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La compilazione del modello F24

I pagamenti per i quali va utilizzato e le informazioni da inserirvi
tasse commercialista

di Valeria Zeppilli - Il modello F24 è lo strumento attraverso il quale i contribuenti provvedono al pagamento delle imposte sui redditi e della ritenuta alla fonte; delle imposte sostitutive delle imposte sui redditi; dell'addizionale regionale o comunale all'Irpef; dei contributi e dei premi Inps, Inail, ex Enpals e Inpdai; dell'IVA e delle imposte sostitutive dell'IVA; dell'IMU; della TARES; dell'IRAP; dei diritti camerali; degli interessi in caso di pagamento rateale e di tutto quanto ulteriormente previsto dall'ordinamento.

Attraverso il modello F24 si pagano, inoltre, tutte le somme dovute per la liquidazione e il controllo formale della dichiarazione, l'avviso di accertamento, l'atto di contestazione delle sanzioni, l'avviso di irrogazione sanzioni, l'accertamento con adesione, la conciliazione giudiziale, il ravvedimento.

Prima di procedere alla compilazione, è necessario avere a disposizione tutte le informazioni necessarie per operare correttamente.

Nel modello, innanzitutto, vanno indicati il codice fiscale, i dati anagrafici e il domicilio fiscale del contribuente.

Nel caso, poi, in cui il pagamento venga effettuato dal coobbligato, dall'erede, dal genitore, dal tutore o dal curatore fallimentare per conto del contribuente, nel modello andrà riportato anche il codice fiscale del soggetto che vi provvede. Viceversa, il campo andrà lasciato vuoto.

Compilata la parte relativa ai dati anagrafici, è la volta di quella relativa ai tributi. In essa devono essere indicati sia il codice tributo che l'anno cui si riferisce il pagamento.

Non bisogna poi dimenticare di inserire il codice identificativo dell'ufficio finanziario di riferimento, presso il quale si effettua il pagamento.

Per conoscere quale è il codice tributo di riferimento da indicare e quale è il codice ufficio, è possibile consultare gli elenchi presenti nel sito dell'Agenzia delle Entrate.

Veniamo, infine, agli importi.

A tal proposito è importante ricordare che le prime due cifre decimali devono sempre essere riportate, anche nel caso in cui siano pari a zero. 

Se, poi, le cifre decimali sono più di due, si deve procedere all'arrotondamento per eccesso o per difetto, a seconda che la terza cifra sia pari o superiore a 5 oppure sia inferiore. 


Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
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(01/10/2015 - Valeria Zeppilli)
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