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Deontologia: i doveri d'informazione dell'avvocato verso il cliente

Dall'art. 27 del codice deontologico forense deriva la necessità per l'avvocato di ottenere dal cliente un vero e proprio consenso informato
sentenza toga

di Valeria Zeppilli - L'articolo 27 del codice deontologico forense prescrive all'avvocato una serie di obblighi di informazione al cliente, tra i quali spiccano quelli relativi alle caratteristiche dell'incarico, alla prevedibile durata del processo, agli oneri ipotizzabili e alle possibilità di avvalersi di percorsi alternativi al contenzioso giudiziario.

Sembra quasi che egli debba ottenere una sorta di consenso informato” allo svolgimento dell'incarico, non assoggettato a particolari vincoli di forma.

Il codice deontologico prevede, come sanzioni, a seconda del contenuto delle violazioni, l'avvertimento o la censura.

A ben vedere, l'obbligo di informazione, che costituisce di certo uno degli aspetti più importanti dell'obbligazione dell'avvocato, rientra, più in generale, nel dovere di diligenza professionale, che si traduce in doveri di sollecitazione, dissuasione, persuasione ed istruzione dell'assistito finalizzati a tutelare il proprio cliente nelle sue aspettative (cfr. Cass. civ., 14 novembre 2002, n. 16023). La responsabilità che può derivarne, quindi, è anche quella per violazione dell'art. 1176 c.c., in base al quale al professionista è richiesta la diligenza corrispondente alla natura dell'attività esercitata (cfr. Cass. civ., 2 aprile 2015 n. 6782).

Occorre precisare che l'avvocato è l'unico responsabile della strategia difensiva adottata, anche se suggerita dal cliente (Cass. civ., 20 maggio 2015, n. 10289). Addirittura, si è recentemente stabilito che se il legale non informa il proprio cliente, ad esempio, delle conseguenze che possono derivare dall'omessa impugnazione di un sentenza, la sua eventuale responsabilità non è esclusa dal fatto che il cliente non abbia manifestato alcuna volontà nel senso di proporre o meno la predetta impugnazione (cfr., ex multis, Cass. civ. 26 febbraio 2013 n. 4781).

E l'onere di informare il cliente diviene ancora più rilevante quando l'incarico abbia ad oggetto non un'attività giudiziale bensì un'attività stragiudiziale intesa alla formazione di un parere, in quanto, in tale ipotesi, l'interesse perseguito dal cliente è proprio quello di ottenere elementi di valutazione e suggerimenti per adottare decisioni rese consapevoli da un apprezzamento ponderato di rischi e vantaggi (Cass. civ. n. 16023/2002).

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
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(03/08/2015 - Valeria Zeppilli)
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