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Il lavoro accessorio dopo il Jobs Act. Limiti, soggetti legittimati, i voucher, le sanzioni

Come è regolamentata questa tipologia contrattuale a seguito del d.lgs. n. 81/2015
Lavoratore anziano lavoro

di Valeria Zeppilli – Per lavoro accessorio deve intendersi quello svolto entro i limiti di compensi annuali stabiliti dalla legge.

Recentemente, esso è stato riformato in alcuni aspetti sostanziali dal decreto legislativo n. 81/2015, attuativo del c.d. Jobs Act.

I limiti di natura economica

A seguito delle modifiche apportate negli ultimi anni, oggi i limiti allo svolgimento di lavoro accessorio sono di natura esclusivamente economica.

Esso, nel dettaglio, può essere svolto, da ciascun prestatore di lavoro, entro il limite massimo di 7.000,00 euro annuali di compensi. In ogni caso, il compenso ottenuto da un singolo committente imprenditore o libero professionista non può eccedere i 2.000,00 euro annui.

I percettori di ammortizzatori sociali, invece, possono svolgere lavoro accessorio se il loro compenso non eccede i 3.000,00 euro annuali.

Tali somme restano, in ogni caso, esenti da imposizioni di carattere fiscale e non incidono sullo status di disoccupato o inoccupato del prestatore di lavoro.

Se i limiti indicati sono rispettati, la prestazione si presume di natura accessoria, senza che il giudice possa entrare nel merito del rapporto di lavoro.

Occorre specificare che già con la legge n. 92/2012 (cd. riforma Fornero) lo svolgimento di attività di lavoro accessorio era stato emancipato da causali oggettive e soggettive e vincolato al solo rispetto di limiti di natura economica, che il decreto del 2015 si è limitato a innalzare.

Tuttavia, fino al 31 dicembre 2015 resta ferma la previgente disciplina per l'utilizzo dei buoni per prestazioni di lavoro accessorio già richiesti alla data di entrata in vigore del decreto.

Soggetti legittimati a svolgere lavoro accessorio

Entro i limiti previsti, tutti i lavoratori possono svolgere lavoro accessorio, anche se siano assunti con contratto di lavoro subordinato a tempo pieno, salvo il caso in cui la prestazione di natura occasionale vada svolta presso lo stesso datore di lavoro alle cui dipendenze sono impiegati.

Attività di natura occasionale possono essere prestate anche dai percettori dei vari trattamenti pensionistici e dei trattamenti compatibili con lo svolgimento di una qualsiasi attività lavorativa.

Prima dell'inizio della prestazione il committente è tenuto a comunicare anche alla Direzione territoriale del lavoro competente (dal momento in cui diverrà disponibile un apposito sistema) i dati anagrafici, il codice fiscale del lavoratore e il luogo della prestazione.

Un settore particolare è quello agricolo, nel quale, in via generale, possono prestare lavoro accessorio solo pensionati o giovani studenti, tranne nel caso dei piccoli imprenditori agricoli, in cui l'attività può essere svolta a prescindere dallo status di lavoratore.

In ogni caso il lavoro accessorio non può essere utilizzato per lo svolgimento di contratti di appalto o di somministrazione, ma deve necessariamente essere prestato direttamente a favore del destinatario.

I voucher

La retribuzione del lavoro accessorio avviene attraverso i cd. voucher.

Oggi i committenti che siano imprenditori commerciali o liberi professionisti hanno l'obbligo di acquistare tali buoni lavoro in via telematica (secondo le modalità chiarite dalla circolare Inps n. 149/2015, sulla quale, per approfondire, leggi: "Lavoro accessorio dopo il Jobs Act: ecco i chiarimenti dell'Inps") e non possono più provvedervi con le tradizionali modalità di acquisto.

Il valore nominale dei voucher andrà fissato con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, ma, medio tempore, esso è fissato in generale in 10 euro, mentre nel settore agricolo è pari all'importo della retribuzione oraria delle prestazioni di natura subordinata individuata dal contratto collettivo stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

In ogni caso, il valore nominale del buono è comprensivo della contribuzione a favore della gestione separata Inps, del compenso a tale ente per la gestione del servizio e del premio Inail.

Il decreto 81 precisa che i compensi percepiti dal lavoratore attraverso i voucher sono computati ai fini della determinazione del reddito eventualmente necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno.


Le sanzioni previste

Nel caso in cui i limiti fissati per il lavoro accessorio vengano superati e le prestazioni svolte siano funzionali all'attività di impresa o professionale, il rapporto si trasforma in subordinato a tempo indeterminato, con applicazione delle sanzioni civili e amministrative.

Nel caso, invece, in cui i compensi vengano corrisposti mediante voucher emessi da oltre 30 giorni, la prestazione si considera svolta in nero sin dall'inizio, e alla trasformazione del contratto di lavoro in rapporto subordinato a tempo indeterminato consegue l'applicazione delle sanzioni previste per il lavoro irregolare.


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Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
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(28/08/2015 - Valeria Zeppilli)
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