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Sì ai "gattari" nel cortile condominiale ma solo se tengono pulito!

Per il Tar Sicilia è legittima l'ordinanza con la quale il sindaco impone l'adozione delle misure necessarie per la salute pubblica e degli animali a chi è solito accudirli
Immagine di un piccolo gatto

di Valeria Zeppilli – Molto spesso l'amore incondizionato per gli animali porta le persone ad accudirli in maniera spassionata. Ma attenzione: nel prendersi cura degli amici a quattro zampe non bisogna dimenticare di fare le necessarie pulizie!

Con la sentenza numero 3 del 12 gennaio 2016 (qui sotto allegata), infatti, il T.A.R. Sicilia ha chiarito che quando si decide di dare ospitalità agli animali randagi (nel caso di specie gatti) lasciando avanzi di cibo e latte nel proprio giardino o nel cortile condominiale, occorre poi premurarsi che la zona resti pulita e che non si generino cattivi odori o altri inconvenienti igienico-sanitari.

Più precisamente, con tale sentenza è stata sancita la legittimità dell'ordinanza con la quale un sindaco aveva imposto a un "gattaro" di adottare le misure che si rendessero necessarie per la salute pubblica e degli animali in conseguenza dell'ospitalità dallo stesso resa a una vera e propria colonia di felini.

L'ordinanza imponeva inoltre la vaccinazione e la sterilizzazione degli animali e la riduzione della presenza dei gatti sul terrazzo, oltre che di comunicare al Comune i luoghi di sconfinamento dei gatti in esubero.

Il "gattaro" aveva tentato di opporsi all'ordinanza, precisando di non poter essere considerato né proprietario né detentore della colonia felina, dalla quale non aveva tratta nessuna utilità, neanche affettiva.

In realtà, dagli accertamenti effettuati, era risultato che da diverso tempo l'uomo era solito prendersi particolare cura degli animali, animali che quotidianamente cercavano il cibo presso il terrazzo del ricorrente e miagolavano nel caso in cui questi tardasse nel rifocillarli.

È chiaro dunque che nel caso di specie occorre fare riferimento alla Convenzione del Consiglio d'Europa del 1987 che precisa che sono randagi quegli animali "senza alloggio domestico" o che non sono "sotto il controllo o la diretta sorveglianza di alcun proprietario o custode".

L'uomo, insomma, ormai si è compromesso: in forza del suo costante atteggiamento amorevole nei confronti della colonia di gatti che si concentra in prossimità della sua proprietà è ora tenuto a farsene carico completamente, non più solo procurandole del cibo, ma anche assicurando le opportune condizioni igienico-sanitarie.

T.A.R. Sicilia testo sentenza numero 3/2016
Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
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(27/03/2016 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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