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Cassazione: al casinò non vanno restituite le somme prestate per alimentare il gioco

In tale ipotesi, infatti, l'art. 1965 del code civil francese permette al giocatore di bloccare l'azione di pagamento nei suoi confronti
gioco azzardo casinò
di Valeria Zeppilli - Al casinò autorizzato dalla legge e regolamentato dai pubblici poteri non vanno restituite le fiches eventualmente prestate al giocatore che voglia continuare a giocare e pagate con assegni scoperti.

A sancirlo è la sentenza numero 21712 depositata dalla Corte di Cassazione il 26 ottobre 2015 (qui sotto allegata).

Il riferimento normativo oggetto di contenzioso va rinvenuto nell'articolo 1965 del code civil francese, applicabile al caso di specie in forza del combinato disposto degli articoli 57 della legge numero 218 del 1995 e 4 della Convenzione di Roma.

Tale norma, analogamente all'articolo 1933 del codice civile italiano, sancisce che la legge non accorda nessuna azione per un debito di gioco o per il pagamento di una scommessa.

Per la Cassazione, essa in via generale non permette al giocatore di bloccare l'azione di pagamento proposta nei suoi confronti da un casinò autorizzato.

Tuttavia tale affermazione di principio non opera nel caso in cui il debito derivi da prestiti che il casinò abbia concesso per alimentare il gioco.

E in tal senso è ormai costante l'orientamento della giurisprudenza francese, da prendere come parametro di riferimento.

Così, con la sentenza in commento, la Cassazione ha accolto il ricorso sottoposto alla sua attenzione da un giocatore e cassato con rinvio la sentenza con la quale la Corte di Appello di Milano aveva invece dichiarato che l'articolo 1965 del code civil non impedirebbe ai casinò autorizzati di agire in giudizio per richiedere il pagamento di assegni privi di copertura, quand'anche il debito del traente sia un debito di gioco.

Corte di cassazione testo sentenza numero 21712/2015
Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(27/10/2015 - Valeria Zeppilli)
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