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Il precetto

Guida di procedura civile > Cap. 4 "Il processo di esecuzione" > Il precetto

L'esecuzione forzata deve essere preceduta dalla notifica, fatta personalmente al debitore, prima del titolo esecutivo, quindi del precetto. Se i due atti sono notificati insieme allora il titolo esecutivo deve precedere il precetto (art. 479 c.p.c.).

La notifica del titolo esecutivo è già di per sè idonea a comunicare al debitore l'intenzione del creditore di avviare l'esecuzione forzata per il recupero coattivo del credito. Si tratta, però, di una manifestazione implicita dell'intenzione di procedere, che invece diventa esplicita e solenne con la notificazione del precetto.

Il precetto è un atto autonomo del creditore ed ha natura recettizia ovvero non produce effetti finchè non è portato all'effettiva conoscenza del destinatario. Ciò avviene attraverso la notificazione che deve essere fatta a mani dall'ufficiale giudiziario ossia personalmente al debitore.

L'art. 480 c.p.c. è dedicato alla forma e al contenuto del precetto. Quest'ultimo consiste nell'intimazione al debitore di adempiere all'obbligo previsto nel titolo esecutivo entro un termine non inferiore a dieci giorni con l'avvertimento che, scaduto detto termine, si procederà con l'esecuzione forzata senza ulteriori avvisi. Nel caso in cui si debba procedere all'espropriazione detto avvertimento sarà generico ossia lascerà indeterminato l'oggetto della futura esecuzione. Al contrario, l'avvertimento sarà puntuale se si tratterà di esecuzione in forma specifica. In quest'ultimo caso l'avvertimento dovrà indicare in modo esatto l'oggetto dell'esecuzione che si attuerà.  

Se il precetto ha ad oggetto il pagamento di una somma di denaro determinata, ma viene indicata in un ammontare superiore a quello previsto dal titolo, il precetto conserva la propria efficacia, ma limitatamente al valore più basso.

Se l'attesa del decorso del termine previsto dal precetto dovesse causare una situazione di pericolo, allora il giudice competente per l'espropriazione può autorizzare l'esecuzione immediata, stabilendo o meno il versamento di una cauzione. Il giudice concede l'autorizzazione mediante decreto apposto in calce al precetto che poi l'ufficiale giudiziario trascriverà sulla copia da notificare al debitore (art. 482 c.p.c.).

Il codice indica in modo chiaro quali sono gli elementi che devono essere riportati nel precetto a pena di nullità dello stesso e quali, invece, possono mancare senza che per questo venga pregiudicata la validità dell'atto. Devono necessariamente essere indicate le parti, il titolo esecutivo e la data in cui è avvenuta la sua notifica al debitore se effettuata separatamente dal precetto. Inoltre, a pena di nullità, il precetto deve riportare la trascrizione integrale del titolo quando questo è costituito da una scrittura privata autenticata. Sarà l'ufficiale giudiziario a controllare e ad attestare la conformità della trascrizione all'originale (comma 2, art. 480 c.p.c.).

Senza pregiudizio per la validità dell'atto nel caso in cui manchi, il precetto deve contenere anche la dichiarazione di residenza da parte del creditore oppure la sua elezione di domicilio (che solitamente viene fatta presso lo studio legale che assiste il creditore medesimo) nel comune in cui ha sede il giudice territorialmente competente per l'esecuzione. Se non viene fatta l'elezione di domicilio, le eventuali opposizioni al precetto saranno depositate presso il giudice dell'esecuzione del luogo in cui è stata eseguita la notifica ossia dove risiede o è domiciliato il debitore. Le eventuali notificazioni che dovranno essere fatte al creditore saranno depositate presso la cancelleria di questo giudice (comma 3, art. 475 c.p.c.). Pertanto il creditore ha tutto l'interesse ad effettuare l'elezione di domicilio. 

Infine il precetto deve essere sottoscritto dal creditore istante personalmente o dal suo difensore se si avvale dell'assistenza di questi (comma 4, art. 475 c.p.c.).

Una volta che la notifica sia andata a buon fine, l'espropriazione forzata deve iniziare entro i 90 giorni successivi, decorsi inutilmente i quali, il precetto perde efficacia (art. 481 c.p.c.).


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