Cassazione: l'indennità di rischio per l'uso del pc va provata

Per beneficiarne, il lavoratore deve dimostrare l'effettiva consistenza dell'utilizzazione degli elaboratori elettronici
Donna che scrive al computer
di Valeria Zeppilli – La Corte di Cassazione, con la sentenza numero 22124/2015, depositata il 29 ottobre (qui sotto allegata), ha chiarito che l'indennità di rischio per l'uso del computer non spetta automaticamente al lavoratore.

Quest'ultimo, infatti, per poterne beneficiare deve provare l'effettiva consistenza dell'utilizzazione degli elaboratori elettronici.

Del resto, ricordano i giudici, tale indennità non è un emolumento fisso ma un compenso corrisposto a giornata e a ora di adibizione.

A condizionarne la configurabilità e l'eventuale ammontare, insomma, è l'espletamento effettivo dell'attività lavorativa presupposta dal beneficio.

Così, nel caso in esame, la Corte di cassazione ha cassato con rinvio la sentenza impugnata dinanzi ad essa: il giudice dell'appello, infatti, non aveva adeguatamente valutato la ricorrenza dei presupposti per il riconoscimento del beneficio.

Viene accolto, quindi, il ricorso di un consorzio subentrato ad un precedente datore di lavoro.

È chiara l'omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio: la circostanza che il precedente datore di lavoro corrispondeva l'indennità in esame al lavoratore non è presupposto sufficiente per poter considerare dovuto l'emolumento.

Fondamentale, invece, è la prova, da parte del lavoratore, dei presupposti per il suo godimento.

Corte di cassazione testo sentenza numero 22124/2015
Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(02/11/2015 - Valeria Zeppilli)
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