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Opposizione alla esecuzione

Guida di procedura civile > Cap. 4 "Il processo di esecuzione" > Opposizione alla esecuzione

L'opposizione all'esecuzione è disciplinata dagli artt. 615 e 616 c.p.c. Essa ha ad oggetto la contestazione della ragione d'essere dell'esecuzione. Il comma 1 dell'art. 615 c.p.c. specifica che con l'opposizione si contesta il diritto del creditore di procedere con l'esecuzione forzata, diritto che condiziona la legittimità di tutto il processo esecutivo. 

Sono legittimati a proporre opposizione tutti coloro che in concreto subiscono l'esecuzione anche quando la veste di debitore non risulta direttamente dal titolo esecutivo. Legittimati all'azione (attori) sono pertanto il debitore, il terzo proprietario del bene pignorato o un soggetto terzo comunque espropriato. Sono, invece, legittimati passivi dell'azione di opposizione (convenuti) il creditore procedente e quelli intervenuti muniti di titolo esecutivo.

Contestare il diritto a procedere con l'esecuzione significa metterne in dubbio la legittimità, la quale si fonda sul titolo esecutivo. Pertanto la contestazione riguarderà proprio una serie di elementi che avranno a che fare con il titolo. Con l'opposizione all'esecuzione si può: negare l'esistenza stessa del titolo esecutivo ab origine, contestare la sua nullità sopravvenuta per caducazione, negare la sua idoneità a fondare l'esecuzione da parte o nei confronti di un soggetto determinato o addirittura a fondare l'esecuzione stessa, infine negare la corrispondenza della misura richiesta con il contenuto del titolo. In tutti questi casi si tratta di contestazioni di natura processuale. L'opposizione all'esecuzione può anche avere ragioni sostanziali (contestazioni di merito), ciò accade quando si nega l'esistenza del diritto per cui si procede allegando fatti impeditivi o estintivi nel frattempo sopravvenuti.

L'opposizione all'esecuzione può intervenire in due momenti diversi ossia quando l'esecuzione viene solo preannunciata e quando questa è già iniziata.

Se l'esecuzione forzata non è ancora iniziata, ma è solo stata preannunciata mediante notifica del precetto, l'opposizione viene fatta contro il precetto stesso mediante atto di citazione proposto avanti al giudice di cognizione che sia competente per materia o per valore e per territorio, secondo le disposizioni generali previste dal codice. Il giudice dell'esecuzione, se sussistono gravi motivi, sospende l'efficacia esecutiva del titolo su specifica richiesta di parte e attende l'esito del nuovo giudizio (art. 615, comma 1, c.p.c.). In questo caso, poichè non è stato ancora instaurato il processo esecutivo (che inizia con la notifica del pignoramento) non c'è ancora un giudice dell'esecuzione designato.

Se l'esecuzione è già iniziata ossia c'è stata la notifica dell'atto di pignoramento al debitore, l'opposizione al precetto o al pignoramento si propone depositando specifico ricorso allo stesso giudice dell'esecuzione che sarà chiamato a decidere anche sulla parentesi cognitiva così aperta, assommando le due funzioni esecutiva e cognitiva. Il giudice, ricevuto il ricorso, fissa con decreto scritto in calce a quest'ultimo, l'udienza di comparizione delle parti avanti a sè e il termine perentorio entro cui l'opponente deve notificare al convenuto-creditore il predetto ricorso e il decreto emesso dal giudice, al fine di informarlo dell'opposizione e della conseguente udienza di comparizione (art. 615, comma 2, c.p.c.). All'udienza di comparizione si applicano le norme del rito camerale  disciplinato dagli artt. 737 e ss. c.p.c. (art. 185 disp. att. c.p.c.). In questa occasione il giudice, con ordinanza, decide anche sull'eventuale istanza di sospensione dell'esecuzione, la quale viene disposta se sussistono gravi motivi. Il giudizio di cognizione procede in modo autonomo rispetto al processo di esecuzione.

Se per il nuovo giudizio di cognizione, introdotto dall'opposizione, è competente l'ufficio giudiziario a cui appartiene il giudice dell'esecuzione allora questi fissa un termine perentorio per instaurarlo, previa iscrizione a ruolo, a cura della parte interessata. Qualora, invece, sia competente un ufficio giudiziario diverso allora il giudice dell'esecuzione rimette la causa a questo e fissa un termine alle parti per la riassunzione della causa (art. 616 c.p.c.).


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