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Briciole di Diritto. Un riepilogo delle sentenze "estive", "autunnali" e "vintage" più significative

Rassegna giurisprudenziale a cura dell'avv. Barbara Pirelli
BRICIOLE DI DIRITTO: aggiornamenti flash sulle novità giurisprudenziali della settimana

Briciole di Diritto – Rassegna giurisprudenziale a cura dell'Avv. Barbara Pirelli - Qui di seguito 50 notizie flash sulle sentenze "estive", "autunnali" e “vintage” più significative



1. Anche il lavoro del compagno va retribuito

Lavorare gratis non piace a nessuno, quindi, attenzione! Se si decide di far lavorare, presso la propria attività, il proprio compagno/a il lavoro svolto va pagato.

Nel caso in questione una donna aveva amministrato per circa sei anni il patrimonio del compagno e della madre di lui, quindi, chiedeva che per tutto quel periodo le fosse riconosciuto un rapporto di lavoro subordinato.

In sede di appello le richieste della donna non venivano accolte ma a dar ragione alla donna ci ha pensato la Cassazione ritenendo che la stessa avesse contribuito all'attività del compagno in modo consistente.

Corte di Cassazione sentenza n. 19304 del 29 settembre 2015

2. Assegno divorzile

In questa vicenda un uomo chiedeva che non fosse più riconosciuto l'assegno divorzile (pari ad euro 500,00) alla ex moglie perché la donna, per questioni etiche, aveva determinato un declino della propria attività imprenditoriale.

In buona sostanza, la donna da anni gestiva un allevamento di struzzi e, per questioni etiche, si era rifiutata di trasformare l'attività di allevamento anche in attività di macellazione.

In sede di appello all'uomo non veniva data ragione proprio perché era stata riscontrata sia una sperequazione economica tra i coniugi sia perché sussistevano altri requisiti per riconoscere alla ex moglie l'assegno divorzile.

Dello stesso avviso e' stata la Corte di Cassazione che ha puntualizzato che le scelte etiche fatte dalla ex moglie, che hanno poi determinato il declino dell'attività imprenditoriale della donna, non sono da sole idonee per escludere la corresponsione dell'assegno.

Corte di Cassazione sentenza n. 19581 del 30 settembre 2015

3. Sfruttamento della prostituzione

In questa vicenda la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un uomo che, sia in primo che in secondo grado, era stato condannato per sfruttamento della prostituzione perché aveva concesso in locazione un proprio immobile ad una prostituta.

Non può configurarsi il reato in oggetto se l'immobile viene locato alla prostituta al prezzo di mercato.

Il reato sussiste, invece, nell'ipotesi in cui venga dimostrato che il locatore abbia dato in locazione l'immobile ad un prezzo sproporzionato; in questo modo può desumersi un rilevante beneficio economico del locatore dalla prostituzione altrui.

Corte di Cassazione sentenza n. 39181 del 28 settembre 2015

4. Notifica di un atto

Una recente pronuncia della Cassazione ha precisato che nell'ipotesi in cui la notifica di un atto, entro un termine perentorio, non dovesse perfezionarsi, non per colpa imputabile al notificante, lo stesso sarà tenuto ad effettuare nuovamente la notifica senza aspettare l'udienza e in quella sede chiedere un nuovo termine per notificare.

La ragione di ciò è evitare una inutile durata dei tempi del giudizio.

Corte di Cassazione sentenza n. 19351 del 2015

5. Furto ai danni del convivente

Così come previsto dall'art. 649 c.p. non è punibile a querela della persona offesa chi compie dei fatti in danno di un congiunto.

Questo concetto e' stato puntualizzato da una sentenza della Cassazione in cui si è precisato che: "non può essere querelato per furto il convivente, il coniuge, il genitore o il figlio se tra la vittima e il responsabile della condotta vi sia un rapporto di convivenza.

Ad esempio, non può essere denunciato per appropriazione indebita il marito o la moglie che sottrae beni mobili dalla casa familiare se la coppia non è ancora legalmente separata.

Stessa cosa dicasi per le coppie di fatto, finché, è in atto la convivenza non può configurarsi alcun reato.

Corte di Cassazione sentenza n. 39480 del 30 settembre 2015

6. Legittimo impedimento

La richiesta di rinvio dell'udienza, a causa di un legittimo impedimento, e' assolutamente valida anche se fatta attraverso il fax.

E' però necessario che la richiesta venga fatta in tempo utile e che venga trasmessa alla cancelleria del giudice titolare del procedimento e non ad un numero qualsiasi dell'ufficio giudiziario.

Con una recente sentenza la Cassazione, rifacendosi anche a precedenti pronunce a Sezioni Unite, ha stabilito che l 'uso del fax in queste ipotesi e ' assolutamente legittimo perché non solo l'ordinamento non prevede particolari formalità ma anche perché in questo modo di semplifica e si accelera il sistema delle comunicazioni.

Corte di Cassazione sentenza n. 37859 del 18 settembre 2015

7. Risarcimento del danno per violazione dei doveri coniugali

Perché possa proporsi domanda per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla violazione dei doveri coniugali e' necessario che in sede di separazione sia stato pronunciato l'addebito a carico di uno dei coniugi.

Nel caso in questione un uomo chiedeva il risarcimento dei danni subiti a causa di una serie di tradimenti perpetrati dalla ex moglie. Ma tra le parti la convivenza matrimoniale era cessata perché era intervenuta la sentenza di divorzio, inoltre, la separazione era avvenuta consensualmente senza quindi che si facesse minimo cenno alla violazione dei doveri coniugali da parte della ex moglie.

In definitiva, la richiesta risarcitoria che può avanzarsi nelle ipotesi di infedeltà coniugale è strettamente collegata alla pronuncia di addebito della separazione.

