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Intervento dei creditori

Guida di procedura civile > Cap. 4 "Il processo di esecuzione" > Intervento dei creditori

Quando un creditore decide di procedere con l'espropriazione forzata per il soddisfacimento di un proprio diritto di credito nei confronti del debitore, deve avvertire gli eventuali altri creditori che abbiano sui beni pignorati un diritto di prelazione risultante da pubblici registri (art. 498 c.p.c.).

L'art. 2741, comma 2, c.c. stabilisce che costituiscono cause legittime di prelazione i privilegi, il pegno e l'ipoteca. Le cause di prelazione sono quegli istituti giuridici che consentono ai creditori che ne sono titolari di essere soddisfatti prima rispetto ai creditori cosiddetti chirografari ossia privi di un diritto di prelazione. Nel sistema giuridico nostrano si tratta di una deroga alla regola generale stabilita dall'art. 2741, comma 1, c.c. in base alla quale i creditori hanno uguale diritto di essere soddisfatti sui beni del debitore in caso di espropriazione (principio della par condicio creditorum).

Pertanto il creditore procedente deve provvedere a notificare, a ciascuno degli eventuali creditori con diritto di prelazione sui beni pignorati, un avviso in cui deve indicare le generalità del pignorante, l'ammontare del credito per cui si procede, il titolo esecutivo che legittima l'azione e i beni pignorati. La suddetta notifica deve essere fatta entro 5 giorni dal pignoramento, ma il termine non è perentorio. La prova della notifica deve essere, poi, prodotta nel fascicolo dell'esecuzione al fine di consentire al giudice di disporre la vendita o l'assegnazione dei beni (commi 2 e 3, art. 498 c.p.c.).

La notifica dell'avviso ha lo scopo di permettere al creditore con prelazione di intervenire nella procedura esecutiva e partecipare così alla ripartizione del ricavato dalla vendita dei beni pignorati. Ovviamente il diritto di cui è titolare gli darà la possibilità di essere soddisfatto per primo.

Non solo i creditori con diritto di prelazione, ma anche altre tipologie di creditori possono intervenire in una procedura esecutiva già iniziata. Si tratta, nello specifico, di 1) soggetti muniti di un titolo esecutivo emesso contro il debitore, 2) di creditori che al momento del pignoramento avevano eseguito un sequestro sui beni pignorati o 3) di soggetti, privi di titolo esecutivo, creditori di una somma di denaro risultante dalle scritture contabili nel caso in cui il debitore sia un imprenditore commerciale (art. 499, comma 1, c.p.c.).

L'effetto dell'intervento è quello di acquistare il diritto a partecipare alla distribuzione della somma ricavata, nonchè a partecipare all'espropriazione del bene pignorato e a provocare i singoli atti della procedura mediante apposite istanze presentate al giudice dell'esecuzione (art. 500 c.p.c.).

In realtà tutti gli effetti che la legge assegna all'intervento si verificano solo nei confronti di coloro che depositano il relativo atto tempestivamente ossia prima che si tenga l'udienza in cui il giudice dispone sulla vendita o sulla assegnazione (intervento tempestivo). Se l'intervento è tardivo ovvero viene depositato dopo la predetta udienza, ma prima che sia emesso il provvedimento di distribuzione nel caso dell'espropriazione mobiliare o prima dell'udienza per l'approvazione del progetto di distribuzione nel caso dell'espropriazione immobiliare, allora il creditore potrà partecipare alla divisione del ricavato solo dopo che tutti gli altri creditori saranno soddisfatti, sempre che rimanga qualcosa da distribuire.

L'intervento tecnicamente consiste in un ricorso che nei termini suddetti il creditore deve depositare presso la cancelleria del giudice dell'esecuzione adito. Esso deve indicare l'ammontare del credito vantato e il titolo esecutivo su cui questo si fonda, la domanda a partecipare alla distribuzione della somma ricavata, infine la dichiarazione di residenza o l'elezione di domicilio nel comune in cui ha sede il giudice territorialmente competente (comma 2, art. 499 c.p.c.).


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