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"Il ponte delle spie": etica e giustizia nella professione forense secondo Spielberg

Gli ingredienti fondamentali di un buon avvocato agli occhi di uno dei più popolari registi statunitensi
Uno screenshot tratto dal trailer del film di Spielberg

di Agnese Agozzino - Molto più di un film candidato all'Oscar, "Il ponte delle spie" nel 2016 ha fatto guadagnare a Steven Spielberg non solo sei nomination alla statuetta più ambita del mondo del cinema ma anche il consenso del mondo forense, fatto di moltissimi avvocati che affrontano il proprio lavoro con dedizione e rispetto. Rispetto che si traduce in un ideale che oltrepassa i pregiudizi e al tempo stesso anche i propri interessi personali, pur di restituire giustizia e onore agli assistiti.

"Un avvocato tutto d'un pezzo"

Siamo ai tempi dell'America della Guerra Fredda, in cui un affermato avvocato di Brooklyn, James Donovan (interpretato da Tom Hanks), è chiamato a seguire una causa che si prospetterà più complicata del previsto. Donovan, specializzato nel ramo assicurativo, dovrà occuparsi della difesa di Rudolf Abel, una spia del KGB che vive negli Stati Uniti sotto la falsa identità del pittore Vilyam Fisher. In parte per ragioni diplomatiche e in parte per spirito democratico, gli Stati Uniti decidono di garantire alla spia sovietica un processo equo e una buona difesa. L'intenzione di chi ha incaricato Donovan, tuttavia, non è certo quella di scagionare Abel (il Premio Oscar Mark Rylance) ma di trasmettere all'Unione Sovietica quanto siano giusti e magnanimi gli Stati Uniti. L'avvocato si trova, dunque, ad affrontare un processo per nulla semplice che, tra intimidazioni del giudice affinché non eserciti una difesa e l'opinione pubblica che gli si è schierata contro, lo porterà comunque a fare il suo lavoro nel migliore dei modi. Donovan finisce nell'occhio del ciclone ma, da buon legale qual è, riesce ad evitare la pena di morte al suo cliente e avrà anche il merito di aver liberato un pilota americano dalle mani dei sovietici.

Etica e giustizia nella professione forense

E' proprio di questo che si parla nel film, è in queste poche ma essenziali parole che si riassume il concetto chiave che Spielberg ha voluto sottintendere, in maniera molto poco velata, ne "Il ponte delle spie". L'etica e la giustizia nella professione forense, fondamentali ingredienti di un buon avvocato, negli anni '50 come oggi, negli Stati Uniti così come in tutta l'Unione Europea. Nella pellicola è possibile rintracciare quel "manuale delle regole" di cui parla il protagonista James Donovan. "Io mi chiamo Donovan, irlandese da entrambe le parti, madre e padre. Io sono irlandese lei è tedesco, ma cosa ci rende entrambi americani? Una cosa sola, una, una, una: il manuale delle regole, lo chiamiamo Costituzione e ne accettiamo le regole. E' questo che ci rende americani, solamente questo". Qui è il Codice Deontologico Forense che parla, lo stesso codice secondo cui l'avvocato deve esercitare la propria attività in completa libertà, indipendenza e autonomia, così da proteggere e tutelare i diritti della persona, assicurando l'attuazione delle leggi per i fini della giustizia. Non secondo scopi personali o interessi nazionali, ma solo in virtù di quei principi di democrazia e libertà che rendono ogni uomo uguale e avente diritto a essere difeso nel migliore dei modi, ovvero con lealtà, riservatezza e competenza (Codice Deontologico degli Avvocati Europei del CCBE).

Agnese Agozzino
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(10/01/2017 - Agnese Agozzino)
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