Tribunale di Roma sentenza del 25 giugno 2015

8. Entro quanto tempo va applicata la sanzione disciplinare?

La sanzione disciplinare, inflitta ad un avvocato, si prescrive nel termine di cinque anni che comincia a decorrere dall'avvio della procedura fino al deposito della decisione.

Va precisato che l'illecito disciplinare ha natura di " diritto soggettivo potestativo" quindi soggetto a prescrizione.

In questa storia giudiziaria un avvocato aveva commesso un illecito disciplinare; l'azione disciplinare era cominciata il 12 marzo 2007, la decisione era stata presa il 9 gennaio 2008 ma gli era stata notificata il 22 ottobre 2012.

Di conseguenza il termine quinquennale di prescrizione era abbondantemente scaduto.

Corte di Cassazione sentenza n. 18077 del 15 settembre 2015

9. L'iscrizione ad una scuola privata è straordinaria

Tra le spese straordinarie, alle quali sono tenuti a partecipare nella misura del 50% entrambi i genitori, vi è l'iscrizione del figlio/a ad una scuola privata.

Questo tipo di spesa deve essere previamente concordata da entrambi i coniugi separati, diversamente se il genitore collocatario del minore prenda questa decisione in totale autonomia senza consultare l'altro coniuge non può pretendere

il pagamento della metà della quota mensile di iscrizione.

La ragione di ciò sta nel fatto che

l'affidamento condiviso implica un'attiva collaborazione di entrambi i coniugi nella educazione dei minori; di conseguenza alcune decisioni di particolare importanza devono essere prese dopo una effettiva consultazione dei coniugi.

Corte di Cassazione sentenza n.10174 del 20 giugno 2015

10. Se il paziente lamenta un danno deve provarlo

Si parla spesso di responsabilità medica ma in alcuni casi se il paziente non prova che la patologia lamentata sia una conseguenza diretta del cattivo operato del medico, il paziente può rispondere per lite temeraria

e sarà tenuto a risarcire i danni al medico.

Protagonista di questa storia è un uomo che chiedeva un risarcimento dei danni di circa mezzo milione di euro lamentando che un medico gli aveva prescritto una terapia farmacologica il cui scopo era quello di curare una patologia oculistica che invece gli aveva poi procurato dei danni permanenti ai reni.

L'uomo si era difeso sostenendo che non era stato correttamente informato circa la pericolosità del farmaco e che se avesse avuto una corretta informazione non avrebbe accettato di assumersi i probabili rischi del farmaco.

In realtà il ricorso dell'uomo è stato rigettato perché non ha provato il danno " iatrogeno"

lamentato, inoltre, smentito dalle perizie nel corso del procedimento.

Per danno iatrogeno si intende il danno causato da un trattamento clinico (diagnostico o terapeutico) a seguito di una complicanza non colpevole oppure di una colpa medica).

Così, l'uomo è stato condannato a pagare circa 48 mila euro sia al medico curante che all'azienda ospedaliera per aver dato vita una lite temeraria.

Tribunale di Padova sentenza n. 835 del 2015

11. Figlio riconosciuto dal padre in un momento successivo

Nella prassi può accadere, per varie ragioni, che un figlio venga riconosciuto dal padre solo in un momento successivo.

Bene, in questi casi così come previsto dall'art.27 primo comma, lett. c), del d.lgs 28/12/2013 n. 154, il cognome del padre può essere aggiunto, anteposto o sostituito a quello della madre.

Una recente sentenza della Cassazione rafforza questo principio ormai consolidato in giurisprudenza (basti ricordare la sentenza n. 297 del 1996 della Corte Costituzionale).

Nella vicenda in questione, affrontata dalla Cassazione, la madre di una bambina ricorreva davanti agli Ermellini perché dopo il riconoscimento della bambina, fatta dal padre in un momento successivo, la Corte d'Appello stabiliva di aggiungere il cognome paterno anteponendolo però a quello materno. La donna riteneva non giusto il provvedimento adottato in considerazione del fatto che avendo per prima riconosciuto la figlia il suo cognome andava anteposto a quello del padre.

I giudici di legittimità, sulla scorta del ragionamento fatto dai giudici

in sede di appello, hanno ritenuto che anteporre il cognome del padre a quello della madre era un modo per favorire l'inserimento della minore nel contesto familiare del padre, inoltre, la scelta del cognome deve essere valutata rispettando

l 'interesse del minore "evitando così un danno alla sua identità personale, intesa anche come proiezione della sua personalità sociale."

Corte di Cassazione sentenza n . 17976 dell'11 settembre 2015

12. Oltraggio ad un magistrato in udienza

Va bene il diritto di critica ma attenzione a non trascendere.

In questa storia giudiziaria due imputati, nel corso di un processo, rivolgendosi al giudice gli chiedevano "da quanto tempo facesse il suo lavoro”, inoltre, lo invitavano a rileggersi gli atti perché stava sbagliando.

La difesa aveva sostenuto che le parole utilizzate dai due uomini non volevano ledere il prestigio del magistrato ma si trattava semplicemente di una critica al suo operato.

Ovviamente queste argomentazioni non hanno convinto la Corte che ha precisato che: "solo le espressioni o gli apprezzamenti relativi alla legittimità o all'opportunità del provvedimento possono rientrare nel diritto di critica, mentre le considerazioni rivolte alla persona del magistrato ne offendono il suo prestigio”.

Corte di Cassazione sentenza n. 36648 del 10 settembre 2015

13. Violazione degli obblighi di assistenza familiare

Un uomo è stato condannato per il reato di cui all'art. 570 c.p. perché in più occasioni non aveva provveduto a corrispondere l'assegno di mantenimento in favore di moglie e figlia al punto che la ex moglie, trovandosi in difficoltà economiche, si era vista costretta a chiedere aiuto economico ai propri genitori.

L'uomo aveva cercato di giustificare il proprio comportamento sostenendo di essere in difficoltà economica perché era stato licenziato, inoltre, si trovava anche in detenzione domiciliare.

