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Cassazione a rischio paralisi. Si cercano soluzioni per ridurre il numero dei ricorsi

Tra le ipotesi anche una modifica dell'art. 111 della Costituzione con nuovi limiti alla possibilità di ricorrere in Cassazione
Giudice della cassazione
La Cassazione è a rischio paralisi. Il volume dei ricorsi giunti alla Corte è tale da impedire lo svolgimento regolare della propria attività di supervisione e controllo. 

A lanciare l'allarme è stato il primo Presidente della Corte, Giorgio Santacroce, che ha proposto una modifica della disciplina normativa che regola i ricorsi

Per discutere di questo tema così delicato si è tenuta un'assemblea straordinaria presso la sede della Cassazione alla presenza dei vertici della stessa Corte, del Ministro della Giustizia Orlando e del Presidente della Repubblica Mattarella. 

Nel corso dell'incontro si è discusso delle difficoltà che la S.C. sta affrontando nella gestione dei ricorsi pervenuti, allo scopo di trovare una soluzione in grado di ristabilire il ruolo della Corte

Per Santacroce, uno dei problemi principali è la grave carenza di risorse che impedisce di analizzare i ricorsi in tempi brevi e di fornire risposte di qualità. 

Per il Presidente una possibile soluzione dovrebbe passare per la riduzione del numero dei ricorsi. Ma ogni decisione in merito spetta al Governo e al Parlamento. 

Sul tavolo c'è la proposta di modificare l'articolo 111 della Costituzione in senso restrittivo, andando a ridurre il campo di applicabilità di quanto disposto dal comma 7 che nella versione attuale così dispone: "Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge. Si può derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra".

L'idea è quella di permettere il ricorso alla Corte solo quando si ravvisa la necessità che la Cassazione si pronunci in merito a principi di interesse generale

Il rischio di una simile soluzione potrebbe essere però quello di sacrificare ancora una volta il diritto dei cittadini al giusto processo precludendo la possibilità di ricorrere in Cassazione anche nelle ipotesi di violazione di legge (bisognerà sperare che la questione investa appunto un principio di interesse generale). 
G.C.
(26/06/2015 - G.C.)
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