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L'opposizione di terzo nel processo esecutivo

Guida di procedura civile > Cap. 4 "Il processo di esecuzione" > L'opposizione di terzo nel processo esecutivo

L'ordinamento giuridico prevede che, durante lo svolgimento di un'esecuzione forzata, un soggetto terzo rispetto alla procedura possa proporre opposizione all'esecuzione perchè illegittimamente coinvolto nella stessa, tanto che, se la procedura giungesse a compimento, il terzo subirebbe l'ingiusto sacrificio di suoi diritti. Questo fenomeno si verifica in particolare nell'espropriazione mobiliare quando per errore il pignoramento colpisce beni appartenenti non al debitore, ma al terzo. Si tratta di beni su cui il terzo pretende di avere dei diritti, pretesa che sarà oggetto di accertamento nel relativo procedimento di opposizione.

Il legittimato attivo alla

proposizione dell'opposizione è il terzo interessato, il quale nel giudizio cognitivo dovrà confrontarsi, in un'ipotesi di litisconsorzio necessario, non solo con il creditore procedente, ma anche con il debitore, che potrebbe contestare il diritto vantato dal terzo, e con eventuali ulteriori creditori pignoranti.

Va specificato che l'ipotesi di cui in oggetto si verifica solo con riferimento all'espropriazione (di solito mobiliare) e non nei casi di esecuzione in forma specifica. Ciò si spiega con il fatto che in questo secondo tipo di procedimenti l'iter di svolgimento dell'esecuzione è ben determinato e non lascia possibilità ad errori. Le uniche ipotesi che si potrebbero verificare a tale proposito sono 1) quella relativa al caso in cui già nel titolo esecutivo il diritto sostanziale per cui si procede sia pregiudizievole per il terzo e 2) quella per cui il creditore pretende di far valere contro il terzo un titolo esecutivo che in realtà è destinato a diverso debitore. Nel primo caso il terzo potrà tutelarsi attraverso gli appositi rimedi previsti per il giudizio di cognizione ossia l'opposizione di terzo ex art. 404 c.p.c., mentre nel secondo caso potrà contestare il difetto di titolo contro di lui con un'opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c.

Nell'ipotesi specifica in cui il terzo pretenda di essere titolare di un diritto di proprietà o altro diritto reale sui beni pignorati, può proporre opposizione mediante ricorso avanti al giudice dell'esecuzione in un termine preciso ossia prima che di quelle cose sia disposta la vendita o l'assegnazione in pagamento (art. 619, comma 1, c.p.c.). Detta opposizione potrebbe anche essere proposta successivamente, in tal caso, però, gli eventuali diritti del terzo potranno essere fatti valere solo sulla somma ricavata e nei limiti in cui questa non sia stata già distribuita. Lo stesso accade se il giudice dell'esecuzione non dispone la sospensione della vendita (art. 620 c.p.c.).

L'iter procedimentale è simile a quello dell'opposizione all'esecuzione quando il procedimento sia già iniziato. Ricevuto il ricorso, il giudice dell'esecuzione fissa con decreto, redatto in calce all'atto, l'udienza di comparizione delle parti avanti a sè e il termine perentorio entro cui il terzo-opponente deve notificare il ricorso e il decreto al debitore e al creditore pignorante (art. 619, comma 2, c.p.c.). Anche in questo caso se è competente a conoscere il giudizio di cognizione lo stesso ufficio giudiziario a cui appartiene il giudice dell'esecuzione, allora il Presidente del tribunale designa il giudice. Se invece è competente altro ufficio giudiziario, allora il giudice dell'esecuzione fissa all'opponente un termine perentorio entro cui riassumere la causa davanti al giudice competente per valore (art. 619, comma 3, ultima parte, c.p.c.)..

Durante la predetta udienza di comparizione le parti possono anche raggiungere un accordo per il componimento della lite. Il giudice, in questo caso, ne prende atto mediante ordinanza e adotta tutti quei provvedimenti ulteriori che siano necessari per proseguire il processo esecutivo o per estinguerlo, disponendo anche sulla liquidazione delle spese anticipate (art. 619, comma 3, c.p.c.).

L'art. 621 c.p.c. introduce, infine, un limite ai mezzi di prova di cui può avvalersi il terzo opponente, il quale, nel giudizio di cognizione, non può fornire la prova circa l'esistenza del diritto vantato sui beni pignorati in casa o nell'azienda del debitore mediante testimoni. Lo scopo della norma è quello di non favorire eventuali collusioni tra il terzo ed il debitore in pregiudizio del creditore.


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