Queste argomentazioni non sono bastate per evitare la condanna all'uomo perché si trattava di episodi successivi a quelli oggetto di contestazione.

Corte di Cassazione sentenza n. 36669 del 10 settembre 2015

14. Revisione assegno mantenimento

Va precisato che per poter chiedere la revisione dell'assegno di mantenimento, versato in favore dei figli, devono verificarsi delle importanti modifiche nell'assetto economico dei genitori.

In questa vicenda un uomo aveva presentato ricorso in Cassazione perché dopo aver dato vita ad un giudizio per la revisione dell'assegno di mantenimento (in favore della figlia) in primo grado otteneva una riduzione della misura a 400 euro, mentre in sede di appello vedeva ripristinato l 'importo originario pari a 1.000 euro.

L'uomo chiedeva la riduzione dell'assegno perché era stato costretto a chiudere la propria ditta individuale; attraverso però degli accertamenti si era poi scoperto che la sua convivente aveva aperto una ditta con lo stesso oggetto sociale di quella chiusa dall'uomo, e che, inoltre, lo stesso aveva trasferito alla propria compagna un immobile di lusso dotato di giardino e piscina.

Corte di Cassazione ordinanza n. 17852 del 09 settembre 2015

15. Affidamento in prova ai servizi sociali

Merita particolare attenzione questa recente sentenza della Cassazione.

Con questo provvedimento la Suprema Corte ha precisato che il giudice del tribunale di sorveglianza non può rigettare la richiesta di affidamento in prova, avanzata dal condannato, basando il proprio convincimento unicamente sulla biografia criminale del condannato e sulla natura del reato commesso.

Questo tipo di misura alternativa non prevede una totale assenza della pericolosità sociale del condannato che può essere superata solo attraverso un percorso di rieducazione.

Dunque, nel caso di specie la Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso presentato dal condannato, perché non potevano trascurarsi degli elementi significativi circa la risocializzazione dell'uomo.

Il richiedente aveva, infatti, una stabile attività lavorativa ed inoltre da tempo aveva una relazione sentimentale duratura che aveva poi portato alla nascita di una figlia.

Corte di Cassazione sentenza n. 36233 dell' 8 settembre 2015

16. Diffamazione

Quando una storia d'amore finisce alcune persone riescono ad elaborare il "lutto emotivo" in modo sereno; altre persone, invece, possono dar vita ad una serie di vendette.

E' quello che è accaduto ad una donna che è stata vittima della vendetta del suo ex marito il quale ha pubblicato nel web un falso annuncio sessuale con il suo nome.

L'uomo è stato condannato per il reato di diffamazione e per il trattamento illecito dei dati personali commesso attraverso il web.

I giudici sono riusciti a risalire a lui attraverso l'indirizzo IP del dispositivo utilizzato e al luogo dove si trovava il pc, dal quale erano stati pubblicati i messaggi sessuali diffamatori, ovvero l'abitazione della madre dove l'uomo si era trasferito dopo la separazione.

Corte di Cassazione sentenza n. 34406 del 6 agosto 2015

17. Mantenimento del coniuge

Il coniuge che ha diritto al mantenimento deve provare la mancanza di reddito o la differenza reddituale con il coniuge. Dunque, durante il giudizio il giudice per poter quantificare l'assegno di mantenimento deve valutare le prove prodotte in giudizio. Se queste sono insufficienti allora può disporre ulteriori indagini delegando la polizia tributaria.

Il giudice però non è tenuto a disporre indagini tributarie se già attraverso le prove prodotte venga fuori l'insussistenza dei redditi da parte del coniuge obbligato.

Le indagini tributarie non hanno valore esplorativo, quindi, non possono sostituire l'onere della prova che ricade sulle parti.

In buona sostanza, l'attività di indagine della polizia tributaria è giustificata solo nell'ipotesi in cui la parte che richiede il mantenimento non riesca a dimostrare i redditi occulti dell'ex coniuge.

Corte di Cassazione sentenza n. 14050 del 7 luglio 2015

18. Dichiarazione di adottabilità

I minori in stato di abbandono possono essere dichiarati adottabili anche se i genitori dimostrano un legame affettivo forte.

Nella vicenda in argomento i figli di due genitori tossicodipendenti erano stati dichiarati adottabili perché ritrovati in un ambiente degradato e in condizioni igienico-sanitarie precarie.

I genitori avevano dimostrato un forte legame affettivo e si erano resi disponibili a seguire un percorso di riabilitazione.

Ma questo non è bastato per evitare l'adozione perché i tempi di recupero psicologico sono stati considerati incompatibili con il benessere psicofisico ed educativo dei figli; inoltre, i genitori erano privi di una adeguata preparazione scolastica.

Corte di Cassazione sentenza n. 17711 del 2015

19. Addebito per infedeltà coniugale

Davvero interessante questa sentenza emessa dal Tribunale di Trento.

In questa vicenda giudiziaria la prova dell'infedeltà coniugale e ' stata fornita dalla figlia maggiorenne che era riuscita a leggere sul telefonino del padre i messaggi inviati dall'amante; inoltre, la figlia aveva assistito ad una lite tra i genitori durante la quale il padre ammetteva di avere avuto una relazione sentimentale ma che era finita.

In questo modo attraverso la testimonianza della figlia l'addebito della separazione è stato pronunciato nei confronti del padre.

Tribunale di Trento sentenza n. 249 del 2015

20. Omicidio Meredith Kercher

Chi non ricorda il caso tristemente noto relativo all'omicidio della giovane studentessa inglese Meredith Kercher? La storia è stata raccontata con diverse chiavi di lettura sia sui giornali che in varie trasmissioni televisive. L'omicidio avvenne il 1° novembre 2007 e i primi sospettati furono la sua coinquilina, l'americana Amanda Knox (di Seattle) e il fidanzato Raffaele Sollecito(di Giovinazzo-Bari).

