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Pignoramento

Guida di procedura civile > Cap. 4 "Il processo di esecuzione" > Pignoramento

L'espropriazione forzata inizia con l'atto di pignoramento (il quale viene considerato il primo atto esecutivo vero e proprio), salvo che per l'espropriazione delle cose soggette a pegno o ad ipoteca (art. 491 c.p.c.). In quest'ultimo caso, infatti, l'ordinamento ritiene già acquisiti gli effetti propri del pignoramento per cui la legge consente il deposito dell'atto di vendita senza la previa notifica dell'atto di pignoramento.

La funzione del pignoramento è quella di vincolare determinati beni del debitore al soddisfacimento del diritto di credito del procedente e anche di tutti gli altri creditori che dovessero intervenire successivamente nel processo esecutivo. Si tratta di un vincolo giuridico che riguarda il valore di scambio dei beni e non il loro utilizzo. Infatti il debitore può continuare a disporre materialmente dei beni pignorati, salvo evitare di tenere comportamenti che possano comportare la sottrazione, la distruzione o il deterioramento dei beni medesimi.

Formalmente il pignoramento contiene l'intimazione dell'ufficiale giudiziario al debitore di non sottrarre i beni pignorati e i loro frutti alla garanzia del credito (comma 1, art. 492 c.p.c.). Pertanto saranno inefficaci nei confronti del creditore procedente e di quelli intervenuti nell'esecuzione, gli atti che abbiano ad oggetto la vendita, o qualunque altra disposizione giuridica, dei beni espropriati.

Il pignoramento, al contrario del precetto che è un atto del creditore, cotituisce un atto dell'ufficiale giudiziario, il quale lo predispone dopo che il creditore ha provveduto a notificare al debitore il titolo esecutivo ed il precetto. La notifica del pignoramento deve essere fatta entro 90 giorni da quella del suddetto precetto (art. 481 c.p.c., comma1). Nell'intimazione al debitore, l'ufficiale giudiziario deve indicare esattamente il credito per cui si procede e i beni che si intendono pignorare.

Il pignoramento deve contenere l'avvertimento al debitore di poter chiedere al giudice dell'esecuzione competente la sostituzione dei beni e dei crediti pignorati con una somma di denaro, la quale deve essere pari all'ammontare del credito dovuto al procedente e agli intervenuti comprensivo del capitale, degli interessi, delle spese e dei costi di esecuzione. La richiesta di sostituzione, a pena di inammissibilità, deve essere depositata in cancelleria prima che il giudice disponga la vendita o l'assegnazione. Inoltre la richiesta deve essere accompagnata dal versamento di almeno un quinto della suddetta somma (comma 3, art. 492 c.p.c.). Si tratta dell'istituto della conversione del pignoramento regolata dall'art. 495 c.p.c.

La L. 80/2005, successivamente modificata dalla L. 52/2006, ha riformato l'art. 492 c.p.c. introducendo delle importanti novità tese ad aumentare le prospettive di successo del pignoramento. Infatti qualora i beni espropriati appaiano insufficienti a soddisfare i creditori o risulti in modo evidente che la liquidazione degli stessi sarà lunga e dispendiosa, il debitore viene invitato ad indicare altri beni del proprio patrimonio che siano utilmente pignorabili, i luoghi dove questi si trovino e le generalità di eventuali terzi debitori. La dichiarazione fatta avrà effetti anche penali (commi 4, 5 e 6, art. 492 c.p.c.).

Sempre nel caso di pignoramento insufficiente, la riforma suddetta consente all'ufficiale giudiziario di interpellare i soggetti gestori dell'anagrafe tributaria, altre banche-dati pubbliche e lo stesso creditore pignorante con la richiesta di indicare l'esistenza di altri beni del debitore da sottoporre ad espropriazione (comma 7, rt. 492 c.p.c.).

Nel caso in cui il debitore sia un imprenditore commerciale, sempre nel caso di pignoramento insufficiente e su richiesta e a spese del creditore procedente, l'ufficiale giudiziario invita il debitore ad indicare il luogo dove sono tenute le scritture contabili. Al che procede alla nomina di un professionista che le esamini al fine di individuare beni e crediti pignorabili (comma 8, art. 492 c.p.c.).

Il debitore può evitare il pignoramento versando nelle mani dell'ufficiale giudiziario la somma per cui si procede comprensiva delle spese (art. 494 c.p.c.).

 

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