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Nuova riforma della giustizia: entro dicembre una corte d'appello per regione e tagli alle procure

Lo prevede la riforma della geografia giudiziaria messa a punto dalla commissione Vietti istituita da via Arenula
Uomo in giacca e cravatta che manifesta stupore

di Marina Crisafi – Tagli alle corti d'appello e accorpamento delle procure. Sono queste le più eclatanti novità che interesseranno entro la fine dell'anno il “sistema giustizia Italia”, il quale sembra non avere più pace, continuamente oggetto di una pioggia di interventi e misure che si muovono, però, nel segno della parzialità e della contingenza, ma non della organicità. Così, neanche il tempo di assimilare le modifiche e gli effetti dell'ennesima riforma della scorsa estate, avvenuta con il d.ln. n. 83/2015 (e relativa legge di conversione n. 132/2015), che all'orizzonte si profila un nuovo “uragano” per la giustizia italiana.

Stando alle notizie emerse nel corso del congresso dell'Aiga di Padova della settimana scorsa, e riportate sul Sole24Ore, la commissione, presieduta da Michele Vietti (già vice presidente del Csm) istituita dal ministero della giustizia Andrea Orlando a settembre per completare la riforma dell'ordinamento giudiziario, ha messo a punto un progetto che investirà, tra l'altro, anche le corti d'appello, andando a configurare un modello “monoregionale”.

La ratio del nuovo disegno della geografia giudiziaria, iniziato con il taglio dei “piccoli” tribunali, è sempre quella economica: visto che alcuni distretti (dei 23 attuali) oltre ad insistere nella stessa regione, hanno bacini di utenza molto esigui, meglio accorparli.

In realtà, l'eclatante novità poteva considerarsi già attesa, visto che sulla necessità di accorpare le corti d'appello, si era già espresso più volte il ministro Orlando, ribadendo, anche a Padova, come una dimensione più ampia potrà permettere maggiori specializzazioni, anche alla magistratura, e una risposta più efficiente alla domanda di giustizia, ed escludendo possibilità di “repechage” degli uffici soppressi.

Ma non solo.

Oggetto del progetto di riforma della commissione, oltre al restyling della carriera dei magistrati, della figura del pm e delle procedure disciplinari, saranno anche le procure generali, i tribunali ordinari e le procure della repubblica, sempre nel segno della razionalizzazione, dell'eliminazione del “surplus” mediante accorpamenti e di una maggiore specializzazione.

L'altra faccia della medaglia, e cioè gli effetti che un'operazione di tal fatta, per gli “addetti ai lavori”, avvocati in primis, e per i cittadini, con un ovvio aumento dei tempi per raggiungere le corti e dei costi delle parcelle, non sembra al momento essere presa in considerazione.

Ma il progetto della commissione entro il 31 dicembre dovrà essere presentato in Parlamento, dove si preannuncia già un'ardua battaglia.

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(26/10/2015 - Marina Crisafi)
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