Per l'omicidio è stato condannato in via definitiva con rito abbreviato Rudy Guede, un cittadino della Costa d'Avorio.

In primo grado i due ragazzi furono condannati poi furono assolti nel 2011 dalla Corte d'Assise di Appello. La Corte di Cassazione il 26 marzo 2013 annullò la sentenza assolutoria d'appello e rinviò gli atti alla Corte d'Assise d'Appello di Firenze perché la sentenza presentava molte omissioni ed errori che rendevano inconsistenti le motivazioni.

La Corte d'Assise d'Appello di Firenze sancì nuovamente la colpevolezza degli imputati condannandoli a 28 anni e 6 mesi di reclusione.

La fine della storia si ha il 27 marzo 2015 quando la quinta sezione penale della Suprema Corte di Cassazione ha assolto i due fidanzati per non aver commesso il fatto per mancanza di prove certe.

Nelle motivazioni della sentenza n. 3680 del 2015 (costituita da 52 pagine) si legge che l'assoluzione dei ragazzi è derivata dall'”assoluta mancanza di tracce biologiche” sia nella stanza dell'omicidio che sul corpo della vittima. Numerose tracce biologiche sono invece riconducibili a Rudy Guede che è stato condannato, per l'omicidio della studentessa, in via definitiva (con rito abbreviato) a 16 anni di carcere.

Corte di Cassazione sentenza n. 3680 del 2015

21. A chi spetta la competenza per ottenere le somme non versate a titolo di mantenimento del figlio?

Spetta al giudice di pace e non al tribunale la competenza a decidere sulla causa che ha ad oggetto il precetto di mantenimento del figlio minore al di sotto di un certo valore (5mila euro).

La competenza a decidere tale controversia, (articolo 615 comma l c.p.c.) è regolata dai criteri ordinari, trattandosi di controversia diversa da quella concernente il regolamento dei rapporti tra i coniugi anche in ordine alla prole, ovvero la modifica di tali provvedimenti, che gli articoli 706 e 710 c.p.c. riservano alla competenza per materia del tribunale.

Corte di Cassazione ordinanza n. 17670 del 04 settembre 2015

22. Pagamento dei compensi professionali

Fare l'avvocato non è semplice e spesso la cosa più difficile è riuscire a farsi pagare il giusto.

Ne sa qualcosa un collega che non avendo ottenuto l'onorario richiesto si era visto costretto ad agire in giudizio contro una società ex cliente.

L'avvocato aveva chiesto il pagamento dei propri onorari nella misura massima del tariffario in base allo scaglione di valore.

L'azienda riteneva, invece, che la somma di 1500 euro che era stata corrisposta al professionista fosse più che sufficiente.

Il Tribunale aveva dato ragione alla società ma per la Corte d'Appello il giudice di prime cure aveva sbagliato a porre l'onere della prova ex art. 2697 c.c. a carico del difensore.

Lo stesso invece doveva essere a carico del cliente, salvo che i compensi richiesti fossero al di sopra del massimo previsto.

Corte di Appello di Brescia sentenza 847 dell'8 agosto 2015

23. Risarcimento del danno morale

Per ottenere il risarcimento del danno delle lesioni micropermanenti il danneggiato deve provare la sofferenza sofferta.

Nel caso esaminato dalla Corte di Cassazione un uomo si è visto rigettare il ricorso perché dopo essere stato vittima di un incidente e dopo aver ottenuto il risarcimento del danni, in sede di appello e' stato condannato a restituire 765 euro degli oltre 2860, che gli erano stati liquidati dalla compagnia assicuratrice, perché non era stato in grado di dimostrare la sussistenza del danno morale patito.

La Corte ha precisato, invece, che il danno morale va sempre provato anche attraverso presunzioni mentre non può verificarsi alcuna automaticità parametrata al danno morale sofferto.

Corte di Cassazione sentenza n. 17209 del 2015

24. Licenziamento

Confucio diceva: "scegli il lavoro che ami e non lavorerai neppure un giorno in tutta la tua vita".

Il lavoro però può anche perdersi se non si rispettano alcune regole.

Ad esempio un dipendente e' stato licenziato per giusta causa per aver creato un clima di tensione in azienda.

Il lavoratore in più occasioni aveva posto in essere un atteggiamento ingiurioso, minaccioso ed inoltre aveva violato delle norme circa il trasporto di medicinali.

L'azienda farmaceutica per cui lavorava aveva deciso quindi di licenziarlo; il dipendente si era difeso sostenendo che il suo atteggiamento era stato determinato a causa del comportamento persecutorio posto in essere dall'azienda.

Corte di Cassazione sentenza n. 17435 del 2 settembre 2015

25. Infedeltà coniugale

Questa vicenda giudiziaria e ' davvero singolare.

Un marito era riuscito a scoprire il tradimento della propria moglie grazie ad un registratore che aveva installato nella cucina della propria abitazione.

L'uomo era stato condannato dal Giudice di Pace di Senorbi' (Cagliari) perché dopo aver scoperto l'infedeltà l'aveva diffamata.

Anche la Corte di Cassazione ha confermato la sentenza del Giudice di Pace, inoltre, la prova raccolta dal marito era inutilizzabile in violazione dell'art 191 c.p.p.

Infine, lo stato d'ira del marito non poteva considerarsi una scriminante al reato di diffamazione.

Va ricordato che chi utilizza lo strumento della registrazione per scoprire l'infedeltà altrui può essere querelato per il reato di interferenze illecite nella vita privata di cui all'art. 615-bis.c.p.

Corte di Cassazione sentenza n. 35681 del 2015

26. Circolazione di auto senza assicurazione

Chi circola con un'automobile sprovvista di assicurazione nel caso di sinistro stradale può richiedere il risarcimento dei danni?

