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Fincantieri: una realtà italiana ricca ma "inquieta"

Nonostante abbia grandi carichi di lavoro, l'azienda ligure vive forti tensioni a livello sindacale
Foto panoramica di genova

di Aldo Carpineti - Un tempo si chiamava Cantieri Navali Riuniti e a Trieste c'era l'Italcantieri. Nei primi anni '80 delle due aziende se ne fece una con direzione centrale a Trieste, mentre a Genova rimase la direzione del settore Marine Militari. L'evento fu causa di gravi scontenti nel capoluogo ligure che, dopo un po', tuttavia se ne fece una ragione. A Monfalcone nel frattempo si costruì un mega-cantiere avanzatissimo dal punto di vista delle tecnologie a disposizione.

Dopo alcune importanti dismissioni nel porto di Genova gli stabilimenti liguri rimasero tre, quello di Sestri Ponente, quello di Riva Trigoso e quello di La Spezia-Muggiano.

Sestri Ponente è cantiere tanto di costruzione quanto di riparazione navale, a Riva Trigoso e La Spezia si costruiscono ed allestiscono soprattutto navi militari. Il guscio della nave, depositato a moduli sullo scalo di Riva Trigoso, viene varato e successivamente trasportato via mare al Muggiano per l'allestimento, cioè per aggiungervi tutte le parti necessarie alla vita sulla nave.

Attualmente l'azienda vive un momento di particolare floridità, le commesse sono tante ed il lavoro nei cantieri abbonda. A Sestri, fra le altre cose, si stanno dando da fare alla demolizione della Costa Concordia, naufragata davanti all'Isola del Giglio, dopo aver vinto, a suo tempo, la concorrenza con i cantieri di Piombino ed a seguito di un trasferimento lungo il Tirreno della nave ferita che lasciò tutti quanti con il fiato sospeso per molti giorni.

Eppure Fincantieri soffre di una conflittualità sindacale elevatissima, i rappresentanti sindacali aziendali sono sul piede di guerra e quelli nazionali hanno attenzione continua alle vicende della società.

Come mai questo paradosso? A parte le considerazioni sul tradizionale clima altamente sindacalizzato di questa impresa, è vero forse che, nei luoghi di lavoro in generale, più ferve l'opera, più nascono motivi di dispute e contrasti. Ma nella specifica circostanza le ragioni sono anche altre.

Azienda e sindacati qui sono impegnati infatti da tre mesi nel rinnovo del contratto integrativo. Di che cosa si tratta? Il contratto collettivo nazionale di lavoro, quello stipulato da sindacati e parte aziendale per tutta la categoria dei metalmeccanici, presenta aspetti che debbono essere completati e colmati attraverso le trattative a livello locale, azienda per azienda, con disciplina prevista ad hoc per ogni singola realtà; su questi temi le parti non si trovano d'accordo e, nello specifico, relativamente al taglio del premio di produttività che non verrebbe riconosciuto dall'azienda per le giornate di assenza anche giustificata.

Nel frattempo il vigente contratto integrativo è stato disdetto e i lavoratori si trovano ad usufruire di buste paga assottigliate di qualche decina di euro rispetto al recente passato.

Di più, data la presenza di volumi di lavoro consistenti come quelli attuali il sindacato, e la Fiom in particolare, chiedono che si dia luogo a nuove assunzioni e si limiti il fenomeno dell'outsourcing mentre in Fincantieri si farebbe tutto il contrario. In questo modo la forza lavoro diminuirebbe nel tempo, causa il mancato rispetto del turnover.

Contemporaneamente l'amministratore delegato Giuseppe Bono ha detto che per il momento il ribaltamento a mare del cantiere di Sestri, che assicurererebbe allo stesso maggiori spazi utili per lavorare alle navi di maggiori dimensioni, non è fattibile proprio perché il cantiere è pieno di lavoro.

Ci sono varie ragioni, dunque, perchè malgrado l'ottima condizione dei volumi di produzione, le parti continuino a beccarsi e a proseguire sulla strada di una conflittualità che è ormai quasi perenne.


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(02/09/2015 - Aldo Carpineti)
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