Il Corano secondo lo zio Sam

la guerra santa del petrolio
Scrivania con penna, libri e orologio
La “guerra santa” del petrolio (il Corano secondo lo zio Sam)

1. -  In principio fu al-Qaeda (“la Base”), una organizzazione creata dagli Usa in Afghanistan per combattere i russi, sotto la direzione di un  agente Cia, Osama Bin Laden.
Per aggirare il problema di un sentimento “nazionale” inesistente, che fungesse da stimolo contro lo straniero (l'Afghanistan è tuttora un instabile aggregato di tribù e di etnie diverse, spesso ostili fra loro) gli Usa inventarono la “guerra santa” contro gli “infedeli”. E così, un po' con il Corano ed un po' con ricchi (per quell'area) stipendi elargiti ai "volontari", raccolsero in tutto il mondo musulmano, dalla Cecenia ai Paesi del Golfo Persico, un consistente esercito, che provvidero ad armare ed organizzare.
Poi la cosa sfuggì di mano agli Usa “costringendoli” all'intervento diretto.
Tutta la guerra venne finanziariamente supportata incentivando in loco la tradizionale coltivazione del papavero da oppio, il cui raccolto era poi gestito dagli Usa sui mercati occidentali.
2.-  Per sfruttare il sentimento religioso, e trasformarlo in una motivazione adeguata, si rendeva però necessario radicalizzarlo opportunamente.
A ciò si provvide diffondendo la versione più fondamentalista dell'Islam, quella wahabita. Furono così addestrati centinaia di Iman i quali, impugnando un Corano ampiamente reinterpretato e radicalizzato, per non dire stravolto, sono stati distribuiti in tutto il mondo arabo, dal Pakistan alla Turchia. Insediati in scuole coraniche finanziate principalmente dall'Arabia saudita, furono attivamente impegnati a diffondere il nuovo verbo.
Lo storico e fraterno alleato degli Usa ha assunto qui un ruolo di primo piano. 
 3. -  La versione più intransigente ed ottusa dell'Islam è appunto il wahabismo, così detta da suo fondatore, Abd al-Whahab, un religioso di corte della dinastia Saud, cui conveniva una legittimazione religiosa, una benedizione celeste, che ne rafforzasse l'immagine. La culla del wahabismo è infatti l'Arabia saudita, dai cui confini è uscito quando, con il crollo dell'impero ottomano ed i ricavi petroliferi, i sauditi sono diventati assai potenti e ne hanno finanziato l'espansione.
Questo movimento, cui si deve anche l'esecrazione verso gli sciiti (e quindi le connesse ostilità armate), era sempre rimasto, fino a quel momento, poco più che un fenomeno marginale e quasi folkloristico, legato alla dinastia saudita.
Oggi, invece, moschee whahabite (nella versione più estrema, dove si coltivano fanatici) sono sparse ovunque nei Paesi arabi, anche alle porte dell'Italia, in Bosnia, a non molti chilometri da Trieste.
4. -  Tutte le religioni possono essere radicalizzate nei loro precetti. E infatti, ognuna  annovera movimenti fondamentalisti, facili da realizzare agitando il "vero" messaggio divino. Se poi, a questo "integralismo" vengono a sommarsi sentimenti di identità specifica negata e rivendicazioni contro le storiche politiche di colonialismo, il consenso è assicurato.
Inoltre, le scuole coraniche sono totalmente gratuite, pressoché obbligatorie, e sostituiscono spesso l'inesistente insegnamento pubblico di base. Vi accedono bambini ancora alle soglie dell'infanzia, ed è noto quanto sia agevole manipolare le giovani menti e costruire così folle di fanatici, pericolosi a sè stessi ed agli altri.
Ma non basta. A fianco ed integrazione delle madrasse, sono stati creati diversi organismi caritatevoli che forniscono aiuto, assistenza e protezione, in cambio - ovviamente - di un coinvolgimento diretto degli assistiti. Si tratta di una vera rete di supporto sociale, presente in ogni Paese arabo, dotata di ingenti finanziamenti. In zone povere e disastrate dalle guerre, si insinuano profondamente nel tessuto sociale e formano così la base per il reclutamento militare.