La risposta arriva da una sentenza del Giudice di Pace di Napoli che ha precisato che: il danneggiato che circola con una autovettura sprovvista di assicurazione ha diritto al risarcimento dei danni(purché non abbia colpa nel sinistro) perché la condotta posta in essere dall'automobilista non rappresenta un reato perseguibile d'Ufficio; si tratta, invece, di una violazione al CdS per cui è prevista la sanzione amministrativa da € 848, 00 a € 3.393, 00 e il fermo amministrativo del veicolo.

Giudice di Pace di Napoli ex Pozzuoli, sentenza del 13 luglio 2015

27. L'avvocato è tenuto ad informare il cliente sui contrasti giurisprudenziali

E' un dovere dell'avvocato informare il cliente sulle difficoltà di una causa, inoltre, l'obbligo di informazione riguarda anche i contrasti giurisprudenziali sulla controversia.

In buona sostanza, se su una norma giuridica relativa ad una controversia c'è un contrasto giurisprudenziale il cliente deve essere informato in modo da poter decidere se intraprendere o meno una causa.

Corte di Cassazione sentenza n. 14639 del 14 luglio 2015

28. Addebito della separazione

L'addebito della separazione può essere chiesto per vari motivi ad esempio per ipotesi di maltrattamenti.

Bene, questa sentenza della Corte di Appello di Lecce precisa che un unico episodio di maltrattamenti non può bastare per chiedere la separazione con addebito.

Infatti, l'addebito della separazione non può fondarsi sulla semplice violazione di un dovere coniugale ma è necessario che l'atteggiamento violento dell'atro coniuge abbia il carattere della continuità; solo in questo modo più episodi di maltrattamenti possono determinare l'intollerabilità della convivenza.

Corte di Appello di Lecce sentenza n. 109 del 2015

29. Doppio lavoro

Spesso per sbarcare il lunario un solo lavoro non basta e allora se ne svolgono due; attenzione però a non svolgere due attività lavorative nello stesso posto. Questa leggerezza può costare cara; e' ciò che è accaduto ad un dipendente che durante l'orario di lavoro, all'interno dell'azienda per cui lavorava, vendeva ai colleghi prodotti di qualsiasi tipo.

Il dipendente è stato licenziato perché nonostante avesse ricevuto ben due contestazioni, in merito al suo operato, ha continuato a porre in essere questa condotta illecita.

Il licenziamento e' stato, dunque, considerato legittimo.

Corte di Cassazione sentenza n. 17117 del 2015

30. Per installare i condizionatori serve la Scia

"Anto' fa caldo" così recitava una giovane Luisa Ranieri in uno spot Nestea di qualche anno fa.

In estate quando il caldo si fa davvero insopportabile l'unico rimedio è quello di starsene in casa grazie all'aria fresca generata dai condizionatori.

Ma attenzione con una recente sentenza il TAR del Lazio ha stabilito che se il condizionatore è installato all'esterno è necessaria la Scia ossia la "segnalazione certificata di inizio attività".

Diversamente, se non ci si attiene a questa disposizione, si può essere sanzionati con una multa salata. Inoltre, e' tenuto a pagare la multa anche chi acquistando l'immobile successivamente trova già i condizionatori installati all'esterno.

Nel caso di specie, il TAR del Lazio ha confermato la sanzione amministrativa pari ad euro 516 che il Comune di Civitavecchia aveva irrogato nei confronti di un proprietario di una galleria d'arte il cui immobile aveva all'esterno due condizionatori.

TAR del Lazio sentenza n. 10826 del 14 agosto 2015

31. Adozione degli zii

Perché possa dichiararsi l'adottabilità di un minore e' necessario che lo stesso versi in uno stato di abbandono e che sia accertata l'inidoneità di tutti i parenti.

In buona sostanza, con una recente sentenza la Cassazione ha precisato che prima di emettere una dichiarazione di adottabilita' bisogna verificare l'idoneita' di tutti i parenti entro il quarto grado che possano occuparsi del minore.

Nella vicenda in questione la Cassazione ha dato ragione a degli zii paterni che avevano chiesto l'affido etero-familiare di due nipoti; era accaduto, invece, che i giudici di merito avevano dichiarato le bambine adottabili e le avevano collocate presso una coppia in lista di attesa per l'adozione nazionale.

Per la Suprema Corte, invece, in questi casi va non solo valutato lo stato di abbandono del minore ma bisogna tener conto della disponibilità dei parenti, entro il quarto grado, capaci di sostituirsi in maniera valida alla carente inidoneità familiare.

È importante non allontanare frettolosamente il minore dalla famiglia di origine ma va sperimentato, nel tempo, un recupero delle capacità genitoriali.

Corte di Cassazione sentenza n. 16897 del 2015

32. L'infedeltà del coniuge può essere provata con la relazione scritta dell'investigatore privato

Secondo precedenti pronunce giurisprudenziali la relazione scritta dell'investigatore privato, corredata anche di materiale fotografico, non può essere considerata una valida prova nel processo civile ma è necessario che l'investigatore privato venga ascoltato come testimone.

Di avviso contrario e', invece, una sentenza del Tribunale di Milano che ha ritenuto comunque valido, anche se considerata come prova "atipica", il dossier investigativo del detective senza la sua testimonianza.

Va chiarito però che la suddetta prova rimane valida purché la controparte non riesca a contestare nel merito i fatti che gli vengono contestati e quindi ad esempio a dare un'altra chiave di lettura.

Tribunale di Milano sentenza dell'1 Luglio 2015

33. Rumori molesti

Anche i campanacci e i belati delle pecore possono disturbare il riposo e la quiete dei vicini.

Nella vicenda in questione il proprietario di un edificio adiacente ad una zona di pascolo aveva chiesto il risarcimento del danno esistenziale a causa dei rumori molesti provocati dagli animali da pascolo.

In realtà è stato disposto che il pascolo delle pecore doveva avvenire a 100 metri di distanza dell'edificio delle persone disturbate dai continui rumori mentre alcun danno esistenziale è stato riconosciuto perché non provato.

