Cassa forense, lavoratori di cancelleria che non sono in numero sufficiente, il personale è malpagato e lavora malvolentieri e quindi è una realtà che tutti conosciamo molto bene e che viviamo in prima persona. Quest'altra realtà della comicità è forse un invito ai colleghi a non prendersi troppo sul serio almeno per un'ora».

Ci vuol raccontare almeno due delle vicende più simpatiche di cui avete parlato in radio?

«Un avvocato keniota che ha voluto fare causa all'Italia per la crocifissione di Gesù Cristo. Molto divertente ha creato tanta ilarità tra i colleghi che sono intervenuti. L'ultima notizia, presa proprio da Studio Cataldi, ci ha fatto sorridere perché molto particolare: si tratta di una sentenza della corte di Cassazione che ha condannato una persona per violazione della quiete pubblica, per aver ascoltato musica troppo alta in macchina. Era stato simpatico il fatto che il soggetto fosse stato condannato ma che avesse fatto ricorso perché voleva indietro il suo stereo, in realtà aveva chiesto l'oblazione, quindi la commutazione della pena in una sanzione pecuniaria e l'aveva ottenuta. Quindi è logico pensare: è stato trovato mentre ascoltava la musica ad alto volume, si è preso l'imputazione, ha richiesto l'oblazione e l'ha ottenuta, con una somma di denaro avrebbe potuto risolvere la vicenda e invece? Fa ricorso per chiedere lo stereo… E la corte però gli ha dato ragione. Più che una notizia da giornale, poi c'è un fatto vero che ci ha raccontato un custode giudiziario, ci ha chiamati per dire che aveva fatto un accesso in un'abitazione all'interno della quale la prima volta aveva visto delle fotografie un po' strane, osé. L'importante però in quel momento era aprire la procedura e poi "quello che faceva la signora a me non interessa" aveva commentato. Quando è ritornato, poco prima di lui, a qualche metro c'era un ragazzo giovane, mentre il custode citofonava la signora in questione aveva aperto la porta e, vedendo tutti e due, aveva esclamato "Si però in due no, ve l'avevo già detto, uno alla volta". Il pover'uomo è stato costretto a dire "sono il custode giudiziario" e la donna, per tutta risposta, gli ha detto "Ok, allora un quarto d'ora buono e poi puoi tornare"!».

(18/03/2017 - Gabriella Lax)
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