L'azione surrogatoria come rimedio per preservare la garanzia patrimoniale sul patrimonio del debitore

Presupposti ed effetti dell'azione ex art. 2900 c.c.
Bilancia e martello tenuti in mano
La legge riconosce al creditore alcuni rimedi per preservare la garanzia patrimoniale sul patrimonio del debitore da situazioni in cui esso possa subire diminuzioni per il comportamento negligente del debitore stesso. 

L'azione surrogatoria è uno di questi rimedi, disciplinato dall'art 2900 del codice civile, secondo cui "il creditore, per assicurare che siano soddisfatte o conservate le sue ragioni, può esercitare i diritti e le azioni che spettano verso i terzi al proprio debitore e che questi trascura di esercitare,  purché i diritti e le azioni abbiano contenuto patrimoniale e non si tratti di diritti o di azioni che, per loro natura o per disposizione di legge, non possono essere esercitati se non dal loro titolare". 

Presupposti dell'azione

L'azione surrogatoria conferisce al creditore la legittimazione all'esercizio di un diritto altrui e, trattandosi di un'interferenza nella sfera giuridica del soggetto passivo, ha carattere eccezionale e richiede necessari requisiti.

Presupposto essenziale per l'esercizio dell'azione surrogatoria è la qualità di creditore e l'esistenza di un credito certo, pur se sottoposto a termine o condizione. Conseguentemente non è legittimato ad agire in surrogatoria chi vanta un credito non certo nella sua esistenza perché oggetto di accertamento giudiziale (Cass., 10428/1998).

Deve sussistere, inoltre, un atteggiamento di inerzia del debitore nel compimento degli atti necessari a far valere i propri diritti di natura patrimoniale
Questo comportamento omissivo deve essere tale da provocare il pericolo di un effettivo pregiudizio per le ragioni dei creditori, ossia compromettere la capienza del patrimonio e i diritti dei creditori al soddisfacimento di tutti i crediti.

Qualora il debitore non sia o non possa più considerarsi inerte, essendosi attivato con comportamenti idonei e sufficienti per esprimere la propria volontà, viene a mancare il presupposto affinché il creditore possa a lui sostituirsi. A quest'ultimo non può, infatti, essere consentito di sindacare le modalità con le quali il debitore abbia ritenuto di gestire la propria situazione giuridica nell'ambito di un determinato rapporto, né può essergli consentito di contestare, sostituendosi al debitore stesso e denunziandone le scelte, l'idoneità delle manifestazioni di volontà da questi poste in essere a produrre gli effetti riconosciuti alle stesse dall'ordinamento (Cass. n. 1867/2000; Cass. n. 7187/1997).

Inoltre, i diritti o le azioni che ammettono la surrogatoria, devono avere necessariamente contenuto patrimoniale poiché solo questi diritti sono correlati a determinare la garanzia generica del creditore, e natura non personale, poiché la valutazione sull'opportunità dell'esercizio dei diritti personali è rimessa esclusivamente al loro titolare (Cass. n. 10144/2002).

Effetti dell'azione

Il creditore potrà compiere tutte le azioni concesse al debitore, tuttavia l'azione surrogatoria è concessa al creditore affinché agisca non in suo favore, ma a vantaggio del patrimonio del debitore. Il surrogante, pertanto, non potrà richiedere per sé la prestazione e potrà avvantaggiarsi della surroga solo nel senso di conservare e migliorare le garanzie del proprio credito.

Quando il creditore eserciti un'azione giudiziaria contro un terzo in luogo del debitore, deve citare anche il debitore al quale intende surrogarsi (art. 2900 c.c., comma 2) determinando in tal modo un'ipotesi di litisconsorzio necessario come previsto dall'art. 102 c.p.c. 

La posizione di soggezione del debitore verso il creditore che esercita l'azione surrogatoria non è assoluta, poiché le condizioni e i limiti prescritti dalla legge sono sottoposti alla verifica del giudice. 

La valutazione del comportamento del debitore costituisce un tipico apprezzamento di fatto demandato dalla legge al giudice di merito, il quale è così chiamato a valutare, nel caso in cui non ricorra una totale inerzia, se il comportamento tenuto sia, per quanto positivo, tuttavia qualitativamente o quantitativamente inadeguato ovvero se esso configuri comunque una manifestazione di volontà di gestione del proprio patrimonio da parte del debitore, che, come si è visto, è insindacabile nell'ambito dell'esercizio dell'azione surrogatoria (Cass. n. 5805/2012). 
(18/08/2015 - Lucia Izzo)
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