Il ricorrente aveva sostenuto la lesione di diritti costituzionali come il tranquillo godimento del domicilio o la libertà di spostamento.

La Suprema Corte, pur ammettendo in astratto che il continuo belare delle pecore poteva aver provocato un danno, ha invece ritenuto che nessun danno poteva essere risarcito al ricorrente perché non provato sia nell' "an" che nel "quantum debeatur".

Logica conseguenza e' che per ottenere un danno non patrimoniale determinato da "immissioni rumorose" e' necessario che la lesione sia concreta al punto da garantire un meritevole ristoro.

Corte di Cassazione sentenza n. 17013 del 20 agosto 2015

34. Nel caso di diagnosi tardiva si ha diritto al risarcimento del danno

Nel caso posto all'attenzione della Suprema Corte un medico non e' riuscito a diagnosticare in tempo una patologia terminale che aveva poi determinato la morte del paziente.

In buona sostanza gli eredi di una donna, che era morta a causa di un carcinoma all'utero, avevano chiesto un risarcimento dei danni al ginecologo che l'aveva seguita per 5 mesi. Il medico non era riuscito a diagnosticare la grave patologia nonostante la donna avesse continue perdite ematiche.

La Corte di Appello aveva ritenuto non sussistente il nesso causale tra il ritardo con cui era stata diagnosticata la malattia e la morte della donna, proprio in considerazione dell'aggressività della malattia.

Per i giudici di Piazza Cavour, invece, il medico e' stato ritenuto responsabile per non aver diagnosticato in tempo la malattia; in questo modo è stato determinato un ritardo anche nell'esecuzione di un intervento palliativo che avrebbe potuto alleviare il dolore al paziente.

Corte di Cassazione sentenza n. 16993 del 20 agosto 2015

35. Tassa sui rifiuti

La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, chiarisce che: "la tassa sui rifiuti va sempre pagata anche se non si utilizza il servizio."

Ai fini del pagamento della tassa va considerata la detenzione del locale e non la fruizione del servizio da parte del contribuente.

Nel caso di specie la Corte ha accolto il ricorso presentato dal Comune di Lodi avverso la decisione della CTR Lombardia.

Quest'ultima, infatti, aveva reso "felice" un contribuente annullando una cartella di pagamento relativa alla Tarsu anno 2006; era stato ritenuto che la tassa non andava pagata perché il contribuente non poteva utilizzare il servizio pubblico; infatti, tra l'abitazione del contribuente e il punto di raccolta dei rifiuti non c'era un collegamento stradale.

La Cassazione ricorda, invece, che: " la tassa sui rifiuti viene a gravare su chiunque occupi o conduca locali a qualsiasi uso adibiti, esistenti nelle zone del territorio comunale dove sono istituiti i servizi per la raccolta dei rifiuti.

Corte di Cassazione sentenza n. 12035 del 10 giugno 2015

36. Qual è il Tribunale competente a decidere sull'affidamento e il mantenimento del minore?

Sulla questione si è espresso recentemente il Tribunale di Roma con una ordinanza cercando di precisare alcuni aspetti spesso sottovalutati.

Nella vicenda in argomento una madre si trasferiva in un'altra città con il figlio minore senza l'accordo dell'altro genitore. Nonostante il trasferimento a Cassino il Tribunale competente sull'affidamento e il mantenimento del minore è stato considerato quello di Roma, luogo dove il minore aveva la residenza sin dalla nascita.

Il Tribunale di Roma ha quindi chiarito che per individuare la competenza il giudice deve prendere in considerazione il luogo dove abitualmente vive il minore quindi il luogo che è il centro della vita e dei suoi interessi.

Non ha, invece, alcuna rilevanza la semplice residenza anagrafica oppure gli spostamenti del minore in altri luoghi che abbiano carattere temporaneo.

Nel caso in questione il minore e' stato affidato congiuntamente ad entrambi i genitori con l'obbligo del padre di provvedere mensilmente al mantenimento del figlio; il comportamento della madre però è stato punito ai sensi dell'art. 709-ter c.p.c. per aver unilateralmente trasferito il figlio in un'altra città senza il consenso dell'altro genitore.

La donna per questa ragione dovrà versare al padre, a titolo di risarcimento, una somma pari ad euro 2000, 00.

Tribunale di Roma ordinanza del 19 giugno 2015

37. Assegno divorzile e nuova famiglia di fatto

È ormai un orientamento giurisprudenziale consolidato quello di escludere l'assegno divorzile nell'ipotesi in cui venga costituita una nuova famiglia di fatto e questo indipendentemente dalle condizioni reddituali dei coniugi.

Il caso in questione, giunto sino in Cassazione, prende le mosse da un ricorso avanzato da un uomo che lamentava una non corretta valutazione del giudice in sede di modifica delle condizioni di divorzio.

In buona sostanza il giudice aveva ridotto l'assegno di mantenimento a carico del marito ed in favore della ex moglie ad euro 350 nonostante entrambi gli ex coniugi avessero dato vita a relazioni affettive stabili.

La Corte, chiamata a decidere sulla questione, ha invece rimarcato che nelle ipotesi in cui gli ex coniugi abbiano raggiunto una nuova stabilità familiare l'assegno divorzile deve essere negato o sospeso.

A conforto di ciò la Cassazione ha ricordato altre pronunce in merito (come la sentenza n. 17195 del 2001 e la 17898 del 2012).

Corte di Cassazione sentenza n. 17811 del 2015

38. Stalking

Deve considerarsi stalking anche l'atteggiamento di chi crea profili falsi, sui vari social network, riconducibili alla vittima. In questa vicenda giudiziaria un uomo aveva posto in essere una serie di atti persecutori nei confronti di una ragazza con la quale aveva avuto una relazione sentimentale. Tra i gesti invasivi c'era stato quello di creare dei profili falsi con il nome della donna sui vari social frequentati da maniaci sessuali i quali importunavano la donna in continuazione credendo fosse disponibile per prestazioni sessuali.

