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La vendita e l'assegnazione

Guida di procedura civile > Cap. 4 "Il processo di esecuzione" > La vendita e l'assegnazione

I beni che sono soggetti a pignoramento possono essere venduti oppure se ne può richiedere l'assegnazione in pagamento: è il creditore pignorante a decidere questo ulteriore passo della procedura esecutiva.

L'istanza con cui il creditore chiede al giudice dell'esecuzione la vendita o l'assegnazione dei beni pignorati deve essere depositata presso la cancelleria non prima che siano decorsi 10 giorni dalla notifica del pignoramento al debitore, ma entro il termine perentorio dei successivi 90 giorni. Salvo che non si tratti di beni deteriorabili, nel qual caso può essere disposta la vendita o l'assegnazione immediata (art. 501 c.p.c.).

A seguito del

deposito della suddetta istanza, il giudice dell'esecuzione dispone con apposito provvedimento la vendita o l'assegnazione in pagamento del bene pignorato. Le modalità con cui avviene la vendita forzata o l'assegnazione sono diverse a seconda che si tratti di espropriazione mobiliare o immobiliare.

Vendita forzata:

Essa ha lo scopo di trasformare i beni pignorati in denaro liquido. Nel caso in cui si sia provveduto a pignorare una somma di denaro, il creditore deve chiederne direttamente la distribuzione. In generale la vendita può avvenire con pubblico incanto (all'asta) o senza, secondo le precise disposizioni previste dal codice. Nel caso in cui la vendita di un bene sia fatta in più volte o in più lotti, allora essa deve cessare quanto si sarà incassata una cifra pari all'importo dovuto al creditore pignorante e ai creditori intervenuti, comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese generali, oltre le spese di esecuzione (artt. 503 e 504 c.p.c.).

La vendita forzata differisce notevolmente dal contratto di compravendita che, in quanto contratto a prestazioni corrispettive, ha bisogno dell'incontro delle volontà di compratore e venditore per potersi perfezionare. Nel caso della vendita forzata manca la volontà del venditore. Altro aspetto importante riguarda il fatto che l'acquirente non acquista il bene a titolo originario, ma derivativo in quanto il venditore effettivo è lo Stato che effettua la vendita per mezzo dell'organo giudiziario. Gli effetti restano, però quelli previsti dall'art. 2919 c.c. ossia il trasferimento della proprietà e dei diritti a questa connessi in capo all'acquirente.

Assegnazione:

Essa è l'attribuzione diretta del bene pignorato al creditore procedente sulla base di un determinato valore. Se esiste un solo creditore da soddisfare, la predeterminazione del valore del bene serve ad indicare se questi è stato soddisfatto in tutto o in parte. Se, invece, concorrono più creditori, questi si metteranno d'accordo sulla possibilità di assegnare il bene pignorato a favore di uno solo di loro o di più soggetti (art. 505, comma 2, c.p.c.). In questo caso entra in gioco il valore del bene, il quale deve coprire le spese esecutive e i crediti privilegiati anteriori a quelli di chi chiede l'assegnazione per sè. Solo su quanto resta concorrono l'offerente e gli altri creditori, sempre rispettando le relative cause di prelazione (art. 506 c.p.c.).

L'assegnazione formalmente è costituita da un'ordinanza emessa dal giudice dell'esecuzione, la quale riporta l'indicazione dell'assegnatario e dei creditori, sia procedente che intervenuti. Inoltre indica anche le generalità del debitore, l'eventuale terzo proprietario, i beni pignorati e la somma di assegnazione (art. 507 c.p.c.).


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