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Reverse charge: come funziona il meccanismo dell'inversione contabile

Caratteristiche e rischi del sistema ideato per sopperire alla mancata realizzazione di una stanza di compensazione comunitaria
percentuale iva con ragazzo disperato al posto del 2
di Valeria Zeppilli – Con il termine reverse charge o inversione contabile si intende quel sistema pensato per evitare che, nei rapporti intracomunitari, la detrazione di Iva applicata da fornitori esteri sia in conseguenza incassata da Stati esteri e di sopperire, quindi, alla mancata realizzazione di una stanza di compensazione comunitaria.

Come funziona il reverse charge

Al fine del perseguimento degli obiettivi sopra indicati, il reverse charge si estrinseca in un meccanismo di applicazione dell'imposta sul valore aggiunto in forza del quale l'assolvimento della stessa è posto in capo non al fornitore di beni o al prestatore di servizi ma al destinatario degli stessi, che sia soggetto passivo nel territorio dello Stato.

Il fornitore o il prestatore, quindi, non devono addebitare l'IVA in fattura, ma neanche dimenticare di indicare espressamente che tale mancato addebito è conseguenza di quanto previsto dal quinto comma dell'articolo 17 del d.p.r. n. 633/1972, ovverosia dalla norma che disciplina il reverse charge.

Il compito di integrare l'importo della fattura con l'imposta sul valore aggiunto non viene però meno. Esso, infatti, ricade in capo al cliente, il quale è tenuto a indicare l'aliquota applicata all'operazione e l'imposta e a registrare l'operazione sia nel registro degli acquisti che in quello delle fatture emesse.

Rischi

Nonostante il meccanismo dell'inversione contabile rappresenti uno strumento utile per risolvere i numerosi problemi che possono derivare dai rapporti intracomunitari, esso non è del tutto esente da rischi.

In realtà, uno solo è il vero rischio che può conseguire al reverse charge: quello che alcuni acquirenti lo utilizzino per esonerarsi dal pagamento dell'IVA, qualificandosi come soggetti passivi quando in realtà non lo sono.

Dato che in generale il meccanismo prevede l'emissione di un'autofattura da parte del cliente, il fornitore di beni o il prestatore di servizi non possono infatti fare nulla per evitare un tale vizio, non essendo agevolmente in grado di controllare l'esatta natura del soggetto con il quale si trovano a interagire.

Regimi speciali IVA

Occorre da ultimo precisare che, come chiarito dall'Agenzia delle entrate con la circolare numero 14/E del 27 marzo 2015, il meccanismo del reverse charge non si applica con riferimento alle prestazioni di servizi che sono rese nei confronti di soggetti che beneficiano di particolari regimi fiscali che li esonerano dagli adempimenti di cui al d.p.r. n. 633/1972, come la tenuta del registro dei corrispettivi, l'annotazione delle fatture, la tenuta del registro degli acquisti, eccetera.

Viceversa, infatti, si porrebbero nel nulla le finalità di semplificazione e agevolazione perseguite dalle norme speciali.

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
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(23/03/2016 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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