Corte di Cassazione sentenza n. 36894 del 2015

39. Infedeltà coniugale non vale per l'affido dei figli

Come ripetuto tante volte una delle cause di addebito della separazione e' l'infedeltà coniugale, attenzione però l'infedeltà coniugale investe solo il rapporto moglie- marito mentre l'atteggiamento del coniuge fedifrago non può essere utilizzato contro lo stesso per ottenere l'affidamento esclusivo dei figli.

Dunque, il coniuge infedele non può essere considerato un genitore non adatto per l'affidamento condiviso dei figli; di conseguenza nelle ipotesi di infedeltà coniugale si potrà chiedere l'addebito della separazione e nei casi più gravi anche il risarcimento del danno.

Di contro però il coniuge che utilizza il tradimento dell'altro coniuge per denigrare il padre o la madre agli occhi dei figli pone in essere un atteggiamento scorretto che comporta una serie di conseguenze come l'ammonizione da parte del giudice, il pagamento di una sanzione amministrativa e nelle ipotesi più gravi la revoca dell'affidamento.

Tribunale di Milano ordinanza del 9 luglio 2015

40. Lavoro nei giorni festivi

In questa vicenda il datore di lavoro di una società aveva imposto ad una sua dipendente, addetta alle vendite, di lavorare in un giorno festivo e cioè il 6 gennaio. La dipendente aveva rifiutato di lavorare in quel giorno e per questo motivo il datore di lavoro l'aveva licenziata in tronco.

La Cassazione investita della questione ha ritenuto illegittima la sanzione imposta alla commessa stabilendo che il lavoratore può lavorare anche durante le festività infrasettimanali (civili o religiose) solo nell'ipotesi in cui vi sia stato un previo accordo tra dipendente e datore di lavoro mentre non può essere imposto alcun obbligo di lavorare durante le festività.

Corte di Cassazione sentenza n. 16592 del 2015

41. Assegnazione della casa familiare

Davvero interessante è questa recente sentenza della Cassazione nella quale la Corte chiarisce che anche nelle ipotesi di "famiglie di fatto" la casa familiare deve essere assegnata al genitore collocatario dei figli anche se il proprietario esclusivo dell'immobile sia l'altro compagno, anche se il genitore collocatario dei figli non sia conduttore dell'immobile oppure non abbia una posizione giuridica qualificata con riferimento all'immobile.

Ma la cosa più interessante e' che il diritto del genitore collocatario dei figli, a restare nella casa familiare, prevale anche sul diritto di chi ha acquistato l'immobile ed ha trascritto il titolo ancor prima dell'assegnazione.

In questa vicenda, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso di una donna che dopo la fine della storia con il suo compagno era rimasta a vivere con i figli, nati dalla relazione con l'uomo, nella casa di proprietà del compagno.

I giudici di merito avevano dato torto alla donna accogliendo le richieste della società immobiliare che chiedeva il rilascio dell'immobile perché occupato dalla donna senza titolo.

A mettere un punto fermo sulla questione è poi intervenuta la Cassazione che ha chiarito che: "il genitore collocatario dei figli è detentore qualificato dell'immobile e nell' esercitare il diritto di godimento dell'immobile e' assimilabile al comodatario anche se proprietario esclusivo sia l'altro compagno".

Logica conseguenza e' che l'assegnazione dell'immobile disposta dal tribunale e' opponibile al terzo acquirente il quale prima di acquistare l'immobile sapeva benissimo che l'immobile era occupato dalla ex convivente del proprietario e dai suoi figli.

Corte di Cassazione sentenza n. 17971 dell' 11 settembre 2015

42. Dare del "leccapiedi" configura il reato di ingiuria

Durante delle discussioni animate possono volare parole pesanti al punto da ledere la reputazione dell'interlocutore.

Quindi, deve considerarsi una vera e propria offesa la parola " leccapiedi" o "leccacu.." anche se utilizzata dal datore di lavoro nei confronti di un dipendente apostrofato in questo modo perché aveva assunto un atteggiamento di riverenza nei confronti di un altro dirigente dell'azienda.

Di conseguenza se è consentito che il datore di lavoro rimproveri il dipendente per errori o leggerezze commesse durante lo svolgimento dell'attività lavorativa di contro il "capo" non può utilizzare parole offensive che ledano l'onore del lavoratore; inoltre, non ha alcuna importanza che la parola offensiva sia stata pronunciata durante uno stato di alterazione psicologica.

Corte di Cassazione sentenza n. 35013 del 2015

43. Alienazione parentale

In caso di separazione personale dei coniugi la regola generale e' quella di affidare i figli in maniera condivisa ad entrambi i genitori.

Ma a questa regola generale e' prevista l'eccezione "dell'affidamento esclusivo" ad un solo genitore in casi particolari.

Interessante a tal proposito e' un decreto emesso dal Tribunale di Cosenza con cui e' stato disposto l'affidamento esclusivo dei figli al padre perché la ex moglie aveva manipolato i figli al punto tale da allontanarli sia fisicamente che psicologicamente dal padre.

Tutto questo è stato dimostrato attraverso una CTU psicologica che aveva rilevato non solo un rifiuto innaturale della figura paterna ma anche un grave atteggiamento denigratorio dei minori nei confronti del padre.

Tribunale di Cosenza decreto n. 778 del 29 luglio 2015

44. Spese straordinarie per i figli

Il coniuge non affidatario dei figli e' sempre tenuto a corrispondere l'importo delle spese straordinarie? In genere le spese straordinarie devono essere preventivamente concordate; però nel caso in cui la spesa abbia una certa utilità e sia proporzionata al tenore di vita, il genitore non collocatario dei figli è tenuto a contribuire.