5. -  Allo stato, al-Qaeda, oggi, praticamente, l' Isis, è diventata una armata mobile pronta per l'utilizzo in vari scenari, dall'Iraq alla Siria, allo Yemen, alla Libia, alla Nigeria, alla Somalia. In tutti i luoghi dove esistono grandi giacimenti di petrolio o che hanno elevato interesse strategico. I vari gruppi (Al-Nusra, Boko Haram, ecc.) operanti in queste aree, hanno tutti dichiarato formalmente l' "adesione" all'Isis, in nome dei comuni finanziatori.
6. -  Il progetto è ambizioso e degno di una grande potenza. Nella consapevolezza della riduzione delle riserve petrolifere, si progetta un controllo monopolistico dei pozzi esistenti nel duplice intento di massimizzare i profitti e di controllare il prezzo del greggio sul mercato, per mettere in difficoltà i regimi sgraditi (Russia, Cina, Venezuela, Iran, Siria). Non secondario, poi, il disegno di controllare tutta la regione mediorientale, allargando l'area di influenza di Israele e mettendo le mani sulle preziose riserve idriche esistenti.
7. -  Ed ecco comparire il sè-dicente Califfato, ovvero l'Isis, sostenuto da una armata di mercenari (alcuni neanche musulmani), molto ben pagati (da 400 a 2000 dollari mensili, più diversi bonus per la casa, la moglie, ecc.). Armati, organizzati e addestrati da statunitensi ed israeliani, con mezzi blindati e dotazioni dell'esercito americano e con il supporto di tecniche mediatiche holliwudiane, hanno avuto, all'inizio, vita facile contro gli eserciti siriano e iracheno, male armati ed equipaggiati. Fino a quando non sono intervenuti gli Hezbollah, da una parte e gli iraniani, dall'altra, mentre i curdi dovevano dimostrarsi degli ottimi combattenti.
I rifornimenti passano dall' Iraq e dalla Turchia (che vende all'Isis anche materiale bellico).
I vari sgozzamenti e le scellerate distruzioni di straordinarie reliquie di passate civiltà, rientrano in un piano di esibizione di forza e - al contempo - puntano a suscitare, nell'opinione pubblica occidentale, odio e disprezzo per tutto ciò che è musulmano. Una repellente mascheratura dei veri fini. Una sceneggiata tragicomica, completata con la costituzione della "Alleanza contro l'Isis", guidata da Usa, Stati del Golfo e U.K.: proprio gli ideatori, finanziatori e complici della ripugnante messinscena. 
8. -  "Mio figlio è morto per il vero Islam" non teme di dichiarare la mamma del pilota giordano arso vivo dall'Isis, "ma - aggiunge con amarezza - da questo Paese non partirà mai nessun intervento contro l'Isis".
"Andiamo, lo sanno tutti che molti di questi armati dell'Isis sono stati addestrati in Giordania", (a cura del fedele alleato Usa, il re Abdallah) ribadisce la giornalista giordana Labir Khamhavi. 
Per Hind al Fayer, deputata al Parlamento giordano: "Lo sappiamo tutti, qui, che l'Isis è una creatura degli americani e degli israeliani".
L'agente della Cia Steven Kelley ha esplicitamente ammesso a Press TV che "l'Isis è totalmente creato e finanziato dagli Stati Uniti".
"L'Isis è cosa nostra", dichiara maldestramente da parte sua la Hillary Clinton "ma ci è sfuggita di mano". Eppure non ci vorrebbe molto a capire che, coltivando fanatici, diventerà poi difficile gestirli. Che poi l'Isis sia effettivamente "sfuggito di mano" agli Usa c'è da dubitarne  dato che - come confermano numerosi osservatori sul campo - il flusso dei rifornimenti e degli aiuti americani non si arresta minimamente. I media siriani ed iracheni continuano a denunciare questo sostegno, ma le loro voci non giungono fino a noi.
9. -  Il Qatar, di cui è noto l'impegno finanziario per l'Isis, ha anche ammesso ufficiosamente di aver direttamente addestrato diverse migliaia di reclute.
Apprendiamo altresì dalle agenzie Sarma News e Tasnim News che truppe irachene impegnate contro l'Isis hanno catturato il mese scorso presso Mosul quattro consiglieri militari stranieri, di cui tre con doppio passaporto Usa/Israele ed il quarto di un Paese del Golfo. Nessun mezzo di informazione occidentale ha ripreso la notizia...
