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Jobs Act: salta la norma per “spiare” a distanza i lavoratori

Rinviato alla prossima settimana il sì definitivo ai decreti da parte del Governo
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di Marina Crisafi – Nulla di fatto oggi per gli ultimi 4 decreti attuativi del Jobs Act, la cui approvazione definitiva slitta alla prossima settimana causa “sovraffollamento di provvedimenti”, come anticipato dallo stesso ministro del lavoro Poletti. Pur non trovando spazio nel Consiglio dei ministri di oggi (dedicato agli affari esteri, alla cooperazione internazionale, aeroporti e scuola), l'ok definitivo ai decreti che danno attuazione alla delega sul lavoro, sembra sia stato raggiunto un accordo con la Commissione Lavoro della Camera che, di fatto, manda ko la norma destinata al controllo a distanza dei lavoratori, che tanto ha fatto discutere nei mesi scorsi.

Già prima della pausa estiva, per sedare le polemiche, il ministero aveva provveduto a chiarire (leggi il comunicato ufficiale) che la norma contenuta nel decreto “semplificazioni” che prevede il controllo dei lavoratori a distanza sui dispositivi utili “per rendere la prestazione” anche in assenza di accordi o autorizzazioni (come richiesto dall'attuale normativa), va interpretata nel senso che questi ultimi possono mancare soltanto per i dispositivi (pc, tablet, cellulari) esclusivamente utilizzati dal lavoratore per adempiere alla prestazione lavorativa e per gli strumenti di registrazione degli accessi e delle uscite (badge), ma se si fuoriesce dai confini (ad es. installando un software di geolocalizzazione) si ritorna alla necessità di un previo accordo sindacale o autorizzazione amministrativa.

Ora, nella bozza definitiva del decreto, accogliendo le richieste avanzate nei pareri positivi ma condizionati delle commissioni parlamentari, dopo aver premesso il divieto dell'uso di impianti audiovisivi per il controllo a distanza dei lavoratori, dovrebbero quindi essere state esplicitate chiaramente le dichiarazioni del ministero, oltre a prevedere che “i dati registrati” dai suddetti strumenti siano utilizzabili solo “a condizione che sia data al lavoratore preventiva e adeguata informazione delle modalità d'uso, dei casi e dei limiti di effettuazione degli eventuali controlli” in ogni caso eseguiti nel rispetto del codice della privacy.

A rimanere sostanzialmente irrisolto nello schema di decreto è invece il nodo sulle assunzioni dei disabili. Sembra infatti che non sia stato accolto il parere della Commissione lavoro della Camera che invitava a limitare la chiamata nominativa per le assunzioni obbligatorie di persone disabili solo ai datori di lavoro fino a 50 dipendenti, mantenendo invece al superamento di tale soglia la chiamata numerica.

La norma aveva fatto storcere il naso ai sindacati e a diverse associazioni di settore che avevano già espresso la propria contrarietà a inizio agosto, paventando il pericolo di clientelismo e chiedendo la conferma del sistema oggi in vigore (l. n. 68/2000), ma il Governo ha deciso di non apportare cambiamenti, salvo il prevedere che in caso di mancata assunzione a chiamata nominativa gli uffici competenti possano avviare i lavoratori secondo l'ordine in graduatoria per qualifica o anche previa chiamata con avviso pubblico.

A rimanere invariato è anche il bonus per le relative assunzioni, con sgravi contributivi fino al 70% in tre anni.

Gli altri tre decreti oggetto di rinvio, invece, riguardano l'attività degli ispettori del lavoro, con la previsione della nascita di un'agenzia unica, i servizi per il lavoro e le politiche attive e la riforma degli ammortizzatori sociali.

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(27/08/2015 - Marina Crisafi)
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