Nel caso di specie la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un padre che si era rifiutato di pagare il 50% delle spese straordinarie per la cameretta nuova della figlia, inoltre, aveva rifiutato di sostenere le spese per uno stage all'estero che avrebbe consentito alla figlia di imparare l'inglese.

In buona sostanza l'uomo aveva presentato una opposizione al decreto ingiuntivo emesso dal Giudice di Pace di Taranto con cui gli veniva ordinato di pagare 1.098 euro all'ex moglie come rimborso del 50% per le spese sostenute in favore della figlia.

L'uomo riteneva di non doverle pagare perché gli esborsi non erano né urgenti né indifferibili ed inoltre non erano stati concordati preventivamente.

Corte di Cassazione ordinanza n. 16175 di luglio 2015

45. Rimozione della canna fumaria

Quando si abita in un condominio bisogna sempre rispettare il regolamento condominiale, quindi, le iniziative spontanee di un condomino non possono sempre trovare accoglimento.

Nel caso di specie un condomino aveva montato sul muro di confine, del palazzo condominiale, una canna fumaria che alterava pero' l'estetica dell'edificio.

Il condomino ha dovuto rimuovere la canna fumaria perché la stessa era stata posizionata su una parte comune dell'edificio; inoltre, la canna fumaria limitava la luminosità di un altro appartamento ed infine aveva dato vita ad uno stillicidio di acque sporche a causa della condensazione dei fumi.

Corte di Cassazione sentenza n. 17072 del 2015

46. Ingiuria

Bisogna distinguere la maleducazione dalle offese; solo le offese, infatti, possono ledere l'onore e il decoro di una persona.

In questa vicenda giudiziaria una donna era stata condannata per il reato di ingiuria per essersi rivolta al cognato pronunciando le seguenti parole: "stai zitto e non dire belinate”.

La donna si era difesa sostenendo che le parole usate erano tipiche del linguaggio genovese ed erano state proferite in tono scherzoso e che in quel periodo era in buoni rapporti con il cognato.

Sulla scorta di queste considerazioni la Corte di Cassazione ha dato ragione alla donna.

Corte di Cassazione sentenza n. 35027 del 20 agosto 2015

47. Diritto di visita del padre

Il genitore non collocatario del figlio, e' tenuto ad osservare scrupolosamente il rispetto del "diritto di visita" così come previsto dal provvedimento giudiziale.

Trasgredire le disposizioni può determinare la condanna del genitore non collocatario a risarcire il danno al minore.

Nella storia in argomento un padre aveva chiesto alla propria figlia, che peraltro si era rifiutata, di trascorrere i weekend di propria spettanza, in compagnia della propria compagna e per giunta presso l'abitazione della donna.

L'uomo per un po' di anni era stato fisicamente assente dalla figlia anche perché si era trasferito all'estero con la propria compagna. La condotta posta in essere è stata vista come un limite al recupero del rapporto affettivo e comunicativo con la figlia. L'uomo, dunque, comportandosi in questo modo e' stato sanzionato ai sensi dell'art. 709 - ter c.c. perché non è stato in grado di dare un maggiore valore al proprio ruolo genitoriale e alle esigenze della minore rispetto alla relazione sentimentale con la nuova compagna.

Tribunale di Roma sentenza del 23 gennaio 2015

48. Si applica il codice del consumo nell'ipotesi di acqua al posto della benzina

Anche se non è così frequente può però capitare che andando a fare rifornimento, ad una pompa di benzina, nel serbatoio della vettura finisca oltre alla benzina anche dell'acqua.

Se ciò accade inevitabilmente la vettura subisce dei danni dei quali risponderà il titolare del distributore di benzina.

In queste ipotesi si applica il codice del consumo quindi ci sarà una " tutela in forma specifica" del consumatore che potrà chiedere o la riparazione o la restituzione del bene.

Nella vicenda in questione il proprietario della pompa di benzina e' stato condannato a pagare, al proprietario della vettura, la somma di 2500 euro per le spese che erano state affrontate per riparare il mezzo.

Giudice di Pace di Perugia sentenza n. 400 del 18 aprile 2015

49. Mantenimento dei nonni ai nipoti

Anche i nonni sono tenuti al mantenimento dei nipoti. Ma in quali circostanze?

Una sentenza " vintage " anno 2010 ricorda che anche i nonni sono tenuti al mantenimento dei nipoti quando vi sia una impossibilità oggettiva, da parte dei genitori, di mantenere i figli.

L 'obbligo dei nonni al mantenimento dei nipoti e' previsto però solo in via sussidiaria; in buona sostanza essi saranno tenuti al mantenimento non quando uno dei due genitori sia rimasto inadempiente al proprio obbligo ma solo nell'ipotesi in cui l'altro genitore non sia in grado di provvedervi per mancanza di mezzi oppure per omissione volontaria.

Va ricordato, altresì, che ai sensi dell'art. 148 c.c. è possibile ottenere un decreto giudiziale.

Il Tribunale competente sarà il tribunale del luogo di residenza del genitore o degli ascendenti inadempienti.

Con il decreto viene stabilito il versamento di una quota dei redditi dell'obbligato direttamente al genitore o a chi sopporta le spese di mantenimento.

Corte di Cassazione sentenza n. 20509 del 2010

50. Indebito arricchimento

Nella vicenda in questione un condominio, a causa di alcune infiltrazioni di acqua, aveva deliberato in assemblea di eseguire dei lavori di manutenzione straordinaria. Le spese venivano divise sulla base delle tabelle millesimali ma a causa di un errore presente nelle tabelle non veniva contemplato un immobile danneggiato. Il proprietario dell'immobile traeva beneficio da queste riparazioni ma in realtà non aveva partecipato alle spese.

Il condominio per ottenere il rimborso di ciò che era stato pagato ha dunque agito nei confronti di questo proprietario per indebito arricchimento.

Corte di Cassazione sentenza n. 5690 del 10 marzo 2011

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(17/10/2015 - Briciole di diritto)
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