Gratuito patrocinio: ogni omissione o falsità è penalmente rilevante

Per la Cassazione, l'inganno potenziale sussiste anche quando le alterazioni dei fatti risultano ininfluenti ai fini del superamento del limite reddituale
giudice sentenza martello cassazione

di Valeria Zeppilli – Con la sentenza numero 40943/2015, depositata il 12 ottobre (qui sotto allegata), la Corte di Cassazione si è pronunciata in materia di gratuito patrocinio, affermando, con grande rigore, che se nell'istanza di ammissione è contenuta una qualsivoglia omissione o falsità, essa è penalmente rilevante, anche a prescindere dal fatto che le condizioni reddituali per l'ammissione al beneficio sussistessero veramente.

L'orientamento che riteneva che le dichiarazioni dalle quali non emergano elementi essenziali o idonei a influenzare le valutazioni dell'autorità giudiziaria integrano un'ipotesi di falso non punibile in quanto inutile, per la Cassazione, non può che essere superato.

Deve infatti più correttamente ritenersi che l'inganno potenziale sussiste anche quando le alterazioni od omissioni dei fatti veri risultano in concreto ininfluenti ai fini del superamento del limite reddituale. 

Del resto, il dolo del reato in questione va individuato nella “volontà cosciente e non coartata di compiere il fatto e nella consapevolezza di agire contro il dovere giuridico di dichiarare il vero” e il suo perfezionamento, trattandosi di reato di pura condotta e di pericolo, prescinde dalla circostanza che sia stato effettivamente conseguito un ingiusto profitto.

Nel caso di specie, il ricorrente aveva omesso di indicare redditi pari a Euro 14.146,00.

Ciò, insieme alle risultanze degli accertamenti, rende innegabile la sussistenza dell'elemento psicologico del reato

Il ricorso dell'improvvido cittadino va quindi respinto. 

Corte di cassazione testo sentenza numero 40943/2015
Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(15/10/2015 - Valeria Zeppilli)
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