10. -  Anche un bambino capisce quanto facile sarebbe cancellare l'Isis in pochi giorni, se lo si volesse.
Innanzitutto, senza alcuna azione militare, basterebbe interrompere il flusso di finanziamenti e di rifornimenti. Una indagine bancaria basterebbe a bloccare fondi e trasferimenti di denaro, senza i quali l'Isis non può sopravvivere. Agevole poi individuare chi acquista e specula sul petrolio estratto dai pozzi in mano all'Isis e bloccarne così ogni movimentazione bancaria. Altrettanto semplice chiudere le moschee e le scuole coraniche deviate.
Se l'Isis (e tutti i suoi satelliti) continua ad esistere ed a compiere i suoi repellenti e scellerati crimini è perchè lo si è creato e lo si vuole così, per le finalità che abbiamo sopra indicato. 
11. -  Ed identiche considerazioni valgono per tutte le varie organizzazioni terroristiche sparse nei punti strategici del globo, dal Pakistan alla Nigeria. Basta riflettere che si tratta di zone, sopratutto in Africa, poverissime, dove i bambini muoiono di fame e la sopravvivenza degli adulti è a rischio ogni giorno. Eppure, ecco che compaiono gruppi dotati di armi modernissime, ben equipaggiati e foraggiati e con automezzi costosi. Dotati di organizzazione logistica assai superiore  non solo alle loro possibilità economiche, ma anche alle loro conoscenze, cultura e preparazione. 
Un tempo, venivano utilizzate squadre di mercenari bianchi. Troppo costose. Oggi si ricorre a bande di disperati, dirette e guidate da esperti, per destabilizzare intere aree geografiche, dove poi  poter  sfruttare senza freni di leggi, diritti umani, rispetto ambientale, ed altro, le preziose ricorse naturali esistenti. Il tutto condito con ripugnanti massacri, a sfondo religioso od etnico, per coprire le vere motivazioni.
Ma assai gravi e terribili sono le responsabilità  che si assumono, davanti alla Storia, Usa ed Israele (ed i loro compagni di merende).
12. -  Al Chicago Council on Global Affairs (maggio 2015), interviene George Friedman (Consigliere politico del Dipartimento di Stato) che  ammette "Gli Usa controllano tutti gli oceani del mondo. Nessuna potenza si è mai neppure avvicinata a farlo. Dobbiamo ancora renderci conto che abbiamo un impero sul mondo, che abbiamo imparato a controllare in modo indiretto", (finanziando guerre ove lo riteniamo utile).
13. -  Intanto, la menzogna e la mistificazione, con il consenso dei mezzi di comunicazione, festosamente prevale, alterando e mascherando la disgustosa realtà di governi che non esitano - per mere motivazioni politiche - ad assassinare i loro stessi compatrioti. Come è successo per l'11 settembre (e nessuno naturalmente  ha potuto replicare alle documentate dimostrazioni del disgustoso complotto elencate da Meissan nei suoi scritti).
14. -  La tradizionale politica statunitense di fabbricare un "nemico", ora identificato nell'Islam, ha lo scopo di rafforzare il consenso per l'esecutivo, chiamando a raccolta i sentimenti della nazione, di potenziare i poteri della polizia e dei servizi, di aumentare il controllo sui cittadini (riducendo anche le libertà civili), nonché di mantenere sempre elevata la spesa militare. Il nemico Islam consente anche di sostenere la politica aggressiva in M.O. che punta a destabilizzare la regione per poi instaurare regimi docili e rispettosi.
Le azioni terroristiche nei Paesi occidentali mirano a rafforzare nell'opinione pubblica mondiale la paura e l'odio contro tutto ciò che è musulmano.
15. -  Inedito (ed offensivo per Hollande) l'invito agli ebrei francesi di Netanyau, giunto a Parigi per i fatti di Charlie: "Venite in un luogo sicuro...". Evidentemente ha delle aspirazioni demografiche in una prospettiva di espansione territoriale.
16. -  A proposito di Charlie, molti interrogativi restano senza risposta. Sui conclamati autori dell'attentato sono state fornite molte e dettagliate notizie che dimostrano come fossero da tempo ben noti e seguiti dai servizi francesi, israeliani e americani.
