La promessa di matrimonio. Cosa accade se alla promessa non seguono le nozze

Conseguenze legali della promessa di matrimonio. La restituzione dei doni, i danni per le spese sostenute, il giusto motivo che esclude il risarcimento
Fedi nuziali accanto a un bouquet
di Lucia Izzo

Promessa di matrimonio: cos'è e come funziona?

La promessa di matrimonio (detta sponsali) è una dichiarazione resa dai futuri sposi per portare a conoscenza di terzi il serio proposito di contrarre matrimonio.

Pur trattandosi di un istituto di origine arcaica, il codice civile ne disciplina ancora oggi le conseguenze giuridiche precisando all'art. 79 c.c. che "la promessa di matrimonio non obbliga a contrarlo né ad eseguire ciò che si fosse convenuto per il caso di non adempimento". 

La dichiarazione contenuta nella promessa non può avere carattere vincolate, poichè la libertà matrimoniale (scegliere di sposarsi o meno) rappresenta nel nostro ordinamento un diritto fondamentale della persona, quindi la volontà di contrarre matrimonio deve rimanere libera, spontanea e non coartata.

Si possono rintracciare due tipologie di promessa matrimoniale: la promessa di matrimonio semplice e la promessa solenne.

La promessa di matrimonio semplice


La promessa semplice (cd. fidanzamento ufficiale) è un atto, anche unilaterale, privo di particolari forme o requisiti con il quale si manifesta la volontà di unirsi in matrimonio. Questo tipo di impegno si qualifica pertanto come mero fatto sociale dal quale sorge in capo ai futuri coniugi unicamente un dovere di tipo morale a contrarre matrimonio.

Promessa di matrimonio solenne


L'art. 81 c.c. disciplina invece la promessa solenne di matrimonio che può effettuarsi in due modalità:

1) con un impegno assunto vicendevolmente da persone di maggiore età, o dal minore ammesso a contrarre matrimonio, espresso in forma scritta (atto pubblico o scrittura privata); 

2) con la richiesta di pubblicazione di matrimonio secondo le modalità previste dall'art. 93 c.c.

Conseguenze legali e patrimoniali della promessa di matrimonio

Pur non obbligando i nubendi a contrarre matrimonio, la scelta dell'uno o dell'altro tipo di promessa non è indifferente dal punto di vista giuridico patrimoniale.

Se alla promessa semplice non fa seguito il matrimonio, il codice civile all'art. 80 prevede che il promittente possa chiedere la restituzione dei doni fatti a causa della promessa, proponendo domanda entro un anno dal giorno del rifiuto di celebrare il matrimonio o della morte di uno dei promittenti.

I doni da restituirsi sono quelle attribuzioni a titolo gratuito, valide ed efficaci, evidentemente giustificate dal fidanzamento/futuro matrimonio (es. anello di fidanzamento)

La promessa solenne ha conseguenze patrimoniali più ampie poiché, oltre all'obbligo di restituzione, obbliga chi rifiuta il matrimonio a risarcire all'altra parte il danno per le spese fatte e per le obbligazioni contratte a causa della promessa (ad es. abito da sposa, bomboniere, preparativi per la cerimonia, ricevimento, anticipo sull'affitto della casa degli sposi, ecc.).

La domanda di risarcimento può essere proposta dalla parte che non ha impedito il matrimonio entro un anno dal giorno dl rifiuto.

Il codice fa salva la possibilità della parte che rifiuta il matrimonio di provare che il suo comportamento sia legato ad un "giusto motivo" che esclude il risarcimento.

Si ritiene che i giusti motivi di rifiuto siano quelli previsti dall'art. 122 c.c. III comma che giustificano l'impugnazione del matrimonio, oppure generalmente i fatti che se fossero stati conosciuti o si fossero verificati prima della promessa avrebbero impedito all'interessato di prestarla (es. infedeltà, precedenti riprovevoli, tendenza al gioco o al bere, ecc.).
Lucia Izzo
(12/06/2015 - Lucia Izzo)
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