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Il risarcimento dei danni da incidente stradale: danno patrimoniale e danno non patrimoniale

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Come già detto nel nostro ordinamento giuridico si distingue tra danno patrimoniale non patrimoniale, ciò che rileva è che   l’interesse leso sia o meno suscettibile di valutazione economica, la risarcibilità di quest’ultimo, ex art. 2059 cc postula oltre che il ricorso agli elementi di cuoi all’art. 2043 cc che la lesione sia realizzata mediante una fattispecie riconducibile ad una delle ipotesi normativamente previste. Il danno non patrimoniale comprende dunque il danno biologico quale lesione della integrità psico fisica, il danno morale, quale sofferenza transuente risarcibile in conseguenza di un reato nelle ipotesi previste dalla legge ed il danno esistenziale, quale pregiudizio conseguente all’alterazione delle abitudini di vita del soggetto leso capace di incidere sulla vita di relazione di quest’ultimo.
La pronuncia resa dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 26972 ha avuto un forte impatto sulla giurisprudenza successiva ad ha concorso a delinearne un quadro estremamente complesso.
Il carattere perentorio nella della affermazione secondo cui il danno non patrimoniale non potrebbe essere suddiviso in sottocategorie è stato stemperato da pronunce secondo cui l’art 2059 deve essere letto come disposizione che detta limiti e condizioni per la risarcibilità di danni non patrimoniali.
Non sono mancate sentenze che hanno riconosciuto, anche a seguito delle nota sentenza, la risarcibilità del danno morale ponendo l’accento sul compito del giudice chiamato ad accertare l’effettività del pregiudizio lamentato senza soffermarsi sul nomen juris e riconoscendo a quest’ultimo la possibilità di avvalersi per i danni non patrimoniali diversi dal danno biologico alla prova testimoniale, documentale e presuntiva. Tali impostazioni hanno avuto importati ripercussioni nelle prassi applicativa dilatando la risarcibilità .
Non sono poi mancate sentenze che hanno riconosciuto la risarcibilità del danno   esistenziale pur senza definirlo.
Sul piano risarcitorio poi la richiamata pronuncia delle sezioni unite ha inoltre dato un imput fondamentale per ciò che concerne la necessità di personalizzare adeguatamente il danno biologico sofferto.
Più nello specifico per quello che riguarda i danni conseguenti alla circolazione stradale le tabelle del ministero per le lesioni cd. micropermanenti sotto la sogli a del 9%   non prevedono infatti alcun danno conseguente alle sofferenze fisiche e psichiche della vittima. Per tali motivi il Giudice di merito sarà chiamato a procedere ad una adeguata personalizzazione del danno non patrimoniale da tenere distinta da quella prevista dal codice delle assicurazioni
In considerazione degli interessi sottesi una lettura costituzionalmente orientata dell’art. 2059 cc impone una risarcibilità del danno non patrimoniale anche in ambito contrattuale e ciò in un ottica nella quale il giudice nel momento della liquidazione del danno non patrimoniale deve tener conto delle sofferenze effettivamente patite dal soggetto leso tenendo in considerazione sia la gravità dell’illecito che vi si pone alla base e di tutti gli elementi della fattispecie . Il tutto in un quadro nel quale il risarcimento del danno non patrimoniale quale diritto fondamentale spetta chiunque prescindendo dalla nazionalità della persona offesa.
Infine la risarcibilità del danno non patrimoniale, a norma dell’art. 2059 cc non richiede che il fatto illecito integri in concreto un reato essendo sufficiente che il fatto stesso sia previsto dall’ordinamento   reato e dunque come capace di ledere un interesse giuridicamente protetto.
Nella circolazione stradale il danno non patrimoniale che si verifica con maggior frequenza è costituito dalla danno all’integrità psico fisica, articolato come vedremo di seguito, che viene accertato mediante ricorso ad accertamento medico.
 Il danno psichico a differenza del danno morale deve sfociare in una vera e propria forma di patologia ed consistere in un semplice turbamento emotivo così per esempio nel caso del danno subito dai prossimi congiunti della vittima. Questo permettere di metterne in luce meridiana le difficoltà che la vittima incontra sul piano probatorio e che richiede il più fermo rigore previo ricorso alla scienza medica.
La sezioni unite superando la distinzione la concezione di danno morale, quale danno autonomamente risarcibile e in ogni caso escludendo che esso possa rilevare come autonoma sottocategoria di danno, ma come esso possa descriva tra i vari possibili pregiudizi non patrimoniali un tipo di pregiudizio, costituito dalla sofferenza soggettiva cagionata dal reato in sé considerata. Sofferenza la cui intensità e durata non assumono rilevanza ai fini della esistenza del danno, ma solo della quantificazione del risarcimento. In tale prospettiva rientra concetto di danno biologico ogni sofferenza fisica e psichica provata dalla vittima che di quel danno “per sua natura intrinseca costituisce componente e che determina quindi duplicazione di risarcimento la congiunta attribuzione del danno biologico e del danno morale sovente liquidato in percentuale ( da un terzo alla metà) del primo. Esclusa la praticità di tale operazione , dovrà il giudice qualora si avvalga delle note tabelle, procedere ad una adeguata personalizzazione della liquidazione del danno biologico, valutando nella loro effettiva consistenza le sofferenze fisiche e psichiche patite dal soggetto leso, onde pervenire al ristoro del danno nella sua interezza.
Per ciò che concerne dunque la liquidazione concreta del danno morale, debitamente allegato e provato, la sua quantificazione viene operata in proporzione al danno biologico riconosciuto, tenuto conto delle condizioni soggettive della persona danneggiata e della gravità del fatto, del contesto socio familiare in cui opera senza che possa escludersi l’ammissibilità della sua quantificazione in proporzione al danno biologico riconosciuto viene perciò rimesso ad apprezzamenti discrezionali ed equitativi del giudice.
 

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