Apprendiamo così che i due Kouachi (che vanno all'assalto dell'odiato nemico senza però sapere dove si trovi esattamente, e devono chiedere indicazioni ad un passante...), avevano combattuto in Siria contro Assad nelle formazioni "jihadiste" (collegate ad al-Qaeda) controllate, armate e finanziate da Stati Uniti, Francia, U.K.  (il solerte Hollande, nel 2014,  ha addirittura sollecitato l'Europa perché si unisse a Parigi e Londra in tale impresa).
La Francia, ha costituito, finanziato e armato le fazioni anti-Gheddafi (per scalzare l'Italia da quel Paese, nello spirito dell'uropa unita...). Fazioni che, a detta di un loro leader (Abdel-Hakim al-Hasidi) erano collegate ad al-Qaeda ed erano formate da molti combattenti provenienti dall'Iraq (e qui ritroviamo l'alleato americano). 
17. -  Chèrif Kouachi, secondo il suo legale, non era affatto un musulmano convinto e tanto meno radicale: beveva alcolici, aveva una amante ed era un fan del rap. Era stato arrestato nel 2005 per "associazione finalizzata al terrorismo" (condanna poi sospesa) e ancora nel 2010 per aver cercato di far evadere un terrorista (accusa anche questa poi ritirata).  
Faceva parte di un gruppo che, in Francia, reclutava combattenti per al-Qaeda in Iraq e Siria e lui stesso, con il fratello, avrebbe combattuto in Siria (Usa Today).
18. -  Il fratello, Said, secondo i servizi americani, aveva ricevuto un addestramento militare in Yemen nel 2011, per conto di al-Qaeda. Con questi precedenti, i due erano tuttavia pienamente liberi e in grado di rifornirsi di armi e munizioni sul territorio francese?.
Da parte sua Coulibaly, mentre era in corso l'assedio al supermercato kosher, dichiara spontaneamente ad un ostaggio: "al-Qaeda mi ha mandato nello Yemen e mi ha finanziato Anwar Al Awaky".  Una informazione non richiesta e sorprendente in quel contesto: evidentemente mira a veicolare un preciso messaggio. 
19. -  In effetti, Anwar Al Awaky è un a sorta di icona del terrorismo sèdicente islamico. 
Si tratta di un iman statunitense, di origini yemenite, accusato di aver avuto collegamenti con una miriade incredibile di terroristi, addirittura da quelli delle Torri gemelle, a quelli di Ft Hood, ad Abdulmutallab (passato alla storia come quello "dell'esplosivo nelle mutande", catturato mentre era su un volo di linea per Detroit).  Comunemente ritenuto un agente manovrato dall'US State Department,  a quanto riferito, sarebbe stato in rapporto diretto con il ripetuto Said K.
20. -  Tornando ad Anwar Al Awaky, secondo il giornalista d'inchiesta W.Tarpley, la presenza di tutti questi intrecci e collegamenti a largo raggio lo qualificano come "il classico agente doppiogiochista utile per affibbiare a chi lo avvicina il marchio di terrorista".
Di fatto, CBS News riporta dichiarazioni di un funzionario del Pentagono per il quale Awlaky nel 2011, sarebbe stato invitato a cena al Pentagono.
Una cena, peraltro, poco costruttiva se l'Awaky, tornato in Yemen, comincia invece a fare propaganda anti-americana diffondendo la convinzione che gli Usa "volessero distruggere la religione musulmana". Poco tempo dopo un missile sparato da un drone americano lo faceva saltare in aria. Successivamente, la stessa fine veniva riservata al figlio più grande, appassionato musicista rap.
21. -  Ad ogni modo, i due Kouachi, sempre secondo le notizie fornite, sarebbero rimasti quasi due anni nello Yemen, sempre a contatto con noti terroristi. Secondo il Telegraph, Chèrif, durante un periodo in prigione, si trovò in contatto con Djamel Beghal, l'autore dell'attentato dinamitardo all'Ambasciata Usa nel 2001.
Questo Beghal aveva frequentato la moschea londinese di Finsbury Park, nota per essere un centro di reclutamento di aspiranti terroristi gestito dai servizi inglesi.
Con queste premesse, chi parla di "scontro di civiltà" afferma - se in buonafede - delle colossali sciocchezze.








(15/05/2015 - Angelo Casella)
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